La Voce del Quartiere
|
RISANARE I CONTI, RISVEGLIARE LE COSCIENZE di Luigi Antonio Gambuti Siamo alla svolta. Il ventennio breve si è concluso, lasciando sul terreno tante macerie e pochissimi rimpianti.
Non solo macerie economiche, ordinamentali e strutturali che con una politica di rigore si possono rimuovere per ripristinare l’assetto territoriale sciaguratamente devastato, ma anche e soprattutto le macerie di ordine culturale che hanno determinato l’insorgere e l’affermazione di un’antropologia particolare, lontana dai canoni valoriali della nostra tradizione e più vicina alle mode dei sultanati e alle corti di non dimenticata memoria. Il Paese è chiamato a prendere atto, e con urgenza, di una realtà che s’è liberata finalmente dell’affabulazione sfrontata ed indecente ; il Paese è chiamato a fare i conti con un territorio nuovo, accidentato per troppe omissioni e inadempienze e che, percorrerlo, richiede sacrifici e privazioni e, perché no, quel pizzico di fortuna per riuscire a non fare danni ulteriori. Così si è ridotti, per colpa di coloro che, sciaguratamente, hanno sempre sostenuto la felice tenuta del Paese, facendo risaltare le bontà del loro modo di governare e sottolineando la malvagità "insidiosa" delle forze a loro avverse. Ora che si è dovuto subire un governo necessitato dall’emergenza, mai considerata nella sua reale devastante portata, dobbiamo credere che se non si mette mano al portafoglio e dare il nostro contributo (ci si augura che tutti lo facciano per quanto gli è dovuto!) non si va più d’un passo avanti, avvelenando ancor di più il presente e privando di futuro le nuove generazioni. Che non hanno colpa alcuna per il disagio esistenziale del nostro quotidiano, per non aver partecipato, perché messe a margine della stanza del potere, allo spreco del banchetto e delle pur consistenti risorse del Paese. Risanare i conti dello Stato non sarà facile, né indolore per il Presidente Monti, impegnato a dare concretezza alle strategie per realizzare il risanamento, la crescita e l’equità sociale della nostra comunità. Dovendo analizzare il significato di queste tre espressioni, dobbiamo prendere atto che ci aspettano sacrifici e privazioni, "lagrime e sangue" per ridare senso e valore al significato del denaro, conquistato con la fatica e l’impegno del lavoro. Non di quello rubato e custodito nelle banche e nei forzieri, ma di quello che ordinariamente serve per il pane e la salute, per l’allevamento dei figli e per la normale gestione delle spese di famiglia. Recuperare il valore del denaro e la sua spendibilità si può fare, basta accettare e svolgere il compito che il Presidente incaricato ci assegnerà. Ciò che ci allarma, nel breve termine, per uscire dalla crisi che ci ha devastato la coscienza, è la partita da giocare sul campo delle macerie culturali, quel grumo di poteri , lobbies, mode ed interessi e, lasciatemelo dire, porcherie che hanno connotato i comportamenti e le vicende degli ultimi anni. Perché non solo ci hanno lasciato il debito più consistente, il Cavaliere e la sua cricca; ci hanno lasciato una cultura del fare e del pensare distante dai consueti e condivisi canali del buon senso,del rispetto delle regole e del decoro personale. E’ questo l’aspetto più preoccupante di tutta l’eredità berlusconiana. Risanati i conti pubblici, risistemati i rapporti e risaliti nella considerazione delle lobbies dei mercati internazionali, dobbiamo impegnarci fortemente per invertire la tendenza a prevalere, prevaricare e sopraffare, ad esercitare la fraudolenza e la furbizia nei rapporti interpersonali e la corruzione nelle relazioni istituzionali che ci hanno fatto considerare come il paese dei balocchi,dove tutto era possibile e dove tutto, specialmente il malaffare intelligentemente esercitato, era il grimaldello per fare soldi e carriera. Non solo letti e lettoni, escort e veline; non solo le storie infinite delle sareyaremelanieeliseromine sparate da mesi e mesi nei canali televisivi, fatte oggetto di critica e di giudizio dalle ormai stanche ed afflosciate pantegane delle vite in diretta, dei pomeriggi sul due; dei grandi fratelli e degli amici improbabili, degli uomini e donne, dei giovani e vecchi, delle cepostapertè e di tutte le storie di cipria, plastica e merletti che distolgono dal pensare a cose serie,reali, oneste e di normale umanissima amministrazione. Non solo la televisione cattiva maestra, suo malgrado. Ci hanno lasciato una giustizia devastata, una scuola impoverita, una società civile incanaglita e distratta, votata alla resa e all’approssimazione. Questo, a nostro avviso, è il compito più difficile che deve svolgere il presidente Monti. Risanare i conti può essere doloroso, ma è possibile; risanare le coscienze (come atteggiamento e risposta agli stimoli e alle domande di senso della storia) richiede tempi lunghi, severi impegni istituzionali più coraggiosi e determinati, per sbloccare le porte del futuro ai giovani, i più penalizzati del presente, ed indurli a credere in un mondo più onesto e più giusto, certamente più pulito. Altro che governo nuovo o governo vecchio, coalizioni e passeri solitari; altro che spread e tassi di interesse. Sono cose che passano queste e lasciano segni facilmente individuabili e quindi facili da leggere e risolvere , là dove serve. Ben altra cosa è rifondare un rinnovato e più trasparente modo di intendere la vita; realizzare rapporti interpersonali non urlati ed inquinati da interessi sporchi di botteghe e clientele; ricostruire una realtà sociale solidale e più sicura, là dove il rispetto reciproco, il leale accompagnamento nelle difficoltà e la reciproca soddisfazione per le conquiste registrate , dovranno essere gli unici e condivisi obiettivi di una classe politica degna di questo nome.
18/11/2011 |