La Voce del Quartiere
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RADICARSI NEL TERRITORIO , RADICARSI di Titolari di una soggettività politica affievolita, difficile e nello stesso tempo esaltante malgrado le lesioni procurate dalla legge elettorale vigente, dobbiamo, all’indomani della chiamata alle urne, impegnarci seriamente per ritrovare e riproporre modalità e percorsi nuovi per esercitare in pieno i nostri diritti di cittadinanza e riportare il dibattito politico a livelli di alto profilo antropologico-culturale. Il rinnovato impegno, liberato dalle cure e dagli affanni della competizione elettorale, deve rinascere da un contratto nuovo, dalla riorganizzazione degli scopi tra persone aventi gli stessi interessi, dando ai singoli contraenti lo spazio necessario per valorizzare al meglio le proprie potenzialità. Fatte le prime valutazioni, tra i vinti più che tra i vincitori, bisogna ripercorrere i passi fatti, le scelte e le decisioni che ne sono derivate, per analizzare le cause della sconfitta e parare i colpi per evitare di ricadere negli stessi errori. Uno di questi è stato la mancanza della politica,una mancanza indotta da una deriva elettorale fondata e, proditoriamente organizzata, su alcune questioni territoriali, tragiche ed eccezionali, terribili ed impopolari quanto si vuole, ma pur sempre questioni contingenti, locali, destinate ad estinguersi alla prima decisione coraggiosamente e liberamente presa. Da parte del partito democratico si tratta di operare scelte radicali e definitive e motivarle, riferendosi senza tentennamenti e timor panico, alle migliori eredità ideologiche che si portano nel suo patrimomio costitutivo, per ristabilire quel senso di appartenenza che per decenni ha vincolato milioni di persone, inducendole ad operare in sinergia di valori e di azioni per attingere obiettivi condivisi. Non bisogna avere paura di darsi una coloritura politica radicata su culture, prassi e filosofie che hanno fatto la storia del secolo passato, facendo la tara di quanto esse pur di negativo hanno prodotto. Così come non bisogna sottovalutare l’assenza di punti di riferimento universali che ha determinato lo stato dell’attuale situazione. Il vivere radicati nella storia del tempo presente, immersi in un relativismo che annulla tutte le certezze e rende precaria ogni prospettiva, riduce a merce lo stesso senso della vita, brucia gli entusiasmi e le speranze e rende tutto funzionale al sistema che, allo stato attuale, tutto smitizza, travolge e distrugge, facendo il deserto attorno ai sentimenti e alle passioni dell’uomo. Per questo motivo non dobbiamo aver timore a richiamare l’attenzione a rivedere le nostre posizioni di partenza per ritrovare le motivazioni dello stare assieme per fare politica, agirne la prassi e confrontarsi,come si faceva una volta. Ci sono scenari temporali in cui fare un passo indietro pare essere un azzardo troppo forte. Pur tuttavia, questo presente è uno dei momenti che ripropone un energico pit-stop per una ritessitura ideologico-culturale che funga da linea orientativa lungo la quale articolare le domande della comunità e farne oggetto di lettura, ascolto, riflessione e impegno politico. Di questo riteniamo si senta il bisogno oggi. Non basta spendersi nella risoluzione dei problemi immediati, concreti, contingenti, che rendono problematico e difficile il vivere quotidiano. Pure se è fondamentale affrontare e risolvere le questioni di visibile e concreta vicinanza, non bisogna sottovalutare l’importanza che assume, in un progetto che ineludibilmente si storicizza e si realizza sulle vicende dell’uomo, una visione del mondo che travalichi i confini spazio temporali per divenire traccia universale che definisce per tutti culture e valori. Se da qualche parte oggi si invoca e, giustamente, il radicamento territoriale dei partiti; se si valuta l’efficienza di una formazione politica per la capacità di affrontare e risolvere problemi, non si può pensare di limitare l’impegno ad una mera risposta alle domande della gente senza che, nel formulare e dare la risposta, ci sia un senso, un significato culturale. Così come non si può, nell’invocare il radicamento dei partiti nel territorio, non radicare il loro progetto fondativo nella storia e nelle vicende del Paese. Sarebbe troppo riduttivo e si potrebbe reiterare all’infinito quanto è successo nell’ultima tornata elettorale, là dove una coalizione ha vinto le elezioni puntando essenzialmente sul disagio e sulle sofferenze vissuti in un dramma collettivo, rappresentato dal problema dei rifiuti e della insicurezza metropolitana. info@lavocedelqiartiere.it
28/05/2008 |