La Voce del Quartiere


PROGRAMMI E STRATEGIE PER VINCERE LA SFIDA

di
Luigi Antonio Gambuti

 

La sindrome dell’impotenza ha colpito ancora e , questa volta , in modo clamoroso. Gli avvenimenti delle ultime ore hanno fatto capire di smetterla con la rincorsa a Berlusconi contando sui numeri, là dove la rissosa compagine pidiellina resta sempre a galla, forte della sconcertante miseria dei suoi uomini. Uomini per modo di dire, ché definirli tali sembra una bestemmia, se solo li si vuole accostare a coloro i quali hanno costruito, con sacrifici e dedizione assoluta, l’assetto dello stato repubblicano e democratico. L’abbiamo scritto altre volte. Non si possono fare previsioni, in presenza di tali personaggi, caricati della responsabilità della conduzione politica del Paese; né ci si può attendere da costoro comportamenti ispirati alla libertà di pensiero e di opinione, nel caravanserraglio delle istituzioni ridotte a mercato, là dove la dignità della persona è fatta merce di scambio per mantenere privilegi e cadreghini. Basta con i numeri, quindi, per evitare ulteriori brutte figure di fronte al maleodorante sultanato berlusconiano, che tutto controlla, tutto manovra, tutto costruisce e, per interfaccia, tutto distrugge. A nulla servono i trappoloni, gli agguati, i golpe burocratici, se ci si trova di fronte ad una strategia politica di controllo totale della realtà, manipolata e rappresentata a proprio uso e consumo, con interventi censurabili sotto tutti i punti di vista. Una realtà tutta giocata sui compromessi e sui cosiddetti premi fedeltà, là dove si creano posti di viceministri e di sottosegretariati; assessorati e consulenze, società partecipate e tutto quanto serve a soddisfare la fame di denaro e di potere di elementi che mai hanno dato avviso di sapere fare qualcosa. In presenza di tale realtà, che sta facendo cattiva scuola nella storia del Paese, vissuta come carta vincente per lucrare su ogni questione che tocca il pubblico interesse, cosa bisogna fare per fronteggiarla, arginarla e sostituirla con un agire politico onesto, costruito giorno per giorno con i mattoni della dignità e della coerenza, dell’orgoglio della libertà esercitata e manifestata in ogni occasione?

Per prima cosa bisogna smettere di rincorrere il cavaliere e i suoi palafrenieri se non si vuole perdere quel tasso di credibilità che ancora, e per fortuna, larga parte dell’elettorato ci tributa. Lasciamoli al loro destino e al ludibrio universale, richiamato dalle loro malefatte; aspettiamo che da queste un giorno venga fuori la fine delle loro ingombranti e grottesche presenze. Nel frattempo, messe da parte le attese che si consumano per la fine del regime, si rende necessario ricostruire un progetto comune, fondato su cose serie, fattibili e concrete, che sia di alternativa valida, adatta a dare risposte alle domande del Paese. Si tratta di un lavoro di squadra; nel partito democratico di esaltare la diversità dei punti di partenza come risorsa "energetica" per dare forza alle coalizioni; tra gli alleati di superare le antiche divisioni per rappresentare al popolo sovrano, restituito alla sua dignità costituzionale (altro che la gente televisiva irretita e stordita dai pettegolezzi e dalle storie nere) quanto un ventennio di malcostume politico – governativo ha oscurato con le sue nefaste operazioni. C’è urgentemente "bisogno di ricostruire il partito nella società e, per un certo periodo, non avere assessori, fa bene alla salute" ha detto Massimo D’Alema, così come si richiede, nella realtà napoletana e delle sue periferie, la necessità di puntare all’ "obiettivo del rigore e della trasparenza, ora e non domani, per evitare - è stato scritto - che l’ennesima guerra di correnti possa dare, dopo la debacle delle primarie e la batosta elettorale, il colpo di grazia ai democratici all’ombra del Vesuvio." Ne deriva un imperativo imprescindibile: tenersi lontani dal potere; recuperare i valori fondativi di una società democratica; riprendere il dialogo utilizzando un linguaggio comune; agire nella trasparenza delle operazioni; attrezzarsi per tempo per non trovarsi impreparati ad affrontare le prove elettorali che albeggiano all’orizzonte del Paese.

Lasciamo stare gli aventini, i distinguo e le primogeniture che disturbano e rendono fragile l’impresa; confidiamo serenamente nella tenuta , alta e prestigiosa, del Capo dello Stato, guardiano fedele e coraggioso delle prerogative costituzionali e lasciamo al loro destino le filomene berlusconiane, ovunque si annidino.

Parlavamo dell’uomo nuovo, tempo addietro.

Oggi bisogna ripartire dalle strategie e dalle proposte programmatiche, per scardinare l’attuale sistema di potere, quando saremo chiamati tutti ad assumere pesanti e delicate responsabilità, per restituire al Paese la certezza del domani, la dignità internazionale e la giustizia sociale.

23/10/2011