La Voce del Quartiere


NEL FRATTEMPO RIMARCHIAMO LE DIFFERENZE

di Luigi Antonio Gambuti

 

Così va il mondo, così va il nostro ameno paese, che è capace di ingoiare tutto, senza provarne nausea. Non si è ancora spento l’entusiasmo per le vittorie conseguite, che già si è ritornati ( ma ne eravamo mai usciti?) a patire le solite grottesche pantomime che rendono vane le speranze e inani gli sforzi di coloro i quali avevano visto la luce albeggiare nella notte buia del tramonto berlusconiano. E noi tra questi.

 

Niente di nuovo sotto questo cocente sole d’estate.

Le solite manfrine dell’opposizione (?) divisa su tutto e incapace di darsi una regola comune, almeno nel rappresentarsi al paese come un’alternativa credibile, capace di affrontare il blocco di potere che sta sbancando l’Italia; incapace di parlare con parole nuove per affermare e legittimare la voglia di cambiamento che è venuta fuori dalle ultime tornate elettorali.

Non si è capito niente, per quanto si assiste e si soffre, nella costernazione di coloro i quali, sentendosi traditi, si convincono che dopo il buio sarà molto lontana l’alba del giorno nuovo.

Fuor di metafora, pare che se Berlusconi sta lì a governare (?) ciò fa piacere a tutti, opposizione compresa, perché nessuno vuole o sa accollarsi lo sfascio che sta rovinando irrimediabilmente la struttura etico-politica-economica del paese

Le liti e le prese di distanza, a Napoli tra Narducci e Ranieri, le disarmonie delle scelte parlamentari, le inspiegabili astensioni, le mai chiarite questioni sul biotestamento e sulla legge elettorale, le confidenze ostentate tra Di Pietro e Berlusconi; le tenebrose vicende della P4 e della Struttura Delta; il verminaio appena scoperto dei rapporti tra malaffare e politica; i Papa Milanesi Romano Vizzini ed altri ancora; il lodo blocca processi depotenziato e in via della più fraudolenta e oscena riproposizione; la sentenza contestata; gli avvocati parlamentari a servizio permanente del signore; gli attacchi ai magistrati sempre più violenti e la crisi economica imperante; il tonfo delle banche tra i sollazzi e i ministri scemi e cretini; i ministeri a Monza a fine luglio; il cavaliere delle cinque sei al giorno, no alla settimana, che fa invidia all’ammosciato celodurismo della Lega sono i grani di un rosario infame recitato senza vergogna alcuna sull’altare sconsacrato di una comunità attonita e sconcertata incapace di reagire.

Una comunità che è capace di assorbire queste miserie senza reagire, è una comunità civile destinata a scomparire. Si sono attenuati i livelli di indignazione; si sono spenti i fuochi della rivolta civile; si sono rotti gli argini che marcavano la differenza tra il bene e il male.

Cosa faremo? Siamo tutti affabulati dalla narrazione berlusconiana? Staremo ancora a cantare meno male che Silvio c’è incapaci di comprendere che siamo sull’orlo dell’abisso etico e socioculturale che trascina al peggio quello politico, economico e finanziario ?Leggeremo ancora di ruffiani e di falene, di giullari e tirapiedi, irretiti e distratti tanto da non vedere ciò che accade al di fuori della stanza dei bottoni?

Non troviamo risposte convincenti. Tutto passerà come sempre,senza segno alcuno – i furbi ladri arricchiti, le signore in carriera ( e ci siamo mantenuti puliti!); gli onorevoli (?) riveriti; i poveri sempre più poveri , in un tragico gioco delle parti che sembra ormai l’unico scenario sul quale si recita il dramma della morente stagione berlusconiana.

Ripristiniamo,dunque,per quanto se ne sia capaci,i paletti delle differenze; rilegittimiamo coloro i quali sono portatori di valori veri e soffrono per le opportunità negate;guardiamoci dentro e orgogliosamente ricominciamo a distanziarci perché così facendo potremo finalmente conoscere con chi abbiamo a che fare e valutare ciò che noi possiamo rappresentare.

P.S. L’ estate è tempo di vacanza e dei … colpi di mano. Nel silenzio più nero dell’ informazione (Santoro, Fazio, Floris, Dandini, Gabanelli e Lerner, hanno spento i riflettori) passeranno ancora operazioni sporche di mercato delle vacche e fatti dai quali nessuno giovamento arriderà al popolo sovrano.

 

13/07/2011