La Voce del Quartiere

QUANDO SOGNARE SIGNIFICA SOFFRIRE

di
Luigi Antonio Gambuti

Un sogno, un incubo, prendetela come volete.

Una Napoli bellissima, più bella di sempre, con un mare di cobalto a farle da corona e tutt’ attorno città ringiovanite pulite e civilmente organizzate.

Vista dall’ alto, l’ area metropolitana sembrava disegnata a tavolino: squadrata, funzionale senza una frattura come sosta della sua virtuosità tra strade, case e piazze ornate d fontane.

Puntini neri semoventi le persone, svelte e indaffarate di mattina; quasi nulle nelle ore di lavoro come eleganti e raffinate la sera.

C’ era poca gente per le vie. Era ora d’ ufficio e tutti erano al posto loro: costituivano una comunità operosa e diligente, invidiata e presa a modello da ogni parte del Paese.

Era, questa Napoli, irripetibile come i tramonti posillipini e le aurore ai piedi del vulcano. Nemmeno i temporali e le bufere l’ avevano più vinta. Niente più frane e smottamenti, niente più crolli di Pompei; l’acqua come il traffico correva speditamente nei canali, come i pedoni padroni assoluti dello spazio cittadino, senza inciampi bancarellari.

Niente più file agli sportelli e nemmeno una divisa all’ orizzonte. Niente più colpi di pistola. Tutto era sereno; la buona educazione si sposava a cortesia e i " prego s’ accomodi " cantavano nell’ aria profumata di gerani e gelsomini che guarnivano case tutte belle di colore.

Il mercato le scuole gli ospedali, il carcere, le banche e i tribunali tutti efficienti e funzionali. Tutti al servizio del Sistema, come ormai si definiva la nuova organizzazione politico-economica-sociale.

Cancellati onorevoli, assessori, consiglieri e tirapiedi, sfoltiti i parassiti degli uffici, rese secche le mucche dei potenti, si respirava un’aria austera e di rigore. Niente più primarie, pace fatta fra aspiranti amministratori, niente più affari tra politici e mafiosi perché non c’era più niente da spartire.

Abolite le prebende ai politicanti di mestiere il cittadino risparmiava il cinquanta percento sulle spese. C’era ormai un solo padrone da servire, l’ Unico che aveva forza e voce per imporre e comandare, garantito dalla forza che solo un potere gli poteva garantire. Quello che una volta si definiva della canna del fucile.

Niente più gare, appalti e subappalti; spese correnti e investimenti facilitati perché ufficialmente distribuiti senza contrasto alcuno, senza dissenso. Guai a pensare diverso o fare scorrerie fuori degli steccati del recinto. L’ esperienza maestra ammonitrice insegnava che guai ad isolarsi e correre da soli perché la solitudine generava l’ isolamento più totale, creando problemi fastidiosi per localizzare l’ esistenza in questa condizione.

Spallette e terrapieni, pilastri e colmate s’erano compiuti e a nessuno più interessava l’ apertura dei cantieri.

Tutto si trattava liberamente, niente di proibito e tutto sotto il sole, tranne il meretricio per ragioni sanitarie e non di moralità pelosa, visto come dove e quanto presentava la televisione. Si realizzava il mito ideologico marxiano che voleva tutti appagati nei bisogni naturali per vivere dignitosamente la propria vicenda umana.

Aria pulita, niente ciminiere; tutto regolamentato, senza zone riservate; rottamati semafori e segnali, niente buche nelle strade, né pezzenti ai marciapiedi. Non più scippi e rapine, furti e borseggi, pacchi e paccotti e i coltelli della notte a Chiaia di colpo cancellati dalla cronaca nera dei giornali, sempre più leggeri sempre più assonnati.

E, finalmente, scomparsi i segni della sventurata vicenda della spazzatura. Tutto pulito e lindo e non per miracolo dell’ Unto del Signore.

ooooo

S’era compiuto tutto in poche ore.

Il Capo del Sistema, il più di tutti temuto e riverito aveva detto basta e preso posizione. Come un re travicello smascherato sgominava filosofi e giuristi, amministratori, faccendieri e giornalisti, ranocchie sgallettate e politici trombati, tutti rannicchiati a loro scorno sotto il mantello del grande salvatore.

E, d’intorni, stabiliti i Capi e dettate le regole, le Famiglie asservite gestivano il sottopotere in piena autonomia, in un sistema stellare quartiere per quartiere, tutti in armonia agli ordini del Capo.

E tutti, finalmente apparivano felici. Un sogno o un incubo ? Lascio a voi argomentare.

13/12/2010