La Voce del Quartiere
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Partito Democratico: quale identità, di
Nella lunga e complessa fase elettorale che sta portando alla costituzione degli organismi statutari del partito democratico, cominciano a venir fuori i primi prevedibili dissensi tra le due formazioni che ne hanno dato i natali. E’ di pochi momenti il dibattito sul profilo etico che deve caratterizzare il nuovo partito, più precisamente su quali valori fondare la sua identità,e su questa cominciare a porre questioni e ricercare soluzioni ai problemi che le stesse ineludibilmente presenteranno. La partita è delicata. Non si tratta di una ordinaria messa a punto di un sistema che vede coinvolti due soggetti, provenienti da una ideologia radicalmente diversa l’una dall’altra; si tratta di dare forma e sostanza a un partito nuovo che abbia le caratteristiche costitutive rappresentative dell’uno e dell’altro soggetto impegnato nella fusione. Salvaguardare e consolidare i tratti identitari di un soggetto chiamato a "coniugarsi" con un altro, rappresenta una strategia percorribile per costruire un nuovo organismo forte, in buona salute, che possa affrontare con un buon margine di riuscita le grosse sfide che l’aspettano. Può sembrare un paradosso, una contraddizione in termini. Così non è. Specificità nella generalità,identità nella diversità, sono le carte vincenti per procedere uniti lungo le vicende della storia. Tramontate le ideologie, cassettizzati gli integralismi e i massimalismi,il nuovo soggetto politico vive(dovrà vivere) delle migliori componenti ideali dei due contraenti, chiamate dalle emergenze della realtà ad integrarsi, portando ognuna di esse lo slancio e la forza costitutiva della propria identità. Tra cattolicesimo democratico e riformismo laico-socialista, vi sono diversi tratti che rendono plausibile il confronto e la messa a punto di meccanismi atti a risolvere le questioni di carattere etico, sociale e culturale. Di qui le vicende politiche che le assumono come oggetto di discussione e gli impegni di governo che ne devono (dovranno) sostenere la realizzazione. Tra la dottrina sociale della Chiesa e la lezione gramsciana dello storicismo marxista, si possono trovare diversi punti di aggancio per costruire una città dell’uomo. Non c’è bisogno di "contaminazione" come ha scritto Scalfari appena l’altro ieri. La contaminazione genera patologie, se non sovrapposizione di elementi che possono infastidirsi l’un l’altro; c’è bisogno di integrazione, dell’uno nell’organismo dell’altro, traendo da questo rapporto il meglio per l’uno e per l’altro,al fine di generare parole e fatti nuovi per la fondazione di un patto rinnovato per il recupero e la valorizzazione dell’uomo, visto nella sua integralità. Ecco, allora, il tentativo , solo un tentativo, per dare risposta alle domande ricorrenti in queste ore, specialmente quelle riguardanti le questioni etiche emerse all’indomani della redazione della carta dei valori stilata dal professor Ceruti della commissione per il manifesto del partito democratico presieduta da Alfredo Reichlin. Puntare sull’uomo (sulla persona?) per trovare la sintesi tra le antitesi laico e cattoliche, quanto le ragioni fondative dello stare assieme.. L’uomo in quanto tale, l’uomo crocevia di problemi, l’uomo in quanto soggetto della storia e protagonista del suo destino. L’uomo con i suoi bisogni, e le sue aspirazioni che non sono né di destra né di sinistra. Sarà questa la sfida vincente per il nuovo partito: le identità diverse che lo hanno costituito, rafforzate nelle loro caratteristiche originarie ed aperte al riconoscimento reciproco delle loro diversità, dovranno sforzarsi di puntare unitariamente sull’unico obiettivo del loro impegno politico:servire l’uomo e la sua umanità, con le sue contraddizioni, le sue domande, le sue certezze. Sarà questo, e non altro, a mio parere, il saldo vincente della contesa in atto in questi giorni. Sarà.
18/ 12/ 2007 |