La Voce del Quartiere
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PARTITO DEMOCRATICO, E’ L’ORA DELLA SCELTA di
Ora facciamo i congressi. Sono due anni che a Napoli dobbiamo sistemare questa pratica. E non è cosa da poco. Noi eravamo per una soluzione unitaria -ha detto Bersani qualche giorno fa. In questa frase del segretario nazionale del Partito Democratico si coglie tutt’intera la condizione d’insieme del partito nella provincia di Napoli, in uno con la malcelata preoccupazione-indignazione per come si sono condotte le cose. Rampogne per un partito che stenta a ritrovare la sintesi delle sue proposte in merito alle problematiche che affliggono l’intera area metropolitana , Napoli in capo, e che si presenta ancora una volta incapace di esprimere una linea condivisa per programmare gli interventi atti a risolvere questioni antiche e nuove che ci fanno essere uno dei territori più devastati e problematici del Paese. La soluzione unitaria auspicata da Bersani era apparsa possibile fino a poco tempo fa e si stava concretizzando sul nome del vicesegretario regionale Domenico Tuccillo. Ex deputato, personalità di sicura caratura morale, conoscitore puntuale della macchina organizzativa del partito e sostenitore convinto della nuova stagione politica che si apriva con la fondazione dello stesso, Domenico Tuccillo poteva rappresentare il punto di incontro di interessi particolari, espressioni delle diverse anime e culture del partito. Poteva, perché all’improvviso è stato cancellato dalla lista dei probabili candidati, e al suo posto è stata presentata, dopo alterne vicende che definire dialettiche significherebbe patire di troppa ingenuità, una quaterna di nomi, di scarsa pubblica visibilità, ognuno esponente di un’area che, per quanto angelici si possa essere, non si può non definire zona di nicchia, costituita da interessi e da culture particolari di per sè escludenti se non integranti quelli espressi dagli esponenti delle diverse aree. Di fronte alla soluzione unitaria auspicata da Bersani, il PD napoletano si presenta spaccato - come ha detto il sindaco De Luca che si sarebbe meravigliato del contrario perché ciò rientra nella normalità e sarà così per i prossimi duemila anni- e presenta ai propri iscritti un quadro di riferimento costituito dai residui degli antichi steccati correntizi, dai rigurgiti ideologici di provenienza mai sopiti e da nuove e sempre discutibili alleanze nate per l’occasione. Sono emerse, come si può dedurre dalle interviste fatte ai diversi candidati, le solite, consuete e scontate dichiarazioni programmatiche messe in campo per avallare le proprie convinzioni e farle passare nelle urne elettorali. Si è agito,comunque,e si spera si agirà così fino in fondo, con rispetto e correttezza per le tesi espresse dai diversi candidati, tratteggiando un paesaggio elettorale che fa onore al partito e a chi lo rappresenta. Del resto, la quaterna, così come si è proposta, dà spazio a tutte le anime del partito e, nel suo insieme,rappresenta quanto di meglio si potesse offrire al vaglio degli elettori congressuali. C’è Nicola Tremante, ex dirigente di PPI e Margherita, da sempre impegnato nella costruzione del partito, che si candida per testimoniare un partito plurale e aperto alle aree di centro, dove si può dare spazio a più e diverse sensibilità, raccogliendo attorno a sé una maggioranza qualificata. Al nome di Tremante si sono associati, infatti, Salvatore Piccolo dell’area popolare, Eugenio Mazzarella e Franco Casillo dell’area lettiana, Giuseppe Russo dell’ex sinistra DS e l’area che fa capo a Franceschini, espressa da Teresa Armato, Antonio Amato e Maria Fortuna Incostante. "Possiamo provarci", ha detto in una intervista il candidato alla segreteria provinciale del PD, " sono un traghettatore" , facendo intendere di ritenersi un segretario pro tempore. Con i tempi che corrono e con gli eventi che sono all’orizzonte, non ci sembra, questa precarietà