la Voce del Quartiere
|
Per Beatrice e Alice L’albero, il nonno e la nipotina Una favola di Oreste Sebastianelli Un giorno il nonno non aveva da fare, andò in soffitta e si mise a rovistare. Trovò in un angolo,tutto ammaccato, un dondolo rotto, l’elmo e la spada, una vecchia corazza senza pretese e un cavalluccio male in arnese. Poi chiuse gli occhi e ,in un attimo, in un baleno,fu tra le nuvole, tutto bardato da antico guerriero a briglie sciolte sul fido destriero. Si sentiva senza più affanni il sogno nel cuore: a caccia di stelle! Ce ne erano tante nella volta infinita e le più belle, le più preziose, strette nel sacco le lasciava cadere lungo il sentiero lassù in collina, dolce dimora della sua nipotina. Che spreco di luci! Intanto pensava, abbassare di poco la volta del cielo fugare le ombre in quel mondo lontano. Ma inesorabile il tempo passava. Corri nonnino, corri, fa’ presto la tua bimba è cresciuta, un bocciolo di rosa una nuvola bianca, il suo velo di sposa. Un tonfo, uno schianto,il fragore del tuono, scosse la terra tra mille ferraglie, imprecava con tutti tra mugugni e minacce. Han deciso in mia assenza, nemmeno un avviso! Un matrimonio d’inverno, una idea infelice! C’è neve dovunque, fa un freddo da cani. Ci mancava pure la tramontana! Ma che fretta c’era,porca puttana. Fuori,nell’orto oltre la siepe,il vecchio ciliegio osservava curioso e scrollata da un ramo la neve caduta, chiese cortese: lei che è di casa, mi dica,di grazia, se non le è di peso, chi è la fanciulla che oggi si sposa? O vecchio tronco dal tempo segnato, come me rinsecchito,più di me rimbambito, più non ricordi la bimba felice, lo scricciolo amico che saltava tra i rami si copriva di foglie, si nascondeva tra i fiori? E le corse,le grida,nei meriggi assolati Tu proteggevi con l’ombra la tua amica? Ora non piangere,non farmi scenate, pensa piuttosto a trovare un rimedio; tu che col cielo hai un naturale rapporto, chiedi un prodigio che sia di conforto rivesti la chioma e i rami di fiori! Lo so che è inverno e la natura riposa; ma questo che c’entra, pensa all’effetto… quanto lustro daresti alla casa, e che omaggio faresti alla sposa! E poi…questo almeno dovresti saperlo, e già tu non puoi, non hai fatto le scuole! Lassù "si puote ciò che si vuole". E come amico ti svelo un segreto: quel vecchio lassù,se,appena mattino, vede riflesso il "vulnus" nel cuore s’impappina del tutto,diventa cretino e lo fai fesso su questioni d’amore. A questo punto quell’albero mite, messo alle strette da tanta iattanza e per prevenire ulteriori impudenze trovò il coraggio e così gli rispose: " Amico mio sei proprio partito, sei giunto alla frutta, sei ormai arrivato e le mie speranze son tutte perdute. A noi alberi, è vero, non come ai bambini, non è concesso frequentare le scuole, in esse vi entriamo,ma solo alla fine, se il destino lo vuole, se siam fortunati, diverremmo le cattedre,i banchi , le sedie, renderemo comodo ma non sempre proficuo il vostro leggere, la vostra scrittura. Se dovessi esprimere un franco parere, io ti direi: sei proprio un allocco niente furbizia,candido e sciocco, sei come quello che, sceso dal monte, la prima volta a contatto col mare, già discetta, arguisce e presume quanto alta sarà la marea, a passi lungi misura la spiaggia già calcolati i granelli di sabbia, ma non vede le sue orme sparire con la prima risacca che arriva! Tu ti ostini a volere i miei fiori, pur se spinto da un nobile intento e per questo vorresti il mio aiuto per un prodigio già avvenuto. Dell’umile ancella,ha accolto l’invito Ha bussato alla porta, ha onorato la sposa. In dono ha portato tutto l’arcobaleno, l’azzurro del cielo negli occhi di lei. Sua la grazia la beltà del suo viso. Suoi i sogni,i progetti, il futuro. Sua la vita,come quella che freme Sotto questa bianca coltre di neve. Suo l’urlo del vento e la pioggia. Che lava e deterge i vostri cumuli immondi. Sua la speranza nel cuore dell’uomo, suo l’incanto di una notte di luna, sua l’alba,il tramonto,la luce del sole. Suo,infine e pure tuo malgrado, il fioco lume che è dentro di te."
07/04/2009 |