La Voce del Quartiere

RICOMINCIAMO

di
 Luigi Antonio Gambuti
 

E’ da tanto tempo che manco dal giornale. E la mia assenza non ha impedito che la Voce del Quartiere proseguisse nel suo affermarsi come testata originale e indipendente, per via delle firme di giovani e valenti collaboratori, puntuali e rigorosi nel loro impegno, sotto l’ala protettiva del bravissimo Antonio Pisanti e del grande"vecio", l’editore Ciro Pollice.

Là dove si vede che il lavoro di squadra se bene impostato dà i suoi frutti e, nello stesso tempo, esalta e valorizza il contributo dei singoli.

Rientro, dunque, in campo e, prendendo spunto da una lettera del signor Angelo Maria D’ Addesio, mi azzardo a fare qualche riflessione .

Gli argomenti su cui il corrispondente di cui sopra mi invita a riflettere sono,immancabilmente,quelli di cui da tanto tempo si parla e si scrive, si predica e si maledice, si insinua e si dichiara su tutto l’universo mass-mediatico di cui si dispone.

Si va dall’escalation della criminalità organizzata al crescente numero dei morti ammazzati ; si registra la fondazione del Sistema che ha sostituito i vecchi organigrammi camorristici fondati su singole famiglie; ci si chiede se e in che misura c’è collusione tra il mondo criminale e il potere politico amministrativo, anche e soprattutto alla luce dei numerosi consigli comunali sciolti per camorra, non esclusa qualche ASL indagata per corruzione; ci si interroga sul ruolo della magistratura e delle forze dell’ordine e ci si chiede se non sia "più pressante la sostanziale paura di agire e reagire al problema"che non la tanto denunciata carenza di risorse; ci si chiede come mai non s’è intervenuti per risolvere i problemi dei quartieri e delle periferie degradati;si fanno i conti in tasca alla camorra e ci si chiede come mai non si riesce a bloccare quasi niente delle ricchezze illegalmente accumulate; si pone l’ennesimo dilemma riguardante il rapporto di Napoli con l’informazione e la cultura;si fa riferimento a Siani e a Saviano come epigoni di un giornalismo coraggioso,quanto isolato e pericoloso,visti gli esiti passati e recenti che si sono dovuti registrare in materia e ci si pone,a conclusione, una domanda che riesce a sintetizzare in due parole le qualità di Napoli:città volenterosa o città incancrenita? Ecco, signor D’Addesio, ho riassunto, ritengo in maniera esaustiva, le sue domande, non rispondendo direttamente alla "sua " intervista perché è il Giornale ad intervistare gli interlocutori che ritiene opportuno intervistare e non viceversa

Ma lei si attendeva una risposta, una mia risposta,ritenendomi, bontà sua, in condizione di potergliela dare per sciogliere qualche suo dilemma sulla massa di problemi che mi ha rappresentato. O forse cercava di essere asseverato nelle sue convinzioni, esponendole pubblicamente sul nostro Giornale.

A lei e ai lettori del nostro foglio elettronico rimando, pertanto, una per una le domande sugli argomenti di cui sopra, nella personale convinzione che tutti abbiamo in mente le stesse risposte. Ciò perché tutti siamo coscienti di cosa si tratta, perché tutti, proprio tutti, siamo vittime esposte al martirio quotidiano che le ferite della realtà in cui viviamo ci procurano.

Ha ragione lei ed abbiamo ragione noi a porci quegli interrogativi. E sia lei che noi non abbiamo bisogno di darci risposte. E sa perché? Perchè tutti facciamo riferimento alla stessa serie di fattori , riconoscendone la devastante valenza negativa, che rendono, hanno reso, e ahimè, renderanno la nostra Napoli ancor più città"incancrenita".

Quali sono? Come note su di un pentagramma funesto le cui fila sono tracciate dai capibastone di turno, troviamo le espressioni tragiche del nostro lessico quotidiano sempre più attuali, sempre più presenti. Checchè se ne dica. Ramificazioni eccellenti, cellule intoccabili, agganci internazionali, scenari disarmanti, infiltrazioni malavitose, indifferenza, impotenza, collusione, paura di agire e di reagire, appalti truccati, edilizia abusiva, smaltimento illegale,guadagni loschi, esperienza tragica, solitudine e via discorrendo,queste note, da lei puntualmente sottolineate sig.D’Addesio,costituiscono lo spartito delle lamentazioni quotidiane che tuttora si cantano a Napoli e nei dintorni di Napoli senza sosta e senza alcuna caduta di tono. Nessuno,perciò,dovrà sottovalutare la reale portata della montante invivibilità della nostra realtà metropolitana. Men che mai gli attori del teatrino politico amministrativo che dicono di governarci, sempre attivi sul palcoscenico della ribalta massmediatica.

Per chiudere, un invito a tutti. Già porsi domande e cercare risposte è un dato positivo e chi fa esercizio di questo è sulla buona via per avviare ed organizzare la speranza.

Continuiamo; noi siamo su questa linea e, ne siamo convinti, lo sono anche i nostri lettori.

19/12/2006