La Voce del Quartiere
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di C’era una volta. C’era una volta una contadina di nome Filomena. Coltivava un campo vicino a quello di Pasquale che, quando la incontrava, non mancava di farle proposte provocanti. Pasquale concupiva Filomena, si capiva. Giovani contadini, ogniqualvolta s’incontravano giocavano a parlarsi d’amore; solo a parole perché Filomena non era disposta a soddisfare le voglie di Pasquale. Disperato Pasquale le diceva: Ah!
Filomè, se ti prendo… Filomena si scherniva e sorridendo tirava per la sua strada. Un temporale improvviso li costrinse a ripararsi nello stesso pagliaio e Filomena, sentendosi matura, disse a Pasquale: Pasquà, fa’ di me quello che vuoi, non posso più dire di no. Al che Pasquale subito rispose: Ah! Filomè, se qui ci fosse un uomo al posto mio… Mi torna in mente questa storia quando rifletto sul Partito Democratico. Insegue, concupisce e brama, e prepara le occasioni per vincere la sfida elettorale e quando si trova vicino all’obiettivo, si ferma o trova qualche scusa per mancare la presa. Di fronte alla Filomena berlusconiana ed a ciò che essa rappresenta, la voglia di soddisfare le sue pulsioni viene improvvisamente mozzata da un forte senso d’impotenza e lo lascia, ancora una volta, con le mani vuote e con la bocca asciutta. E dire che la preda berlusconiana è al declino per senilità ed incontinenza e lascia spazi e occasioni per prestarsi alla presa. Tra giudici e politici non si sa chi ne schioderà prima le reni dalla poltrona. Perché Filomena e la sua cricca non mancano, coatti a ripetersi , di dar fianco a Pasquale, come se fossero spinti da una incontenibile voglia autodistruttiva: la Gelmini della galleria di neutrini e le ultime proposte di Brunetta sulla normativa antimafia sono solo gli ultimi segnali che non possono essere letti se non in chiave autolesionistica. Dall’altra parte, tranne l’infelice deriva radicale, devono registrarsi le dure parole di Bagnasco- purificare l’aria- e le severe parole di Napolitano sulla idiota costruzione di una nazione padana e non ultime, certamente, le pesanti accuse della Marcegaglia e Della Valle. Il Partito Democratico che fa, di fronte a questo scenario che ci ridicolizza al mondo e ci sta portando verso una recessione morale ed economica – per quella politica già ci siamo dentro fino al collo- ; che fa il maggior partito dell’opposizione ? Parla, vota, litiga, si compiace, vota e perde, e in questo recitativo di una parte ormai scontata si palesa in tutta la sua impotenza, come Pasquale di fronte a Filomena. Vuole, desidera, si attrezza, ma poi fallisce perché non sa raccogliere le proprie forze portando a sintesi le sue energie e, soprattutto, non sa praticare quella pedagogia della fiducia che è il grimaldello per dare forza e coraggio alle proprie capacità. Più coraggio che forza, perché di questa non manca, basta organizzarla per trarne il massimo vantaggio. Così a Roma, così in periferia, là dove spadroneggiano le invereconde filomene berlusconiane, degne rappresentanti di quella mentalità e di quella cultura , che il Presidente della CEI ha definito come elementi che ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. Come deve essere il Pasquale per sedurre e possedere Filomena e fare piazza pulita delle sue infauste, disoneste e arroganti operazioni ? Un uomo nuovo - l’abbiamo già scritto- con un’identità ben precisa, sì che non dia spazio a sfumature e non conosca ombreggiature che ne snaturino la sostanza. Senza "impiccarsi all’albero delle ideologie" si prospetta un uomo capace di aggregare punti di vista diversi, scorporando ciò che divide e valorizzando ciò che unisce. Esso deve rappresentare la sintesi dinamica di attese diverse, ognuna delle quali merita rispetto come espressione di determinati interessi popolari; deve essere capace di mediare le contrapposizioni e portare con autorità culturale, morale e sociale il dibattito interno al partito a conclusioni da tutti riconosciute e convintamente accettate e condivise. Anche con l’esercizio di un’autorità riconosciuta, là dove la partecipazione alla gestione del bene comune va garantita dalla sua sovraesposizione, ma va allo stesso tempo coniugata con la decisione unitaria che trova la sua legittimazione nella volontà dei singoli che tutti rappresenta. Una persona onesta, chiara, capace e di documentata esperienza dal campo di provenienza; disponibile al dialogo e coerente nelle decisioni; una persona pulita, svincolata da compromessi e "parentele" che agisca senza cadute di stile e che non cambi marciapiede quando incontra qualcuno sulla strada. L’uomo nuovo deve essere lontano dalle logiche dei vecchi protagonisti della politica che, pur meritandosi il rispetto dovuto per quanto hanno fatto per la realizzazione degli interessi di partito e del conseguente (?) bene comune, devono essere collocati in posizione "onoraria" e confortare , se richiesti, le scelte e le decisioni con le loro esperienze e nient’altro. L’uomo nuovo che deve onorare il partito democratico e recuperare per intero la sua indiscutibile essenziale funzione politica per il rilancio e la crescita morale e civile del territorio, deve essere capace di aggregare e costruire una squadra di governo onesta e competente; deve sollecitare l’orgoglio del senso di appartenenza e quando serve, deve essere capace di alzare la voce, non per comandare, ma per educare al rispetto delle leggi che regolano la convivenza civile e democratica . Deve essere il punto di riferimento necessario per coloro i quali manifestano problemi, disagi e voglia di alternative a situazioni fatiscenti; per chi vuole cambiare in meglio la propria "condizione" di cittadino, membro attivo di una comunità onestamente e democraticamente organizzata. Senza paraocchi; senza padrinato, senza vicarianze e scheletri nell’armadio. Noi, Diogene moderno, accesa la lampada e allacciati i calzari, dobbiamo cercare l’uomo nuovo per il bene comune, oggi più che mai, per esser pronti a fronteggiare il disastro che ci verrà ereditato dall’imminente sfascio berlusconiano e delle sue periferiche perverse filomene .08/10/2011 |