La Voce del Quartiere
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IL MAESTRO PREVALENTE? di
Tra le questioni che emergono nei dibattiti sulla riforma della scuola, una più delle altre colpisce l’immaginario collettivo: il maestro unico nelle scuole elementari, e, detto in modo più maldestro, nel tentativo di ammorbidire lo scontro tra governo e opposizione, il maestro prevalente, come a configurare una pluralità di docenti, un team che dovrebbe sostituire il modulo didattico, così come previsto dalla vigente legge 148/90. Una pluralità di interventi educativi prestati da figure docenti con responsabilità differenziate, al posto di una pluralità di interventi "modulari " prestati da figure professionali con eguale responsabilità di fronte alla propria missione educativa, senza differenze di visibilità e posizione giuridica. Il docente "prevalente" evocato in qualche intervento anche dal Capo del Governo come a tranquillizzare la gente che è sempre più preoccupata per le sorti della scuola pubblica del Paese, richiama alla mente il docente-tutor così come previsto dalla legge 53 del 2003, un docente che spende la sua giornata professionale solo nella "sua" classe, coadiuvato dal docente di laboratorio (oggi questo è scomparso dalla nomenclatura, sostituito dal docente di inglese, informatica o di….educazione fisica!) che esercita il suo magistero in maniera più estesa su due o più classi. Veniamo al punto. Chi , tanti anni fa, fu perplesso su quel "di norma" inserito nell’articolo 5 della legge 148/90 che ipotizzava il maestro unico, almeno per le prime due classi elementari, per contentare coloro i quali paventavano il disorientamento dei bambini di fronte a tanti docenti sulla stessa classe , così come è previsto dall’organizzazione modulare, oggi lo è ancor di più in presenza di questa figura "prevalente" che assume su di sé l’intera responsabilità della classe, della progettazione didattica, della tenuta dei documenti di rito, dei rapporti col dirigente e con i genitori, e, addirittura, dell’indirizzo generale relativo alla realizzazione dei progetti extracurriculari. Una responsabilità personale che ricade, all’improvviso e senza il necessario viatico di formazione-apprendimento, sulla figura del docente in corsa "solitaria" senza più il conforto del confronto, della compagnia solidale e condivisa sulle questioni professionali, senza più funzione di terzietà nei conflitti, che, ammettiamolo, in un gruppo di lavoro possono scatenarsi. Con la figura del maestro "prevalente", schermo per velare l’introduzione del maestro unico, maestro tuttologo di antica memoria, si è menato all’aria tutto il grande patrimonio della cultura plurale entrato nella scuola circa vent’anni fa, della cultura della partecipazione democratica e della corresponsabilità/contitolarità della tenuta didattica e formativa delle classi; della possibilità, non sempre remota, di poter utilizzare al meglio le risorse talvolta scadenti, stanche e/o distratte, inserendole in un contesto forte di organizzazione là dove ogni scivolamento o caduta venivano attenuati dai comportamenti professionali di coloro i quali ,comunque, garantivano il successo della classe. Con l’organizzazione modulare a responsabilità condivisa, c’è competitività sana, alternanza e scambio di posizioni, voglia di successo. Il tutto alla pari, senza posizioni da serie A e da serie B. Ci sono più voci a rispondere alle domande-bisogni dell’alunno, esso stesso naturalmente immerso in un vociare plurale proveniente da ogni parte; esso stesso già di per sé educato a selezionare, comprendere, assumere atteggiamenti diversificati a seconda delle performances che gli si propongono. Oggi, tutto questo, col docente unico e/o prevalente viene meno. Ritorna l’alterigia del ruolo di corradiniana memoria, ritorna la chiusura spinoziana (è un rischio non tanto remoto: …nella mia classe, con i miei alunni..); ritorna il rischio della precarietà e della improvvisazione (lavoro da solo, ho poco da dar conto); ritornano, per la scuola, le tragedie quotidiane per organizzare il lavoro con sempre maggiori difficoltà per la scarsità delle risorse sempre più ridotte messe a disposizione, visto come si agisce per reperire il personale supplente. E ancora - è cosa già vissuta da chi ha sperimentato negli anni scorsi la modalità del maestro-tutor prevalente così come previsto dalla normativa precedentemente citata- le difficoltà create dalle prevedibili malattie professionali dei docenti che vanno dalla sindrome ansioso-depressiva per chi dopo tanti anni di lavoro in equipe si trova ad operare in solitudine, alla sindrome di onnipotenza degli stessi che, in quanto prevalenti, ritengono di prevalere su tutti e tutto, perdendo spesso il senso della misura.
info@lavocedelquartiere.it 03/11/2008 |