OGGI VA COSI’. CHE NE SARA’ DOMANI?

di Luigi Antonio Gambuti

 

Sorprende come si debba sempre ritornare nelle medesime questioni. Niente che possa aver convinto a cambiare registro, niente che possa aver fatto luce nella scena di una convivenza che di civile e democratico pare stia perdendo giorno per giorno quel poco di spessore che c’era rimasto.

Nessuna veste cassandrea, né abiti da menagramo ci piace indossare. Ma tant’è. Se ci guardiamo attorno con occhi meno impasticciati di televisione e se ci poniamo all’ascolto con orecchie meno frastornate da rumori, ci capita di pensare che se non accade qualcosa di grave in questo Paese niente e nessuno potrà mai fermare questa ondata di malessere, questa rovina di macerie istituzionali e politiche, culturali e morali che ci sta precipitando nel burrone più profondo della considerazione internazionale.

Basta fare il punto della situazione nei vari settori delle comunità organizzate .

Pare che tutto sia in discussione, tutto sia così fluido e scontornato, cui tutti possono metterci mano, manipolare, aggiustare e modificare, a proprio piacimento, per sostenere e favorire i propri interessi.

Siamo diventati una società di signori dell’io e solo dell’io, del me che si contrappone al te e peggio ancora al noi, con una improntitudine che travalica ogni limite alla mancanza di pudore, per non dire all’offesa di una pur minima dignità umana.

Siamo alla vigilia di un funerale annunciato.

Se la democrazia sta morendo in questo ameno Paese, nessuno se ne fa carico più di tanto.

Tanto ci hanno abituato a soffrire i soprusi, a subire le malefatte e le furbizie, che ci siamo come addormentati in un sonno della ragione che lascia spazio sempre più a sentimenti corrivi, egoistici e aggressivi.

Giochiamo a recitare copioni che sembrano scritti anni addietro e ci presentiamo sulla scena come se fossimo sempre nuovi, freschi di giornata e di candore.

Anestetizzati come siamo, non sentiamo il dolore delle ferite che giorno per giorno vengono inferte all’apparato delle dignità che fanno tessuto connettivo del nostro vivere quotidiano; distratti come siamo tiriamo a campare , dimenticando subito, forse per sopravvivere ai torti subiti.

Una democrazia morente che vive di fragili appigli esistenziali, aggrappandosi a pochi residui rigurgiti di orgoglio, di pochi pochissimi elementi che ancora lottano per non mettersi ai piedi della bara e recitare le relative litanie.

Dove stanno i virtuosi protagonisti della libertà e delle garanzie?

Dove sono stati relegati i difensori degli interessi della gente; dove sono i pensatori dei pensieri alternativi, antagonisti che rappresentavano barriere al dilagare del potere e specchio perché lo stesso potesse rimirarsi e stigmatizzare le sue piraterie?

E’ mai possibile che dobbiamo assistere inermi ed impotenti al teatraccio immondo che quotidianamente ci pervade,recitato da un potere che s’avvale di minacce,querele, menzogne ed offese, senza praticare il pur minimo senso del pudore?

Quando mai si è sentito un presidente del Consiglio che per tre volte aizza la canea al grido di vergogna per un’opposizione sgangherata, assente, incapace e derelitta?

Quando mai un ministro della Repubblica taglia con un fai schifo un confronto, se pure conflittuale,con uno scienziato,filosofo-scrittore che si azzardava a fare qualche congettura?

E quando mai un rappresentante in capo di una amministrazione offendeva senza ritegno i propri delegati a gestire l’amministrazione stessa?

E’ mai politica questa che si trascina per lodi (non il plurale di lode), assoluzioni, sentenze e prescrizioni, rinvii, decreti salvalui (avete letto bene, non è la stessa cosa di salvagente!), tagli e ritagli, condoni e favori, il tutto giocato in una partita in cui l’unico croupier è sempre la stessa immodificabile, immarcescibile, imperturbabile persona?

Si è mai toccato con mano qualche beneficio a favore di me, di te,di noi,cittadini normali, costretti a vivere in una società che si fa sempre più arrogante, sempre più strafottente ed impunita, sollecitata, sostenuta e legittimata da un potere che dell’arroganza, della prevaricazione e dell’impunità ha fatto la sua legge?

A ben guardare, al di là dei terremoti e delle frane, delle alluvioni e della spazzatura, emergenze che non si poteva non affrontare,e che purtroppo, sono state utilizzate come balaustre dalle quali sporgersi a recitare il verbo dell’io esasperato fino al ridicolo, poco o niente s’è visto fra la gente comune, per aiutarla ad affrontare la quotidianità dei problemi di tutti.

Se ci si guarda d’intorno,tra ras nazionali e rassetti locali, tra livori centrali e livori locali, ben poco resta da registrare a favore del pubblico interesse, se non quello del privato tornaconto e delle private occupazioni, per le quali si trascina un’intera comunità sull’orlo di una guerra civile, indotta a condividere atti, gesti ed occasioni che col pubblico niente hanno a che vedere.

Passerà, oh se passerà, questa sciagurata stagione della storia. Ci stiamo dentro, cloroformizzati come siamo; qualcuno resistente, qualcuno disperato, tal’altro ancora in attesa di qualcosa.

A nostro avviso questo è niente, è ancora poca cosa. L’agonia della cultura democratica che si sta lentamente consumando in questo Paese un giorno finirà.

Resteranno come pietre le macerie della democrazia; resteranno le arroganze,le miserie,le ultime squallide mire per impadronirsi delle spoglie residue di un potere che non ha futuro se non nella consumazione di se stesso.

Oggi ci stiamo dentro e stiamo bruciando quel patrimonio di libertà che ci hanno tramandato.

Domani che sarà dei nostri figli nel deserto totale che i briganti attuali stanno sciaguratamente preparando?