La Voce del Quartiere
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IL VOTO: DIRITTO-DOVERE DI UNA SCELTA CONSAPEVOLE di Una davvero strana campagna elettorale sta spirando in queste ore. A tratti noiosa, talvolta ripetitiva, quasi sempre scontata. Niente di nuovo sotto il sole. Tra bipartitismo perfetto, bipolarismo muscolare e frantumazioni di partiti con frequenti cambi di casacche dei nostri anfitrioni della politica pare non si sia fatto granchè di nuovo da quando fu inventato, da quel grande statista che fu Aldo Moro, il teorema delle cosiddette convergenze parallele. In questi ultimi tempi c’è stata poca attenzione alla politica e tanta troppa attenzione ad eventi che della politica non dovrebbero mai essere parte. Nella confusione delle idee e nella sonnolenza della ragione trovano grande troppo spazio le cifre personali del Cavaliere che, sicuramente suo malgrado, è costretto a stare nel centro della scena sia per difendersi, sia per attaccare. Tra lo stalliere di Arcore e la guardia di Macherio si tingono di infamia le case dorate; risuonano impietosi i rabbiosi lamenti per la sentenza Mills e la vicenda Noemi e invadono palinsesti e menabò che tormentano coscienze e devastano credenze e appartenenze. Nelle frattaglie del gossip presidenziale s’è perduta la politica come la più "alta forma di carità cristiana"e si è dipanata una messa in scena grottesca e deleteria che fa definire l’Italia lo zimbello d’Europa e ci espone al ludibrio del Mondo. E scusate se è poco. In questo squallido scenario poco spazio è stato riservato alla politica, quella vera, quella che tocca i problemi della gente che lavora, della gente che dispera, che vive la disoccupazione e la miseria che comporta, che sente la sconfitta come condanna per eventi mai commessi. Per le europee poco o niente s’è visto nelle nostre contrade perché poco o niente si è fatto per costruire nel tempo una coscienza che dall’Europa s’incarnasse nei sistemi e nelle relazioni transnazionali. Spinelli, Adenauer e De Gasperi aspettano, se mai avverrà, la realizzazione del sogno che li motivò per tutta la vita. Per le elezioni provinciali tutto secondo copione. Tutto scontato, in un momento delicato per l’istituzione cerniera tra comuni e regioni che, se da una parte la si vuole abolire, dall’altra la si rafforza col federalismo appena approvato. Per la competizione elettorale sono scesi in campo centinaia di aspiranti consiglieri costituiti in improbabili e caratteristiche liste, schierate in appoggio agli aspiranti presidenti. Si dirà: è un diritto di tutti partecipare alla vita politica e ognuno ha il diritto di presentarsi al vaglio degli elettori. Ma ci chiediamo: come si può definire una lista di 35 candidati a consigliere in un collegio uninominale, per contendersi un unico posto, determinato da diversi fattori? Quali aspettative costoro si pongono; a chi e a che serviranno quei pochi o molti voti che riusciranno a racimolare? Chi remunererà le spese e a chi busseranno per avere mercede per il loro lavoro? Quanto peso daranno ai consensi ricevuti e su quale bilancia li faranno pesare? Aspetteremo pazienti risposte a queste domande, festeggiati i vincenti e dettati i coccodrilli per salutare i perdenti? Era questa la semplificazione della politica tanto auspicata? Questi i segnali della buona prassi per arrivare a due coalizioni, con modi differenti di intendere e governare la cosa pubblica? Perché tanto scempio di denaro e tanta voglia di fare pur sapendo di non potercela fare? E’ davvero diventata la politica la "pazziella ‘mmane ‘e criature"? Abbiamo letto con interesse i programmi dei vari aspiranti a presidente e dei vari consiglieri. Tanti, troppi, per leggerli tutti. Tutti, comunque, di discreto valore, di promettente e plausibile fattibilità. Quasi tutti impegnati sui medesimi temi, tra i quali, per quanto ci riguarda, spicca quello relativo alla cosiddetta Città Metropolitana. Tra Nicolais e Cesaro, PD e PDL ( bisognerebbe dire che qui il Berlusconi è come lo specchietto per le allodole perché non ci azzecca affatto!) si sono incrociati temi di grande interesse -anche se non si sono mai confrontati i due personaggi perché il secondo, come il suo referente, dice che ha solo contatto con la gente- temi di grande attualità che interesseranno in futuro le nostre contrade. L’uno parla di "policentrismo dinamico per cui c’è bisogno di una forte capacità di regia e di coordinamento, con una programmazione chiara e riconoscibile per un governo condiviso dei territori"; l’altro, il Cesaro, immagina "una grande Napoli che renda il territorio più dinamico e non crei steccati e barriere tra centro e periferie". L’uno, il Nicolais, promette di costruire una nuova identità istituzionale e territoriale ed aggredire crisi strutturali e politiche antimeridionaliste; l’altro, reclamando la politica del fare, parla di rottamazione dell’edilizia spazzatura costruita senza sistemi antisismici. E tanto altro ancora. Come agire, allora, per orientare il consenso sull’uno o sull’altro aspirante a Presidente, fatti salvi gli altri che in questa sede non trattiamo? Quale sarà il discrimine per operare una scelta consapevole, ragionata e condivisa? Bisogna valutare alcuni fattori. La statura culturale e politica dei personaggi, la loro rappresentatività e il loro prestigio personale per dare lustro all’Istituzione che si va a governare; vieppiù il retroterra ideologico e valoriale di riferimento, senza il quale nessun progetto potrà uscire dalla prassi e realizzarsi nell’ottica del bene comune, superando il deleterio agire politico del fare, così come sta avvenendo, forzando volontà, destini e valori di intere comunità . Ecco, allora, delineato il motivo di adesione al progetto Nicolais, e a quanti, con questo progetto, intendono governare la Provincia di Napoli. E’ questa una sfida di alto profilo culturale, di provata e riconosciuta onestà morale e intellettuale che, sostenuta dal Partito Democratico, vede impegnati nella competizione elettorale per consigliere provinciale, per Nicolais Presidente, tanti autorevoli rappresentanti delle nostre comunità.
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04/06/2009
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