la Voce del Quartiere
|
LA MODERNITA’ IMBECILLE,
di
Luigi Antonio Gambuti
“ Questa crisi appartiene ad un mondo di rovine, ad un mondo in distruzione; è la sanzione che si paga alla modernità imbecille, ossìa priva del bastone che ci consente sia di appoggiarci, che di difenderci”.Così diceva il filosofo Bernard-Henri Levy a Villa Medici, qualche giorno fa, nel convegno romano organizzato dal Ministero dei Beni Culturali per “pensare la crisi”. Per il Nostro, rovine e distruzione fanno da cornice ad un quadro che paga caro, molto caro, il prezzo della modernità imbecille,rappresentata come ostentata emancipazione dalle idee e dai costumi del passato per una declamata e perseguita adesione allo spirito e al gusto della contemporaneità. E’ questa la modernità secondo il filosofo francese. Delle rovine e delle distruzioni facciamo a meno di parlarne. Ci siamo dentro fino al collo, e non sarebbe salutare, né rispettoso, rimuovere polveri e fantasmi ,per aggravare l’oneroso fardello della sofferenza che ha messo in ginocchio il Paese. Ci fermeremo, e brevemente, sull’epiteto imbecille che è stato messo a compagno della modernità, facilitati dal filosofo che, nell’usare questo termine,ha dettato chiaramente il suo pensiero. L’uomo moderno e contemporaneo è orfano del bastone, in baculus, per cui vive la sua storia, sconta le sue contraddizioni e gode le sue vittorie in assenza di un sostegno e di una guida,di una difesa e di un attacco,affaticato dal cammino senza un punto di ristoro, aggredito dalla consuetudine e dalla mercificazione in un contesto di apparente,vociante agognata semplificazione. Così,l’uomo della modernità imbecille ,privo di orientamento valoriale,defraudato dai sistemi di difesa, appesantito dalla lussuria e dai vizi che ne minano la salute fisica e mentale,diventa inerme nel mezzo di una giostra dalla quale non riesce a venir fuori se pure, qualche volta, ne dovesse,consapevolmente,sentirne il bisogno. Modernità imbecille è la politica,quella che evita il confronto,che si arrotola nei salotti del potere e lascia chi sta fuori a mani vuote. La gente,o più ruffianamente il popolo, deprivato dei “bastoni”,vive del carisma del Capo ed è vittima sacrificale di una politica imbecille,considerata come la migliore esperienza collettiva possibile nell’intemperie del niente da una parte e nella lussuria ostentata del tanto dall’altra. Trovate,in questo momento,di anestesia sociale,ideologica e culturale ,qualcuno che non ammiri il Cavaliere perché fa,dispone,appare,sorride,presenzia e conquista! E tanto altro ancora nel silenzio assordante di chi dovrebbe porre rimedio a tanta scandalosa deriva autoritaria, populistica,proiettata verso l’avvento di un presidenzialismo assoluto,che sta inoculando un virus letale nel sistema democratico del Paese.
Cosa fanno i suoi oppositori per dimostrarne la pericolosità del gesto,la scaltrezza del pensiero,la baldanza paperoniana? E il disprezzo per le regole,per il dissenso costruttivo,per qualche voce fuori dal coro? Modernità imbecille sono quei partiti che non riescono a darsi una ragione condivisa,una identità riconosciuta ed una proposta politica realistica e sensata. Modernità imbecille è la televisione. Come si è ridotta la cattiva maestra popperiana è sotto gli occhi di tutti. Un postribolo a tubo aperto (siamo rimasti al catodico noi!) che slava e dilava i cervelli,con scemenze –violenze che non aiutano a crescere ed a capire il mondo reale nel quale viviamo. E la scuola? Quale modernità imbecille si può celare dietro la dissennata politica dei tagli è facile da individuare. Per chi la governa vale più la borsa che la persona,più l’apparire che l’essere,alimentando feste,farine e …progetti,imponendo regole per i gonzi e spargendo privilegi per i furbi. Qualcuno ha sentito qualche motivazione pedagogica (che brutta vecchia parola!);qualcuno ha sentito parlare del bambino(solo del bullo da punire,non di altro!) da parte di chi nella scuola governa, dispone, esercita e controlla? E’ forse modernità imbecille questo correre senza sapere dove; questo affannarsi senza sapere poi perchè; questo vivere e scontare i giorni senza calendario. Forse lo sarà anche questo scritto se non la smetto di porre fine a questa litania. Diceva bene il filosofo . Senza il bastone su cui appoggiarci; senza il bastone con cui difenderci; come imbecilli scagliati nella modernità, scontiamo il prezzo da pagare fra le rovine sempre più diffuse, prodotte da un mondo in distruzione. Ridateci il bastone. 25/04/2009 |