La Voce del Quartiere

SESSUALITA’ E POLITICA
 

di
Luigi Antonio Gambuti

 

Che sta succedendo in quest’ameno Paese?

Sulla scena sempre più affollata del gossip politico-mutandaro si elevano, al di sopra della miseria di figuranti, nani e ballerine, primi attori che inducono il malcapitato spettatore a fare delle riflessioni.

Una di queste va fatta sui rischi che comporta l’attuale situazione socio-politica, letta sotto il duplice aspetto della giustificazione e della condanna, della difesa della libertà esercitata oltre ogni limite della decenza e della convenienza da una parte e della strisciante e subdola politica repressiva dall’altra, che tende a riportare i costumi del Paese a livelli superati da decenni, dando voce ai soliti moralizzatori pronti a mettere in discussione e in dispregio conquiste ormai consolidate dalla storia ed assunte dall’immaginario collettivo come strutture significative di una cultura democratica lontana dalle ossessioni autoritarie dei regimi del secolo passato.

Lo spettatore cittadino che assiste, da qualche tempo a questa parte, agli scandali che hanno investito la componente privata di personaggi titolari di rilevanti funzioni pubbliche, si chiede fino a che punto sia lecito invadere, giudicandola, la sfera personale di un individuo che deve dar conto solo a se stesso e alla sua coscienza delle scelte legate alla parte più intima della sua personalità, quella della sessualità, appunto.

E si chiede il cittadino, nel senso più giacobino del termine, se sia lecito far discendere dai fatti e dalle tendenze personali di personaggi di rilevante rappresentanza politica la motivazione-condanna a lasciare gli incarichi ricoperti, anche se questi sono stati condotti con riconosciute onestà e competenza.

A questa richiesta quintali di piombo e fiumi di parole non hanno dato risposte esaurienti.

Perché, a nostro avviso, è questione di punti di vista e di formazione culturale, vissuti in maniera del tutto svincolata da dogmi e precetti. Ma questo è niente se si considerano i rischi per tutto quanto è successo e per il clamore che ne è scaturito.

Uno è quello dell’esaltazione parossistica del diverso, sessualmente parlando, della messa in scena quotidiana di spettacoli, inchieste, servizi di dubbia opportunità (non moralità, si intende) sino a rappresentare una realtà distorta e contraddittoria- visto che nessuna mediazione è stata accortamente esercitata- che veicola, in faccia al mondo intero, gli stili di vita di una condizione marginale che è sempre esistita, esiste ed esisterà sempre. Questa reiterazione narrativa di una particolare tendenza sessuale, con tutti i risvolti di ordine psicologico, sociale e politico, comporta, a lungo andare, la cosiddetta desessualizzazione delle masse, rendendole incapaci di esprimere la propria sessualità con compiuta capacità di scelta e, allo stesso tempo, costituendole come terreno fertile per la repressione, da qualsiasi parte venga messa in campo.

Da questa situazione, determinata dalla oggettiva impreparazione a decifrare i segni di una modalità alternativa di gestione delle pulsioni sessuali, si può passare al rischio opposto che è quello di cadere in un governo della libido collettiva assunto dal potere in quanto tale, attraverso i consueti canali della censura e degli ammonimenti, se non delle condanne e delle esclusioni, per riaffermare una forza che solo su questo aspetto della persona può trovare facile accesso.

Si rischia, come già detto, di passare all’eccesso opposto. Dalla sfrenata libertà alla restaurata autorità, indotta e supportata da indirizzi, pedagogie e politiche che tendono a destrutturare la personalità degli individui e ne fanno soggetti asserviti ed utili alle logiche, ed alle attese, della classe dominante.

Se non della sagrestia di turno, come è accaduto nei secoli passati.

E ciò per un intendimento preciso: legare la repressione sessuale, giustificata da una invocata rivendicazione di normalità, alla mano del potere.

Legando repressione/condizionamento sessuale e politica, per realizzare la messa in crisi delle capacità di discernimento, di scelta e di orientamento dell’essere umano.

Perché, è storicamente riconosciuto, chi riesce a reprimere sessualmente un individuo, vale a dire chi riesce a condizionare la soddisfazione di un bisogno ritenuto essenziale, se non vitale, facilmente riesce ad orientarne le scelte ed il cammino, avendolo deprivato delle sue pulsioni positive per ragioni afferenti al "principio di realtà" rappresentato dal potere.

In altri termini, repressione sessuale e repressione socio-politica convivono e crescono insieme. Infatti, se si convince un individuo a rinunciare ad esprimere liberamente la propria sessualità, lo si può indurre facilmente a rinunciare a tutto il resto, compresa la libertà.

È questa la questione più rilevante per la quale occorre allertare la guardia, se si considera che la repressione sessuale è un "apprendimento" da far valere per ulteriori apprendimenti repressivi di libertà, di libertà di stampa, di parola e di opinione, funzionali ai regimi autoritari che la realizzano per la difesa del potere e del sistema che ne garantisce la gestione.

 

06/11/2009