La Voce del Quartiere

 

Lanciate le proposte , ora tocca alle persone
 

Segnali e riflessioni dall’Area Metropolitana

di

Luigi Antonio Gambuti

 

Ma tutti vogliamo il bene comune.

Non si comincia a scrivere con un avversativo. E’ scorretto; non è scorretto nel contesto semantico se ci si riferisce ai contenuti versati nei programmi elettorali di chi,da diversi punti di vista,cerca di carpire il consenso per occupare uno degli scranni del Consiglio Comunale.

Non si può negare che si è fatto uno sforzo notevole per assemblare, in maniera organica,tutta una serie di questioni-problemi che da troppi anni rendono pesante e difficile vivere nella nostra comunità.

Va dato atto a tutti, quindi, di avere individuato i tasselli di un mosaico che, una volta assemblati, potranno costituire una struttura di città più vivibile, più organica alle sue domande e più competitiva nella sfida che tra breve tutte le realtà dell’area metropolitana a nord di Napoli dovranno affrontare.

Poche cose potrebbero essere ridiscusse per la loro improbabile realizzazione; poche altre per l’evidente mancanza di elementi di fattibilità dovuta a limiti di realtà non tenuti nella debita considerazione; tutte comunque fanno trasparire le buone intenzioni di chi le ha pensate, scritte e proposte agli elettori.

E già questo è un fatto positivo, come impegno e voglia di giocarsi in una partita che non si preannuncia di facile gestione prima della data delle elezioni e ancora più difficile si appalesa per la responsabilità che andrà a ricadere sulle spalle dei vincitori.

Fin qui tutto bene. E allora, ci si potrà dire, se tutto va bene, se tutti hanno individuato i problemi e ipotizzato le soluzioni, come si fa a decidere per chi votare?

A chi dare il consenso se tutti promettono, realisticamente, di volere il bene comune e di tenere a cuore gli affanni e le prospettive dei propri concittadini?

Se nel buio totale tutte le vacche sono nere, come se ne esce?

Se tutte le idee sono buone, come si fa a rappresentarle sulla scena della realtà e renderle esercizio di fattibilità a favore della prassi quotidiana?

Qualcuno ha scritto che le idee camminano sulle gambe degli uomini, ed ha ragione, perché proprio sugli uomini e le donne eletti a rappresentarci bisogna puntare per tracciare, con il loro aiuto, il nostro cammino verso il futuro.

Bisogna scegliere, quindi, le persone valutando il loro universo esistenziale, il curriculum socio-culturale, le storie personali, gli itinerari percorsi, le vittorie e le sconfitte maturate, la capacità di rapportarsi con la gente e la capacità cocciuta di tenere dritta la barra della rotta senza essere soggetto a barcamenarsi per l’influsso dei venti contrari agli interessi delle comunità.

Cocciuti e determinati, si sottolinea.

A ben guardare la composizione delle liste,tante,troppe, c’è già tutto il materiale per organizzare il primo livello di una scelta, quella importante e ineludibile, relativa allo schieramento ideologico (dove c’è!) nel quale si sono iscritti i candidati.

Costoro, tutte persone degne di attenzione per quello che sono e quello che valgono, per quanto concerne la propria rappresentazione nel concerto del sociale, presentano sfaccettature che le differenziano e che sono di per sé limiti ed opportunità che possono giocare a favore o contro per la conquista delle ambite cariche.

I limiti, più che le opportunità, possono essere individuati nelle responsabilità politiche di chi ha avuto nelle mani la possibilità di decidere ed operare a favore della città e non lo ha fatto.

O ha fatto il contrario, utilizzando la gestione del potere a fini personali, o non l’ha gestito affatto, trascinando la realtà cittadina nello stato in cui si trova e che oggi, stando ai programmi-promesse elettorali, si dice di voler cambiare.

Dove sono stati in questi anni quei signori che oggi riemergono dal nulla operativo per promettersi autori del rinnovamento, difensori della legalità, operatori di giustizia sociale?

Dove sono stati lo sappiamo tutti, cittadini resi orfani di una guida amministrativa (di politica se ne è fatta ben poca in questi anni) e costretti a vivere giorni di incertezze e di paura in un contesto tormentato da mille riprovevoli emergenze).

Tanto per mantenerci cauti, diciamo che siamo stati traditi e defraudati, resi spettatori di un teatrino recitato da voltabandiera e da impostori, lasciati soli a barcamenarci fra le insidie di un quotidiano che giorno dopo giorno si è avvelenato sempre di più.

Dove sono stati coloro i quali oggi, al centro, a destra e a sinistra, dopo la stagione degli sfasciacarrozze e di piccole e grandi compromissioni, si presentano, camuffati sotto slogans insignificanti e volti irridenti, coadiuvati da figli comparielli ed affini, al giudizio degli elettori?

Dove sono stati è dove dovrebbero essere ricacciati a furor di popolo, per rompere la catena dell’inefficienza e dell’irresponsabilità arrogante. E allora!
E allora viene semplice valutare. Si dia il consenso ( badi, si dia!) a chi ha le mani non lordate dalle passate abbuffate, a chi è "nuovo" ed è fuori dal sistema locale, a chi si espone per la prima volta al pubblico giudizio, a chi realisticamente, pragmaticamente , per le sue convinzioni politiche e per la sua storia personale, anche come lotta all’inefficienza del passato, può garantire al meglio il successo della buona sorte dei nostri concittadini.

Che la città abbia uno scatto di orgoglio tutti ce lo aspettiamo.

Auspichiamo,per il bene di tutti,che si rompa una volta per sempre la catena di relazioni che ci fa pedine dei giochi a disposizione del padrone di turno,per realizzare finalmente l’esercizio pieno della nostra libertà nel determinare i segni del nostro vivere quotidiano.

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06/ 04/ 2008