La Voce del Quartiere

QUELLE PAROLE FORTI,
IRRIDENTI, MINACCIOSE

di
Luigi Antonio Gambuti

Mi ha chiamato Piero, l’amico mantovano con il quale ho condiviso l’esperienza ventennale nella sede romana dell’associazione italiana dei maestri cattolici.Nei lunghi anni di frequentazione, sapendomi napoletano-afragolese ed informato delle cronache che quotidianamente trattavano dei fatti del nostro martoriato territorio, il sagace lombardo alla fine mi chiedeva come si faceva a vivere in terra di camorra fra sparatorie ed altre amenità di questo genere.

Nel ribadirgli che non tutto era camorra a Napoli e nel suo devastato hinterland, gli rispondevo che al rumore degli spari mi "canziavo" per schivare le pallottole, sì da restare fortunatamente in vita.

E così finiva la curiosità dello sbalordito compagno di ventura.

Mi ha richiamato ieri per manifestarmi ancora volta la sua vicinanza (come se un lutto mi avesse colpito) per via della puntuale, certamente faziosa e di parte, rappresentazione della realtà napoletana-afragolese fatta dalla puntata di Report di domenica scorsa.

Togliendo la tara delle definizioni attribuite alla trasmissione, convinto come sono della libertà di fare informazione, ho rivisto il programma della Gabanelli per ragionare a mente fredda su quanto avevo percepito in diretta e ne ho tratto alcune considerazioni che di seguito cercherò di esplicitare.

Trattandosi di un programma di approfondimento e di scavo su problematiche di ordine sociale, lette dal punto di vista della morale corrente e dell’ormai consolidata scorrettezza nella gestione della cosa pubblica,il nesso tra l’evidenza dei fatti contestati e la risposta che si dà o si tenta di dare alle contestazioni in ordine alla gestione/manipolazione degli stessi, va colto nella normale dialettica dibattimentale tra chi sostiene una verità, la sua, e chi sostiene il contrario, l’altrettanto sua, di opinione/verità personale.

E’ su questo incrocio che deve confrontarsi il dibattito e per un certo verso, il programma della Gabbanella, costruito con dovizia di particolari e particolare chiarezza di linguaggio ha raggiunto l’obiettivo che voleva: ricercare una verità e provocare delle riflessioni di ordine politico in ordine ai fatti ed alle situazioni rappresentati.

Niente di più bisogna argomentare, per non entrare nel merito delle questioni, di per sé delicatissime, e nel pieno rispetto delle parti in causa.

Ciò che mi ha fatto soffrire, per la forte sottolineatura dell’amico Piero, è stata la manifestata e ribadita attenzione,letta tutta in chiave negativa, al contesto in cui sono stati inquadrati i fatti, dandone una rappresentazione squallida e miserabile, come location di uno psicodramma che ha fatto risaltare nettamente il grado di civiltà e di costume delle persone interpellate.

Abbiamo rivisto le facce incattivite e sconce per la collera della trasmissione precedente (ci hanno fatto dono del taglio dell’ultima bestemmia che nella stessa era stata violentemente pronunciata!); abbiamo ascoltato le rituali accuse rivolte a chi sta ai vertici delle istituzioni, colpevoli secondo l’opinione corrente, dei mali che affliggono le popolazioni; abbiamo visto ed ascoltato esterrefatti, questa volta, le interviste fatte ad alcuni esponenti politici e ne abbiamo subìto e sofferto le risposte.

Non le riportiamo perché sono a disposizione di tutti nel sito di RAITRE.

Se ci soffermiamo per un attimo su questa vicenda, non lo facciamo per entrare nel merito delle questioni, lo si ribadisce. Se lo facciamo è per dare conto, a chi osserva da lontano, della nostra realtà metropolitana in ordine alla cultura democratica dei nostri rappresentanti istituzionali e alla capacità di tenuta dialettica in un confronto che, per quanto aspro e fortemente critico possa essere, deve sempre essere tenuto sulle linee del reciproco rispetto.

Non solo. Ma anche sul filo della reciproca capacità di ascoltare le altrui opinioni e non usare termini offensivi, lesivi della dignità delle persone.

Le minacce palesi, le irrisioni e certe insistenti sottolineature non fanno bene a nessuno, specialmente a chi le pronuncia.

Nello stile dell’uomo-Buffon diceva che lo stile è l’uomo- mai dovrebbe venir meno l’attenzione a non valicare il delicato confine che ci separa dalle istintività primordiali annullando di colpo il cammino di millenni di storia.

E questa mancata attenzione che ci ha tanto amareggiato e ha dato lo spunto all’amico leghista perché potesse ancora una volta richiamarmi per farmi riflettere sulla mia condizione di cittadino afragolese-napoletano.

Da lontano gli rispondo che non è del tutto nera la nostra realtà e che la speranza di venirne fuori, là dove necessario, è ben fondata, perché la nostra gente, onesta , forte e laboriosa, saprà un giorno ritrovare la forza per risalire la china.


06/06/2010