La Voce del Quartiere

METTITEVE ( METTIMMECE) SCUORNO

di
Luigi Antonio Gambuti

Tempo fa mi è giunto da Catania un agile libretto la cui lettura mi ha fatto, più di tante altre, male e bene allo stesso tempo.

Mi ha aiutato a capire e mi ha indotto a riflettere sulla nostra condizione napoletana. E non solo.

Si tratta dell’ultima silloge di poesia di Raffaele Pisani, fecondo e appassionato autore di origini afragolesi, dalla quale ho tratto il titolo di questa riflessione, aggiungendovi, di mio, quanto tra parentesi.

Nel mezzo delle vicende che interessano le porcate istituzionali, che qui non serve rielencare, anche perché ogni giorno se ne inventa una per arginare la frana che tanto fa paura a chi non ha gli argini giusti per fronteggiarla; in mezzo alle porcherie personali di cui ci si pasce mattina e sera, perché pare che da qualche tempo a questa parte sia l’unica cosa che interessi a milioni di italiani, ci si deve perentoriamente porre una domanda: ma ci "mettiamo vergogna" , ‘nce mettimme scuorno, come ci esorta Raffaele Pisani, nel dare il titolo al suo preziosissimo libretto?

Scrive il Poeta: mettiteve scuorno, -sputateve ‘n faccia-,uommene e’e niente, faveze e vennute. - ‘E Napule, riggina d’’e rriggine,-n’avite fatta ‘o regno d’’a zuzzimma.- Ato che "carta sporca " o carta straccia, -cu ‘e mmane voste nchiavecate ‘e lota-, sta terra, ch’era tutto nu ricamo, -è addeventata ‘a peggio d’’ e mmappine, - ha perzo ogni speranza, ogni allerezza, -e addò na vota ce cantava ‘o sole - mo è chianto,lutto, spaseme, tristezza.

Questo, per Napoli, quasi un epicedio cantato da una voce lontana che non riesce a soffocare il grido di dolore per la sua amata terra natìa.

Una voce ,comunque, che ci invita ad una presa di coscienza, per farci riflettere su ciò che abbiamo combinato e darci un appiglio cui aggrapparci per uscire dalla lota in cui ci siamo pericolosamente immersi. Tutti,nessuno escluso.

Perché una cosa va detta,da subito. E che, paradossalmente, giustifica chi evoca, in ogni momento, l’origine della sua forza per legittimare le porcate che per suo conto e/o in sua difesa vengono scaricate in Parlamento,portate e sostenute da tirapiedi, lecchini e cicisbei.

La lota, la morta gora che rappresenta l’acqua di coltura per certi accadimenti, in cui ci siamo cacciati, l’abbiamo generata noi stessi, il tanto amato ed invocato popolo con i nostri comportamenti omissivi,le nostre scarse attenzioni ai fenomeni devianti, le piccole e grandi furberie quotidiane; gli accomodamenti e le raccomandazioni per evitare qualche piccolo dovere, i tanti piccoli vizi privati e le scarse, scarsissime pubbliche virtù.

Se soltanto prendiamo atto di questa paradigmatica condizione umana, che da gran parte del popolo sovrano è voluta ed apprezzata, se non quotidianamente agìta, possiamo dire che si è imboccata la giusta via per essere fuori dal guado.

Già il prendere coscienza di qualcosa e,in questo caso, provarne vergogna, è un primo apprendimento che può determinare un mutamento di mentalità e, conseguentemente, un mutamento di opinione, di atteggiamenti e di scelte, di fronte al continuo fluire degli eventi.

Già il sentire vergogna per quello che sta succedendo e non sedersi semplicemente sulla riva del fiume per aspettare che passi il corpo del nemico può innescare un primo segnale di ripresa per recuperare dignità e prestigio (ahimè) davanti al mondo intero.

Uno scatto d’orgoglio, allora, per uscire dalla catalessi massmediatica in cui siamo precipitati. Ma,da dove cominciare?

Se Raffaele Pisani se la prende con la classe (?) politica, con le "lampadine fulminate", noi non dobbiamo sentirci assolti da peccati, né tirarci fuori dalle responsabilità. Con la rabbia e la determinazione dovute, senza compiacerci per l’estraneità millantata, perché, per quanto ci si voglia tener fuori, già vivere le stesse atmosfere di prevaricazione e di violenza, di disinteresse e di lassismo, ci fa complici di una realtà che ci fa male e ci condanna.

Che fare, allora?

Per troncare il cordone malefico che lega le antiche e nuove porcate (altre e più malefiche se ne profilano all’orizzonte) bisogna che a tutti i livelli, locali,provinciali,regionali e nazionali, ci si attrezzi per inviare alle assemblee elettive rappresentanti competenti, onesti e capaci di assumersi le responsabilità di operare per il bene comune e per nient’altro che non fosse il bene comune.

Non più yes men, burattini e faccendieri, non più banderuole, mariuoli e imbonitori.

Per quanto attiene l’altro versante,quello delle porcherie, premesso che nessuno può erigersi a giudice dei vizi e delle tendenze altrui, va segnalato chiaramente il rischio che si corre, là dove non si pone freno alle frenesie mediatiche che hanno scatenato le sconce squallide vicende che hanno riempito ore e ore di televisione e sporcato tanta e tanta carta stampata.

Dovremmo tutti sforzarci per risalire la china e "riveder le stelle".

Specialmente noi napoletani, e quando dico napoletani intendo dire le popolazioni che vivono nei territori che vanno dal ponte del Garigliano alle colline nocerine, dai Ponti della Valle alla penisola sorrentina, per realizzare quella che il cardinale Sepe ha auspicato come una "città normale", senza la "cieca violenza, senza l’avvilente miseria, senza il mortificante degrado, senza l’arroganza della criminalità, senza i piccoli e quotidiani soprusi."

Ma questa è un’altra cosa, anche se non è cosa da poco.

06/12/2009