La Voce del Quartiere

FERMIAMOCI PERCHE’ LA COSCIENZA
 CI RAGGIUNGA

di
Luigi Antonio Gambuti

" Qualsiasi assassinio o altra lesione, commessa o inflitta a un altro, non importa per quale ragione, è un crimine contro l’ umanità ". M.K.GANDHI, Antiche come le montagne, Edizioni di comunità, 1969.

Riesce difficile dettare questa riflessione. Lo è per la gran mole di fatti accaduti in questi giorni e per la difficoltà di orientarsi criticamente fra gli stessi, se non di poter esprimere liberamente, quanto si pensa in merito.

Siamo tutti disorientati, tutti più o meno toccati nell’ animo per quanto è accaduto, tutti indotti a ragionare sulle cause e sulle modalità per le quali tutto ciò sia stato possibile . Se ci si esprime in un senso, quello della laicità assoluta, si rischia di essere tacciati per terroristi e per guerrafondai, per i soliti comunisti forcaioli che perseguitano le persone perbene col solo scopo di occuparne poltrone e con esse le leve del comando. Salvo a capire poi che cosa occupare e che cosa comandare, visto lo sfascio morale, politico e culturale in cui siamo precipitati. Se ci si accoda alle giaculatorie perbeniste che " senza se e senza ma " condannano l’ accaduto, uno dei più gravi che siano stati mai registrati nella storia dell’ Italia repubblicana, si rischia di condividere l’ ipocrisia strisciante di coloro che non stanno da nessuna parte, i cerchiobottisti che, con i loro comportamenti ondivaghi fanno più male che bene alla verità e con essa alla ricerca della obbiettiva ragione degli accadimenti.

Premesso che noi condanniamo la violenza sotto qualsiasi forma essa si manifesti, non possiamo non dirci preoccupati per quanto è successo, ma ancor più per quanto potrà succedere, se non ci si ferma per un attimo e fare in modo che la coscienza ci raggiunga, per risistemare i passi e con essi il cammino. Se non ci fermiamo un attimo e non prendiamo coscienza di quanto accaduto e non valutiamo con onestà intellettuale le ragioni di fondo che l’ hanno provocato, noi tutti, senza differenza alcuna, non andremo da nessuna parte. Moriremo nel fango che abbiamo prodotto e con noi le speranze che, obbligatoriamente, dobbiamo praticare per progettare il futuro dei nostri figli.

Ciò che è accaduto va letto con distaccata attenzione. Superati i momenti vissuti in preda alle emozioni, spente le collere iniziali, calmati gli animi dei facironosi di mestiere, bisogna ritrovare il senso della misura nel gestire i rapporti e le relazioni fra le diverse componenti politiche, sociali e istituzionali del Paese.

Tutti lo esigono, tutti ne parlano, tutti accusano tutti e nessuno pare disposto a fare il passo indietro necessario per ricominciare a dialogare in termini civili.

Scrivo di martedì con dinanzi la stampa quotidiana che rappresenta lo specchio di quanto sta succedendo all’ indomani dell’ orrendo fatto accaduto al Cavaliere. Data per scontata la riflessione dei "soliti" giornali comunisti ciò che mi disgusta come cittadino e come giornalista, è la sciagurata vignetta che campeggia sulla prima pagina del cosiddetto giornale di famiglia. Se si consente di pubblicare quei messaggi, la’ dove si offende in maniera plateale uno dei pilastri del sistema di garanzie democratiche del Paese, non si capisce come si possa pretendere di attivare il dialogo tra le diverse aggregazioni partitiche per rifondare una nuova e più corretta stagione politica. Si accusano gli avversari di essere eversivi e non si spazza via quanto di più irragionevole e irriguardoso si semina e si pasce in casa propria. Fa male dire questo,e, se lo si fa, si tenta di essere, per quanto possibile, voce critica e non di parte, perché almeno in queste occasioni, bisognerebbe (bisogna) avere la lucidità mentale e l’ onestà culturale per prendere distanza da certe logiche e condannarne gli esiti violenti.

Si faccia quindi il tanto declamato passo indietro e si faccia pulizia,per cominciare,innanzitutto nel campo della comunicazione televisiva, non solo in quello della carta stampata. In questo settore, quello televisivo, si faccia uno sforzo ulteriore, perché è qui, in questo ambiente che si costruiscono i mostri che quando mai li si aspetta, colpiscono e devastano pensieri e sentimenti. Ridimensioniamo le comparsate dei politici nei talk show che fanno rumore, producono indignazione, fomentano odio e incitano alla lotta, anche a quella violenta. Non necessariamente bisogna essere esperti in tecnica della comunicazione televisiva: basta osservare le inquadrature che " prendono l’ avversario " quando si esprime; il volume dell’ audio che sfuma in un sottofondo di rumori; l’ intervento del conduttore che interrompe chi non gli piace e dà più tempo e visibilità a chi è dalla sua parte per non dire degli ammiccamenti e dei sorrisi compiacenti.

Non è informazione quella che ne viene fuori: è seminagione di odio, è messe di rancori, è fonte di veleni. Faccio una proposta che offro a tutti gli schieramenti. Fate piazza pulita di certe facce, le solite, certe facce. Non la si può più ad assistere alle liti, alle offese e alle delegittimazioni del tutto gratuite. Certe onorevoli maschere urlanti non fanno bene alla crescita democratica del Paese, né alla ricerca della verità. E fanno più male che bene ai loro padroni che se ne servono come mute di cani arrabbiati. Poche voci pacate, pochi volti responsabili e sereni, meno passerelle, faranno bene alla politica e ci aiuteranno a capire i problemi comuni e a trovarne soluzioni condivise.

Non solo, ma pure da qui bisogna cominciare. Una volta ristabilite le regole di un corretto dibattito politico e di una efficace ed efficiente azione governativa, sarà più facile far emergere e porre sotto attenzione e cura i veri e reali problemi del popolo italiano. Quelli che vanno dalla ricerca alla formazione; dall’ economia all’ occupazione ; dalla sanità all’ ambiente; dalle riforme alla giustizia potranno essere affrontati con responsabile realismo e assoluta auspicata imparzialità.

 

20/12/2009