La Voce del Quartiere
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SI PERDE PERCHE’ NON SI SA VINCERE di
Per questo popolo ci vuole questo sindaco e per questo sindaco ci vuole questo popolo, mi fu rinfacciato una volta quando, reduce da una sconfitta elettorale, mi accingevo a farmene una ragione. Non riferisco che tipo di sindaco diceva di essere per conformarsi al tipo di popolo che lo aveva espresso. Per ovvii motivi di rispetto per i miei quattordici lettori. Non vorrei cadere nella stessa situazione nel pormi la domanda in merito alle ultime consultazioni elettorali, in special modo a quelle che hanno interessato la nostra Regione e tanti dei nostri Comuni. Ma tant’ è, i risultati parlano chiaro: per questi elettori ci vogliono questi amministratori e per questi amministratori ci vogliono questi elettori. Ovvero, gli uni si meritano gli altri, e viceversa. Così il cerchio si chiude e tutti hanno ragione: i vincitori confortati nelle loro tesi e legittimati nei loro comportamenti, i loro elettori soddisfatti per il risultato del loro impegno e per il potere dato ai personaggi a cui hanno espresso il consenso nel chiuso della cabina elettorale. E i vinti? I vinti restano a chiedersi il perché della sconfitta e a scorrere percentuali, a redigere statistiche e a rincorrere farfalle con reti bucate e andare per lumache fuori stagione. Noi fra questi, superando la voglia di mandare tutti a quel paese, ben consapevoli, tuttavia, della cocente attualità di quanto mi fu risposto circa cinquanta anni fa. Abbiamo perso le elezioni ( sì, bla bla abbiamo tenuto la frana che si paventava; sì bla bla, abbiamo dimostrato una "certa " capacità di ripresa , ecc. ecc.) perché non abbiamo saputo vincerle! Così direbbe il Signor La Palisse se fosse in mezzo a noi. E’ da tempo che ci stiamo arrotolando in un groviglio di incertezze,costruendoci una gabbia dalla quale è sempre più difficile uscirne e dalla quale, ad ogni tornata elettorale, ululiamo come lupi incazzati le nostre invettive contro l’avversario da sconfiggere. Fuochi di paglia che poi, subito cenere, non hanno rilievo nella formazione della coscienze della gente. Basti pensare alle fiammate contro il conflitto di interesse, sempre denunciato come il più scandaloso degli effetti del potere berlusconiano e mai risolto, anche quando lo si poteva affrontare e definitivamente cancellare dalla scena politica del Paese. Sarà questa, in larga misura, una delle cause della sconfitta, letta a largo raggio. Più da vicino, quella di De Luca nella Regione Campania, può essere declinata su diversi e differenti fattori. Primo, la caratura morale e caratteriale del personaggio, il suo incedere duro, il coraggioso e sfrontato attacco alla nomenklatura. Dire pubblicamente di voler fare piazza pulita dei clientes annidati in Regione in quarantotto ore ed esprimere un cipiglio da sceriffo in una realtà, specialmente quella napoletana , lazzara e bizantina e adusa ad ogni compromesso, lo ha notevolmente danneggiato. Pochi hanno apprezzato la coraggiosa minaccia, forse perché pochi, di quelli che hanno influenza, sono fuori dal sistema delle clientele e degli accomodamenti organizzati dal regime bassoliniano. Altra causa, l’incedere incerto e vischioso delle operazioni pre-elettorali del Partito Democratico. La lunga e travagliata ricerca del candidato, le scissioni interne del partito, i distinguo e le conte, gli apparentamenti e le prese di distanza hanno disorientato e indebolito l’asse su cui De Luca ha dovuto appoggiarsi, sino a farlo paradossalmente ribaltare a ben duecentomila preferenze in più del partito stesso. Cosa questa che merita ben più d’una attenta e critica riflessione. E poi il disturbo della sinistra- sinistra e della lista cinque stelle che, se pure in lieve misura, ha contribuito all’erosione dei consensi. D’altra parte, non si può non evidenziare il peso determinante dato dal partito di Casini per la vittoria di Caldoro. Chiaro esempio di trasformismo politico che, invece di essere biasimato, è stato vistosamente sostenuto, certificando la caduta morale delle nostre popolazioni. Così come per De Mita, suo compagno d’avventura. Tutti lo accusano dello sfascio della sanità in Campania, determinato dal "suo" Montemarano. Parecchi hanno "dimenticato " questo fatto nella cabina elettorale, tenendolo ancora e più di prima al tavolo di gioco, col rischio di vedere continuare l’influsso della malagestione della sanità campana, visto che l’U.D.C. non si esimerà di presentare il conto e di reclamare quella fetta di potere che, col compromesso del galleggiamento, si è guadagnato. Così per Mastella e compagni. Anch’essi nell’armata brancaleone che ha portato Caldoro alla presidenza della Giunta Regionale della Campania; anch’essi titolari di responsabilità in ordine al fallimento delle politiche ambientali della Regione e anch’essi, visto che hanno spinto il carro, abilitati a bussare allo sportello dell’incasso. Cos’altro si potrebbe aggiungere per quest’analisi necessariamente approssimativa della sconfitta elettorale? L’egemonia berlusconiana, fondata su una cultura del potere che si alimenta dei suoi successi e da questi trova forza per conquistarne altri a discapito dei suoi stessi destinatari, ha ricevuto maggior consenso dalle fasce di un elettorato medio basso, intellettualmente fragile, e quindi condizionabile nell’operare delle scelte, attraverso episodi e manifestazioni mass-mediali che inducono e promuovono un’adesione acritica e virtuale a danno di una riflessione ragionata e fondata su dati di realtà. Cosa mai, se non questo, ha determinato il successo di una Carfagna, lontana dalla realtà campana, dichiaratamente indisponibile ad occupare lo scranno regionale e votata con più di cinquantamila preferenze? Cos’altro, se non questo stordimento generale determinato da una martellante, invadente, dispendiosa propaganda elettorale? Facciamo punto, ancora una volta, per motivi di spazio. Ora è tempo di rimboccarsi le maniche e di guardarsi dentro, assumendosi ognuno le responsabilità per quanto è accaduto. Senza fare sconti a nessuno, nemmeno a chi questa operazione deve effettuare, a cominciare da se stesso. Non solo per ri-progettare l’impegno per il futuro dei nostri territori, ma anche per risarcire coloro i quali in questa campagna elettorale hanno investito fiducia ed energie per realizzare una gestione politica regionale più virtuosa e più dignitosamente rappresentata.
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