dichiarata,una buona strategia. Una tesi più originale, per certi versi più condivisibile, è quella proposta da Mario Maffei, coordinatore del circolo di partito a Scampia ed ex capogruppo consiliare dei Democratici di Sinistra. Maffei reclama una inversione di rotta per valorizzare i territori, attivare più partecipazione per superare la tendenza napolicentrica e il verticismo delle decisioni e fa da eco a quanto reclamano i rappresentanti del partito dell’area nord di Napoli che rappresentano il punto di riferimento in una zona dove le forze di centrodestra hanno la maggioranza nei comuni. Pure il Maffei sostiene che sarebbe responsabile valutare ancora l’ipotesi di una sintesi unitaria e sarebbe, quindi, auspicabile fare un passo indietro "non per debolezza ma per amore dell’unità." Tutto ciò per favorire la ricomposizione di un quadro unitario nell’interesse del partito e dei cittadini. Belle parole che sarebbe auspicabile salutare nei fatti. C’è l’altro candidato Vincenzo Acampora, esponente dell’area Marino, che si scaglia contro il congresso il cui regolamento, a suo dire, contorto e complesso, penalizza le minoranze . Infine, Valeria Valente, assessore dimissionario della giunta Iervolino e rappresentante dell’area bassoliniana. "Il P.D. deve essere in grado di costruire il futuro - ha detto - un partito fatto di anima e di carne, moderno ed avanzato con la forza dei circoli e delle web community, con passioni antiche ma che guardano avanti".Forte l’ affondo contro Nicola Tremante, suo avversario più accreditato e alla coalizione che lo sorregge. Questo è il tabellone elettorale su cui dovranno operare gli iscritti al PD del 2009 per scegliere il segretario provinciale napoletano. Da parte nostra, popolari per vocazione e democratici per formazione, desideriamo sottolineare l’importanza della scelta che si va ad effettuare non tanto sul nome, perché si tratta di persone portatrici di propria riconosciuta dignità. Ci importa segnalare la deleteria trama in cui il partito si è invischiato, sin dalla sua fondazione, dalla quale non riesce in nessun modo a liberarsi. Le antiche provenienze ideologico-culturali, le modalità organizzative e le autonomie rappresentative diversamente considerate ai vari livelli statutari, la libertà di discussione-proposta e decisione diversamente garantita; le vicarianze a soggetti esterni indotte da considerazioni di opportunità politica-elettorale, dovranno una volta per sempre essere messe in sentina per dar vita ad un linguaggio unitario che ,pur articolato su diversi registri lessicali, miri al raggiungimento di un obiettivo condiviso. Se non si riesce a fare questo passeranno anni e anni ancora perché il partito possa ritenersi proponibile come alternativa alle altre forze politiche. Uniti si vince, lo si è sempre affermato. Se si tratta di divisioni dovute a dialettiche democratiche interne lo si può anche capire o giustificare, perché esse contribuiscono alla definizione chiara e completa di un progetto; non si può dire altrettanto quando ci si trova di fronte alla difesa di posizioni di potere e a questioni che nulla hanno a che vedere con il bene comune. Berlusconi ha detto, qualche giorno fa: "stiamo cercando di farci del male in casa. Non facciamolo, non dobbiamo aprirci a correnti, ma rimanere uniti". Non siamo ammiratori del Cavaliere; queste parole, comunque, dovrebbero farci pensare, anche se per il PD sono inapplicabili, visti gli spifferi correntizi che ne tormentano stanze e stanzini e le espressioni dure con le quali l’ eurodeputato Andrea Cozzolino ha definito la parte che si contrappone alla candidatura della Valente. Recuperiamo l’avvertimento finale là dove si invita a non farci del male in casa nostra e riproponiamo l’auspicio del segretario Bersani. Comunque vadano le cose, vinca il migliore e costui si appresti, sin dal primo momento, a costruire una coscienza unitaria che superi gli antichi storici steccati. 04/07/2010 |