La Voce del Quartiere
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GLI INTELLETTUALI. CHI? di Luigi Antonio
Gambuti Sono cominciati gli incontri tra gli intellettuali e la candidata sindaco Iervolino. Noi non abbiamo partecipato perché non abbiamo firmato, non abbiamo aderito, perché non ci sentiamo "intellettuali". Cosa poi sia questa figura, nella cultura corrente, sta agli stessi titolari della maschera definirla. Fatta questa premessa, diciamo subito che, a nostro avviso, si poteva partire meglio. O in discontinuità con il passato. Chiamare a raccolta gli intellettuali per avere elementi da inserire nel programma di governo per la città di Napoli è ripetere, o consolidare, l’ errore storico che per secoli ha condannato la città a vivere su due livelli antropologici, uno lontano dall’ altro, senza alcuna contaminazione, se non la condizione di vivere nello stesso territorio e condividerne, ma anche qui in maniera diversa, gli stessi problemi. Niente ha imparato la nostra borghesia dalle tragedie del passato. Mai la nostra borghesia si è resa conto che non può vivere senza contaminazioni popolari, lazzarone, senza sporcarsi le mani con le " cose da poco", senza preoccuparsi, per quanto le compete, dei rapporti con il resto della comunità, intesa a tutti i livelli. Senza la cosiddetta " puzza al naso". Così, dunque, i partecipanti ai forum della candidata a sindaco di Napoli. Ieri hanno scoperto, dopo ore di intensi interventi, il valore del decentramento. Hanno riconosciuto il valore delle municipalità, dei nostri quartieri, per riavvicinare i cittadini alla politica ed affrontare i problemi reali che dai vicoli, dalle piazze e dai fondaci la gente esprime con le sue più genuine manifestazioni. Hanno, quindi, compreso che è dal basso che bisogna partire per governare la città, che nella sua enorme complessità non può non essere gestita se non per piccoli pezzi, quelli più sofferti, vissuti e vicini alla gente. Solo allora, con la messa in campo delle peculiarità dei quartieri e delle loro tipicità architettoniche, urbanistiche, socio-economiche e antropologico-culturali e con la puntuale e ed attenta presa di coscienza delle problematiche che ne derivano, il ruolo del sindaco, visto come coordinatore e sintetizzatore politico, potrà esaltarsi e trovare giusta e naturale collocazione. C’è tempo, quindi, per ripensare l’ascolto da parte della candidata a sindaco di Napoli. Se dopo cinque anni di governo della città ha dovuto ricorrere ai forum con gli intellettuali per ascoltare proposte per il suo programma, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Continui, comunque, con il suo calendario l’on.le Iervolino. Ma scenda in piazza, cammini nei vicoli, faccia la spesa tra la gente, tenti di parcheggiare l’auto, aspetti un tram o un pullman, faccia la fila in un pubblico ufficio, esca di sera per una improbabile passeggiata ( dove vuole, qui non si fa differenza!) e raccolga direttamente, vivendole sulla propria pelle, le esperienze che ne trarrà. Ma, per cortesia, scenda sola, senza la scorta, camuffandosi quanto più possibile per non farsi riconoscere. Senza quei filtri , gli "intellettuali " appunto, spesso gente interessata a sminuire la portata dei problemi, gente che di questi si alimenta e mai e poi mai vorrà che la realtà sia del tutto "normalizzata". Perché di questo alcuni vivono, parassitariamente, aspettando finanziamenti per piani speciali di intervento , per non dire di frane, alluvioni e terremoti. Ma qui facciamo punto. Non da intellettuali, ma da popolo, abbiamo proposto qualche riflessione. E continueremo, invitando i lettori ad intervenire. Perché, per dirla con don Tonino Palmese, un intellettuale scomodo, fino ad ora abbiamo pensato troppo a fare belle piazze e poco alla povertà della gente.
30 gennaio 2006
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