La Voce del Quartiere
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IL TEMPO E LE PAROLE di Dossier: inserto di carte o documenti relativi ad uno stesso fatto o ad una stessa persona. Così il Devoto Oli. Una parola che va molto di moda sulle bocche e sulle tastiere dei media contemporanei. Niente di male, né di straordinario per un termine che comunemente viene usato nelle relazioni bancarie e nelle vicende giudiziarie. Deprecabile e da condannare l’uso che se ne sta facendo da parte della politica e di chi per essa mira a perseguire interessi personali, utilizzandolo come un’arma micidiale per delegittimare o distruggere i propri avversari o semplicemente attaccare coloro i quali non condividono un certo modo di fare. Una operazione squallida, comunque la si guardi, per seminare calunnie e odi, per mettere in luce circostanze e fatti non altrimenti giustificabili, là dove le questioni non sono esprimibili con gli usuali canali di comunicazione. Ma è soltanto dei tempi nostri questa patologia del confronto-scontro tra avversari, siano essi politici, siano essi titolari di pubbliche funzioni o di potentati economico-finanziari di varia levatura? E’, il dossieraggio, una modalità d’uso delle notizie tutta contemporanea? La moda di raccogliere ed utilizzare notizie per colpire l’avversario c’è sempre stata, solo che si è realizzata con modalità diverse, utilizzando mezzi e strumenti che i tempi mettevano a disposizione. Per non andare troppo lontani nel tempo e, facendo capo ad esperienze personali, ci soffermiamo a considerare quanto accadeva nei primi anni della storia repubblicana, quando si tennero i primi comizi elettorali per dotare il Paese di una nuova classe dirigente dopo lo sfascio provocato dalla guerra. La politica, allora, o quello che si credeva di interpretare come fatto politico, la si viveva con un elevato tasso di partecipazione,più passionale che consapevole,da parte delle masse popolari represse ed invelenite dal passato regime fascista. Erano senza esclusioni di colpi le lotte tra coloro i quali si contendevano uno scranno consiliare; risuonavano notturne fucilate da balcone a balcone per intimorire e sopraffare; volavano sassi e tegole per liberarsi dall’assedio degli avversari quando, chiusi in casa, non si avevano più mezzi per riaffermare il diritto alla propria libertà di opinione. E di movimento, perfino. E se questo non bastasse, si ricorreva ai comizi di piazza, mettendo in campo non solo la retorica e la demagogia del momento, quanto il sottile veleno della calunnia e della diffamazione per indebolire l’avversario e fargli perdere consenso. Si ricorreva, già da allora, alla tattica dal dossieraggio. Si raccoglievano testimonianze e dicerie da vicini; denunce di parenti – serpenti rosi dalla gelosia e dall’invidia; qualche carta dimenticata nei cassetti veniva tirata fuori o addirittura veniva "creata" per l’occasione. Fabbriche di veleno erano le sartorie, i negozi di barbiere e le taverne annerite dal fumo e olezzanti di vino andato a male, le anticamere degli avvocati e dei dottori. Anche nelle sagrestie si turibolava il veleno al posto dell’incenso, talvolta. Il tutto veniva sistematizzato ed aggiustato e fatto veicolare sulle spire dei venticelli di calunnia attraverso passaparola porta a porta, o ciclostilati diffusi nella notte per sollecitare i pruriti mattutini. Altri tempi, si dirà; altre tecniche di dossieraggio messe in campo per far male, altre dimensioni della malvagità, più casarecce ma non meno pericolose; sempre, tuttavia, eguali le intenzioni ed uguali per gli effetti devastanti sui bersagli fatti oggetto di attenzione. Oggi le modalità per colpire l’avversario e distruggere la reputazione si sono adeguate alla modernità e utilizzano le tecniche che questa abbondantemente mette a disposizione. La calunnia -e il male che essa si propone- viaggia su altri canali; si è globalizzata per mezzo della rete massmediale ed utilizza quel freireiano processo di coscientizzazione, per disvelare e universalizzare fatti troppo spesso personali e troppo delicati per il loro devastante contributo alla distruzione dei soggetti presi di mira per cogliere gli obiettivi che la campagna diffamatoria si era proposti. Niente è cambiato, solo che ci si è attrezzati con maggiore dovizia di strumentazioni e l’area di intervento del fenomeno si è enormemente allargata. Anche gli obiettivi si sono fatti sempre più grossi e potenti: si era partiti dai piccoli litigi da cortile , per discordie condominiali ; si sono toccati i livelli delle competizioni elettorali dei piccoli comuni e si è arrivati a livelli più allargati, globalizzati e planetari, intervenendo sulle coscienze di miliardi di persone pilotandone le scelte e inducendo la politica e l’economia ad assumere decisioni fortemente condizionate dalle intenzioni degli agenti autori del dossieraggio. Tanto per restare in casa nostra - Nixon e Clinton ne sono stati vittime planetarie - non possiamo non deprecare la marea di calunnie e di diffamazione che deborda da tutte le sponde del Paese, sparsa a piene mani a danno di chi si oppone o semplicemente manifesta parere contrario a chi detiene le leve del potere. Non c’è bisogno di fare nomi; per completezza d’informazione e a futura memoria, come si dice, elenchiamo quanto male è stato fatto (o si è tentato di fare) utilizzando la leva perversa della dossierizzazione. Sono stati presi di mira, in questi ultimi anni, Veronica Lario, signora ribelle, accusata di adulterio; Dino Boffo, direttore di Avvenire, indicato come omosessuale; il giudice Mesiano, distratto e trasandato; Marrazzo e le sue personalissime disavventure; Stefano Caldoro e le sue frequentazioni; Gianfranco Fini e l’affaire Montecarlo, e , in ultimo, ma solo in ordine di tempo, sta tenendo scena la faccenda Marcegaglia. Come vitalità del dossieraggio non c’è che dire. Per i danni arrecati alla libertà delle persone e alla credibilità del sistema democratico come tessuto connettivo delle relazioni sociali positive si deve ricorrere all’utilizzo del "bisogna che" tutto finisca al più presto e che questa perversa modalità di condurre la lotta politica venga archiviata, per adottare comportamenti virtuosi che abbiano come fondamento il rispetto assoluto della persona considerata nell’universo sostanziale dei suoi inalienabili diritti. 16/10/2010 |