La Voce del Quartiere
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E' FERRAGOSTO, SIGNORI, SI CAPISCE. di " Se la fu egemonia culturale della sinistra era seriosa e torva, quella della destra e' ciprosa e fessa, un vacuo ancheggiare tra bellezze al bagno, uno sdolcinato intenerirsi tra i guati e i pigolii di cucciolate assortite." Così Michele serra su la Repubblica di qualche giorno fa, scrivendo della melassa in cui è invischiata la cultura del paese, quella veicolata dalle reti televisive e dalla stampa del regime. Questo è il quadro. In questa cornice arriva il Ferragosto, col solito fiatone da ansia da prestazione. Fate tutto quello che potete ( il volete non esiste ) , viaggiate, spendete, consumate, dice il Cavaliere. Esercitate il diritto all' ozio, perchè la pigrizia è indice di felicità, sembra fargli eco Lafargue il comunista battagliero. A noi basta menare all' aria il ciarpame che affoga la politica, quella vera, disseminato per distrarre i giocatori dalle partite reali, quelle che in autunno chiameranno al rendiconto delle poste messe in gioco. Le proposte oscene della Lega - che vergogna solo a parlarne - , le bordate reiterate ai sistemi di controllo e garanzia degli apparati democratici del Paese; le irrisolte questioni dei rapporti Stato - Chiesa; le foto di Villa Certosa e le domande in attesa di risposta; le escort e le veline, le foto di famiglia, la vanità ridotta a confessione religiosa, i miliardi e gli usurai per soddisfare il vizio di giocare, le difficoltà della Ferrari e la meteora Quagliarella; gli assassinii quotidiani e gli endemici liquami; le lontananze forzate e le presenze sopportate, le assenze sofferte; la crisi dei mercati e le lotte sindacali: i precari strumentalizzati e gli sfaccendati garantiti; il ghigno di Ghedini; il sorriso di Gasparri e Cicchitto, Cota e Bondi; le miserie napoletane del fu Partito Democratico; i rigurgiti bassoliniani e i miagolii d' un sindaco incazzato, cancelliamo il tutto dal nostro calendario. E' ferragosto, signori. Nel teatromargherita in cui siamo precipitati cerchiamo di recuperare, almeno per domani, il diritto a pensare positivo e a respirare aria pura. Se pure intorpiditi dagli afrori maleodoranti di cipria impastata di sudore, esercitiamo a gran voce il diritto all' emancipazione. Ritroviamo la voglia di capire, illuministicamente, per disperdere le tenebre dell' ignoranza che incombe - ce ne è di troppa - del fanatismo dell' apparire e delle false improbabili sirene. Per aspirare a vivere in un mondo migliore .
14/08/2009 info@lavocedelquartiere.it
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