La Voce del Quartiere

LE NEBBIE DEL POTERE E LA
PEDAGOGIA DELLA FIDUCIA

di
Luigi Antonio Gambuti

Anni fa, quando esercitavo la professione per la quale ho speso una vita, mi capitava spesso di incontrare persone in difficoltà perché non riuscivano a rappresentarsi come soggetti attivi, autonomi e capaci sulla scena comune, disorientate e messe ai margini, nella convinzione che così doveva essere perché niente si poteva fare per cambiare la loro situazione.

Fatalismo, rassegnazione e scarsa fiducia nelle proprie forze, alimentata da una sovraesposizione spesso artificiosa delle capacità degli altri,erano gli ingredienti di questa condizione umana sconfitta e disperata.

Di fronte a queste patologie, perché come tali finiscono per rappresentarsi, pensai una strategia semplice quanto innovativa.

Lanciai sul campo il motto "dai che ce la fai!" che un illustre studioso definì come pedagogia della fiducia.

Applicandola con didattiche e metodologie adeguate, ottenni risultati contrastanti, talvolta inaspettati, tal’altra mai arrivati per la troppo consolidata convinzione dei soggetti in trattamento di non potercela fare.

Oggi, in questa campagna elettorale che si trascorre in tono minimale, blindata nei salotti e nelle sacrestie del potere, sento necessario indicare questa strategia per chi si accinge ad affrontare il falso e imbalsamato moloch del grande ammucchiatore che si avvale di strumenti e risorse eccezionali, per sollecitarlo a non sentirsi in posizione marginale rispetto al recinto del sistema, bensì ad attrezzarsi e di lottare perché quel confine,costruito ad arte con arroganza, supponente ottimismo e spocchiosa superiorità, sta lentamente ma irreversibilmente evanescendo.

C’è più spazio per chi ha il coraggio di rischiare e di "darsi fiducia", richiamando un reale confronto democratico,per portare all’attenzione degli elettori una proposta fatta di parole vere, concrete, riferite a cose di questo mondo, da farsi sul territorio col sudore della fronte e con i piedi per terra, senza scintillio di lustrini e di paillettes, senza tromboni e tirapiedi,come ormai la cultura dominante ci ha abituati a sopportare.

E’ questa la sfida da mettere in campo. Spirito di servizio e radicamento nel territorio con tutto il contesto umano e culturale che lo connota e lo distingue, contro la supponenza di un gruppo di potere che ritiene ormai di padroneggiare ogni cosa, forte di una deriva autoritaria vantata per aver affrontato e risolto(?) alcuni problemi , facendo uso della forza (cosa sono i militari se non un deterrente per contrastare ogni possibilità di dialogo e di alternativa al comando del signore?).

Dai che ce la fai,dunque, ci viene da dire a chi, nel partito democratico che, unico, può rappresentare l’alternativa in forza della sua percentuale elettorale, dacci dentro con la fiducia di poter riuscire a vincere la sfida, considerato che tutto l’apparato di potere berlusconiano arroccato sul moloch massmediatico sta dando i primi inequivocabili segni di sfaldamento.

Basta fermarsi sulle ultime vicende per rendersi conto dei segni premonitori della dissolvenza.

Segni che non a lungo porteranno alla resa dei conti sono relativi alla condotta personale del capobastone, il palesato dissenso delle gerarchie vaticane per le norme sulla sicurezza e sulla laicità dello stato richiamata dal Presidente Fini, sulle accuse e "ricuse" che corrono fra i fratelli-coltelli dell’armata brancaleone; sulle critiche severe dei paesi civili per le politiche di respingimento degli immigrati e le offese plateali all’Alto Commissario ONU per i rifugiati; sulle smentite ricorrenti che corrono tra ministri e ministeri; l’incertezza della crisi e la danza delle cifre, aggiustate e riaggiustate per celare le difficoltà di affrontare seriamente le emergenze del Paese.

E tanto altro ancora, che va dal giudiziario (caso Mills) all’etico (caso Casoria) e via dicendo.

Basta sapere interpretare questi segnali per uscire dalle nebbie dell’ipnosi collettiva e trovare la ragione fondativa di un impegno politico-programmatico concreto, lontano dalle desuete critiche al sistema per pensare alto e mettersi in gioco con le carte in regola.

Usciamo dai salotti,dunque,se mai vi ci fossimo rinchiusi .Ricominciamo a credere di potercela fare, perché la storia e le cronache delle ultime ore ci danno ragione di crederci; attiviamo quel sano ottimismo che in questi casi non deve mancare mai, specialmente nelle coscienze giovanili.

No allo "sconfittismo", ha detto Massimo D’Alema ed ha ragione, perché chi pratica la pedagogia della fiducia , del dai che ce la fai, ha una marcia in più per arrivare al traguardo vincitore.

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26/05/2009