La Voce del Quartiere
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di
Luigi Antonio Gambuti Sto ritornando a Napoli terra di camorra e di paura. Sto ri-morendo a Napoli, tra il puzzo di sangue dei mortammazzati e i fuochi di puttane. Scrivevo così venticinque anni fa, a chiusura di un libro che narrava di una mia breve parentesi di vita. Altrove. Ne ebbi rimbrotti e qualche minaccia per la crudezza del messaggio che lanciavo e riuscii a venirne fuori perché, purtroppo, la realtà mi dava ragione. Venticinque anni fa. Oggi sono portato a ripetere, e con maggiore rabbia, la stessa espressione. Tanto più rabbiosa perché tanto l’amore per la Città è cresciuto con gli anni, le frequentazioni e gli impegni. Napoletani, dove siamo arrivati? Napoletani, perché? Dov’è la dignità regale dell’antica capitale, dov’è finita la gelosa difesa della propria appartenenza ad una Città solare, unica, irripetibile? E’mai possibile che di Napoli (e qui si intende la cosiddetta città metropolitana) stia sopravvivendo solo l’anima lazzarona, il gesto violento, l’irrispettosa cultura della furbizia fraudolenta? Napoli bella, arcana, signora, dove sei? Chi mai potrà rispondere a queste invocazioni? Compiutamente e senza ipocrisie ? Mentre scriviamo stanno preparando il provvedimento che definirà la città destinataria di leggi speciali, di misure d’emergenza. Un provvedimento-manifesto di cui dovremmo vergognarci; due marchi distintivi che legalizzano le nostre incapacità e le nostre miserie quotidiane. Che nessuno di senta orgoglioso di tanta attenzione da parte del governo centrale! Chi cammina con trenta uomini di scorta, quasi galleggiando sulla testa di servitori dello Stato pagati con i soldi dello Stato (vedi noi!), dovrebbe arrossire di vergogna per averci portato a tanto, per aver dovuto reclamare interventi straordinari per far fronte all’ordinarietà, per aver dovuto chiedere risorse materiali e immateriali , uomini e cose , per affrontare ( si fa per dire) e risolvere (staremo a vedere) le emergenze quotidiane che affliggono Napoli e la sua area metropolitana. Come cittadini e non come elettori legati a partiti, come gente comune e non come titolari di funzioni istituzionali, siamo abbastanza perplessi sull’operazione. Riusciranno mai, coloro i quali hanno consentito la degenerazione della convivenza democratica, la palese irreversibilità delle situazioni di illegalità e di degrado, la quasi coranica convinzione che tutto debba andare così, che nulla si può fare per frenare questa corsa suicida, riusciranno mai costoro a determinare le condizioni di una svolta verso una vivibilità normale, solo normale, per gente normale? O non saremo ancora una volta testimoni di uno spreco ulteriore di risorse, scottati da un fuoco di paglia di cui si ruberanno anche la cenere, arricchiti (questo, sì) di una malafama di fronte al mondo intero per aver dovuto chiedere aiuto per risolvere questioni quotidiane che riguardano comportamenti, relazioni, valori e sentimenti? Napoli, dove seì?
8/9/2006 |