la Voce del Quartiere
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EPICEDIO PER ONNA E allora resti senza parole. Né scritte, né parlate. Ascolti e ingoi lacrime e ricordi, paure e speranze ti riaffollano la mente, ti sconvolgono il cuore, ragione e sentimento si accapigliano nella ricerca dei perché e delle risposte che non arrivano mai. E’questa la condizione di contesto in cui ci troviamo mentre "dobbiamo"scrivere queste note. Sul televisore scorrono impietose scene di dolore,disastri da terremoto e disastri da cannone,e pare che tra l’Abruzzo devastato e la striscia di Gaza rasa al suolo la differenza stia solo nelle ragioni di una natura matrigna da una parte e nella follia degli uomini dall’altra. Il resto è morte. Due follie,l’una scatenata sotto terra di un pianeta devastato,l’altra dall’odio che mai come in questo momento dovrebbe essere stigmatizzato per le vittime di cui si pasce, in un momento in cui la speranza di trarre bambini vivi alle macerie dell’Abruzzo pare l’unica cosa per cui pregare. Strana la condizione umana: da una parte si uccide la vita, dall’altra la si reclama e la si piange una volta perduta. Il terremoto ferisce nell’anima più che nel corpo. Si cancella una storia, ci si sente traditi, si perde il senso stesso della vita e della propria identità. Nelle macerie del borgo di Onna,piccole case di pietra con gli archi ai portali e i bordi dei pozzi consumati dalla fune,coi focolari spenti dalla fuga e le finestrelle resistenti alla tramontana delle gelide notti abruzzesi, ormai orfani di canti e di sospiri nella scompostezza del quadro d’insieme, la sconfitta dell’uomo e la sua eterna condanna a ricominciare la si respira nell’aria. Mai più sarà come prima e ritornare sui quei prati, toccare le pietre rose dai licheni e risentire il brivido di un frammento di vita sarà sempre più difficile, appesantiti da un dolore che mai nessuna casa nuova saprà compensare per riportare alla luce i sentimenti di chi li ha perduti, o la fiducia nel cuore di chi si sente tradito. (L.G.A.)
11/04/2009 |