La Voce del Quartiere

NATALE 2005

Nasce il figlio dell’ uomo promesso da Dio.
di
Luigi Antonio Gambuti

Nasce un bambino di nome Gesù e realizza il traguardo dell’Avvento, tempo dell’attesa, tempo della vita, come tensione perenne che muove i giorni dell’uomo, di quest’uomo che non si chiama Gesù, perché generato nel dolore e nella precarietà.

Nasce un Bambino di nome Gesù, cresce fra le cure di mamma Maria e del falegname Giuseppe e inonda di sé le contrade del mondo.Va forte Gesù per la terra di Galilea e sconta il suo destino tracciato da Dio. Nella gloria dei cieli e auspicando, costruendo, registrando la pace fra gli uomini di buona volontà s’ accompagna teneramente a Giovanni e a tanti fratelli, condividendone le attese, le luci del giorno e le ombre della notte, e si fa servo dei servi man mano che l’ora si appressa.

Non chiede né s’aspetta sconti l’uomo Gesù. Tenacemente persegue il suo cammino verso il martirio del Golgota che intravede come orizzonte di senso per cui ha vissuto .

Nel suo Calvario finale non ha compagni Gesù . Uomo sanguinante e deriso, agnello implorante tra il vociare scomposto degli immondi tutori dell’ordine, sente il lieve tocco d’una mano amica. Niente può fare il buon Samaritano per alleviare le sue pene e lenire il suo dolore. Ma fa tanto bene a Gesù questo gesto d’amore nel livore dell’odio che alimenta il Calvario. Nasce bambino e si chiama Gesù e muore da Cristo il figlio di Dio. Così per l’uomo, il figlio dell’uomo. Attraversa la storia del tempo che vive,"sui sibi" s’affanna e riposa, piange e sorride, senza nulla scampare. Vive l’innocenza che all’alba s’accende, sopporta la fatica del meriggio gravido delle responsabilità assegnate e s’annulla nella notte greve della morte che oscura per sempre i suoi occhi. Nel tutto che tratteggia i suoi giorni, vissuti di corsa verso scontati e irrituali calvari, lamenta l’assenza del Segno. Nella tragedia del contemporaneo, fra mille lussi e tanto benessere, manca la mano amica del buon Samaritano. Si è sempre più soli sulla giostra del mondo, crocifissi senza speranza per una improbabile ascesa verso l’alto dei cieli. L’augurio? Che si ritrovi lo spirito profetico dell’Evento, che si ridia significato al senso dell’attesa (ma non viviamo in perenne attesa?) e che ogni bambino che nasce trovi sul suo cammino un buon Samaritano, una mano forte amica che avveri un Natale feriale che non abbia mai fine.