La Voce del Quartiere
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LA PIRAMIDE ROVESCIATA. FINO A QUANDO DURERA’? di Luigi Antonio Gambuti Ci siamo. O quasi. Nel silenzio nostrano amplificato da rumori consistenti provenienti da mondi lontani, si sta consumando ciò che gli storici di domani stenteranno a definire secondo le abituali categorie etno-politico-economico-sociali. Che società è la nostra? Quale cultura la permea, la connota, la sostiene? Certo, la domanda sarà intrigante per coloro i quali vorranno e dovranno dare risposte di tipo culturale, politico, economico e, perché no, di tipo pedagogico, per far tesoro delle esperienze positive e scartare gli stracci e le miserie che dal crivello dell’analisi certamente verranno ritrovati. Ce ne è di tanto e di troppo per definire questo lacerto di contemporaneità e, purtroppo, non tutto in senso positivo. Una premessa. Bauman con la storia della società liquida non c’entra. Il sociologo è un acuto analista-forse il più conosciuto ed apprezzato al mondo- e legge in chiave critica ciò che accade nei Paesi che sottopone al vaglio della sua osservazione critica. Qui, da noi,di società liquida se ne è costruita -o rappresentata, perché costruire un elemento liquido è un paradosso - tanta e tale da aver smantellato ogni dimensione che potesse rappresentare un ordine, una regola, il confine oltre e dentro il quale muovere passi coerenti con l’organizzazione sociale, con il sentire comune o con il tanto vituperato "comune senso del pudore". Ci siamo liquefatti nella cultura berlusconiana, sino a perdere ogni dimensione identitaria, costretti come siamo a rappresentarci sempre diversi e sempre nuovi per aderire ed affrontare una realtà che spezza,che smonta ogni tentativo di reazione, che travolge ogni anelito di venirne fuori, per affermare un sé sempre più precario e sempre più decontestualizzato nella sua posizione societaria. E diventare come il sartriano personaggio isolato dal mondo, dove l’altro è il nemico, dove l’io è l’unico appiglio per giustificare l’essere che vive. Niente è più certo, niente è più solidale, niente è più vicino. Siamo tutti lontani anche se inchiodati alle croci spalla a spalla nel deserto della storia quotidiana, ognuno incatenato a permanere nella recitazione di un copione fatalisticamente assegnato. Oggi,la tragicommedia, si dipana su due linee essenziali: pro e contro Berlusconi. A Roma, a Napoli, nei piccoli paesi del territorio appenninico come nelle grandi realtà costiere, non vedi altro che quel volto, quel nome,quella irridente e stolida proposta, che da decenni campeggia nelle campagne elettorali. Due dimensioni, due scelte , due canali in cui menare i remi e navigare giorni verso il futuro. Anche questo, sempre lo stesso, sempre uguale, in una monotonia che mortifica la voglia di fare, ottunde le menti e aliena le coscienze. Moriremo tutti berlusconiani? Saremo tutti e fino a che punto, e fino a quando,testimoni impotenti dello sfascio che travolge paese, istituzioni, scuole, famiglie, grumi di società ormai delegittimate nelle loro essenzialità storiche e portate tutte al servizio dell’Uno e dei suoi interessi? In queste ore si sta consumando l’ultima-in ordine di tempo- offesa alla attendibilità delle istituzioni. Per il Cavaliere, i suoi legulei-parlamentari, pagati con i soldi degli italiani - hanno messo in atto ogni strategia per toglierlo dalle mani degli immarcescibili giudici comunisti, senza tener conto che così facendo hanno mortificato e delegittimato il Parlamento, se non distrutto nella sua credibilità uno dei pilastri della moderna democrazia parlamentare. E noi stiamo a guardare. O in tanti siamo a scrivere, a urlare e a condannare. Ma cosa ci resta? Cosa succede? Niente, restiamo con le nostre recriminazioni e le nostre paure, mentre la banda organizzata fa bene il suo lavoro: fare salvo il capo e mantenersi il culo,visto che è l’unica cosa che vale, per impegnare le loro stolide giornate. E giriamo foglio. E sentiamo ancora e ancora a accuse e leggiamo prove. E osserviamo sorrisi strafottenti ed impuniti, arroganti nella convinzione che per loro tutto è possibile,nella deriva che sta trascinandoci fuori dalle regole e portando il futuro dei nostri figli e nipoti verso un orizzonte sempre più incerto, oscuro,senza prospettive. Che diremo ai nostri giovani? Come potremo riparare il male che fanno tutti i giorni i parlamentari asserviti, i sindaci corrotti,le puttane televisive nelle giovani coscienze delle nuove generazioni? Capiranno costoro, nelle microstorie in cui si troveranno, quale scelta optare per studiare, lavorare ed organizzare il loro futuro? O saranno tutti figli del bunga-bunga, del malaffare legittimato dalla volontà "popolare", dalla miseria culturale indotta da una scuola depredata dei principi costitutivi, smantellata nelle sue prerogative, mortificata per i tagli e le accuse che le si scaricano addosso in ogni occasione? Dove andremo a finire? Oggi, la piramide costruita con blocchi di nequizie di ogni tipo-corruzione,concussione,frode fiscale,truffe, falsi in bilancio, riciclaggio di denaro sporco, camorre e mafie di ogni dimensione, si è fatalmente capovolta. Chi l’ha costruita in tanti anni di malaffare vi si trova sotto, con l’apice sulla testa ormai stanca e sempre più stordita, mantenuta diritta da puntelli fatti di ricatti-le olgettine e similari-da interessi e da pretese oscene; reponsabili ed impresentabili; da miliardi sempre più distribuiti a piene mani. Fino a quando durerà quest’ equilibrio? Fino a quando resisterà la piramide capovolta sulla testa del ricco costruttore? La metafora (copyright Stracquadanio?) riesce azzeccata e prepararsi al crollo sarebbe cosa giusta e naturale.
IL SILLOGISMO La povertà fa prostituire Ruby è povera Ruby si prostituisce Che succede? Per "carità" ricevuta: Ruby non è più povera la ricchezza non fa prostituire Ruby non è si prostituita. Grazie a nome di tutte, Cavaliere.
18/04/2011 |