La Voce del Quartiere

PADRE CARMELO CONTI GUGLIA E’ ARRIVATO ALL’ULTIMA TAPPA DELLA SUA MISSIONE:
IL PARADISO

di Luigi Antonio Gambuti

 

Ci ammoniva, prima dell’ ite missa est, con parole che ci hanno segnato la vita. Teneramente, ma con piglio deciso,ci invitava a tener le mani senza spine per stringere quelle degli altri; un cuore senza rancore per avvicinarsi all’amore per il fratello e una bocca senza veleno per costruire e testimoniare la verità. Solo se si era così guarniti, diceva, si poteva godere della benevolenza del Signore e lasciare il luogo della celebrazione eucaristica.

Così Padre Carmelo. Il centenario Padre Oblato di Maria Immacolata, professore di sociologia e autore di varie pubblicazioni, impegnato nella conversione e redenzione dei fratelli in difficoltà -straordinaria l’esperienza maturata a Roma, tracciata nel libro "Un prete tra gli hippies a Trinità dei Monti" per le edizioni Paoline che faceva seguito ad un trattato di dottrina sociale molto apprezzato dal titolo "Per il ritorno dei comunisti a Dio" , best seller da 230.000 copie - si è avviato verso l’agognata Gerusalemme nell’ultima decade di agosto.

Ci eravamo rivisti circa tre anni fa a piazza del Plebiscito. Sotto le luci smorte della piazza era lentamente sparito verso il colonnato, sgranellando una sfogliatella presa da Gambrinus, dove l’avevo rilevato - sì proprio rilevato -da un’accesa discussione con un giovane sbandato divenuto il suo improvvisato interlocutore su qualche domanda di senso per aiutare/aiutarsi a vicenda per arricchire il proprio patrimonio di fede .

Un puntino nero che oggi m’appare ancor più luminoso se mi trovo ad immaginare il buio di quella piazza che una volta rappresentò la speranza del rinascimento napoletano.

Ci conoscevamo da tempo con Padre Carmelo.

Mi fu assistente spirituale nella decennale esperienza di presidente regionale dell‘AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici) e rappresentò per tutti una sicura mano cui appoggiarci nelle frequenti difficoltà che si incontravano nell’esercitare la delicata professione di docente /dirigente di scuola elementare.

Arrivava con una scombinata Panda a Sant’Antonio di Afragola. Con i suoi ottantacinque anni diventava giovane fra giovani e paventava il momento in cui il suo superiore l’avrebbe privato della patente per preservarne l’incolumità.

Un suo forte rammarico ce lo comunicò una sera, in un vecchio edificio alle spalle di piazza Dante, dove in cima ad una faticosa scalinata aveva costituito la scuola di una comunità, il "Gruppo Servire ", per continuare il suo apostolato missionario a favore degli ultimi e dei diseredati.

Voleva mani che l’aiutassero, voci e volti che affiancassero il suo lavoro, persone che credessero nella sua opera di riscatto e redenzione che faticava a trovare senso nel vuoto assordante di istituzioni pubbliche e private.

Cercava aiuto per i fratelli abbandonati, si tormentava nel non riuscire a fare quello che voleva, lui, piccolo frate, innamorato di Maria e disperato per la sorte dei fratelli che non poteva aiutare come voleva.

Oggi, resi orfani di un Amore donato senza fine, salutiamo Padre Carmelo con profonda commozione, nel riconoscente ricordo della sua opera missionaria svolta a favore dei maestri cattolici italiani e, rinsaldando il vincolo che ci legò nella comune invocazione, preghiamo perché possa contemplare in pienezza il volto del Signore, confortato dal sorriso dell’Immacolata da lui amata e venerata con tenerissimo affetto.

06/09/2010