La Voce del Quartiere
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IL RUMORARMONIO di Non che gli altri siano partiti d’acciaio . Ma la proliferazione dei partiti di latta sta mettendo in crisi profonda la tenuta politica delle istituzioni stante l’altalenante collocazione dei piccoli gruppi-partito che, se da una parte non fanno problemi all’attuale maggioranza parlamentare, dall’altra costituiscono punto di riferimento, serbatoio e leva di aggregazione per quanti, ad ogni tornata, devono costruire i loro palinsesti elettorali. Tra il partito del sorriso di plastica e il partito delle maschere di cera sono nate e stanno nascendo a margine dell’uno e dell’altro, per partenogenesi o per secessionismo, piccole formazioni politiche familiari, clientelari, territoriali che, se non trovano ragione di essere nel panorama attuale connotato da bulgare maggioranze parlamentari, si predispongono a stare sul carro del maggior offerente, là dove non si dovesse riuscire a venir fuori dall’empasse che blocca lo sviluppo del Paese e si dovesse ricorrere anticipatamente a fare i conti con il responso delle urne elettorali. Già sta in sofferenza il più grande partito - o ,meglio, coalizione- che sta governando il Paese. Come è accaduto nella giovane famiglia del Partito Democratico dove i coniugi hanno dovuto e devono fare i conti con i residui peccati delle case di provenienza, cosi nel Partito del Popolo delle Libertà sta venendo fuori il disagio ingombrante del terzo incomodo, un malessere che, sommerso fino a qualche tempo fa, è esploso in queste ore con la presa di posizione di Gianfranco Fini e con la messa in discussione di una conduzione politica fatta di tanti passi indietro e tante illusorie fughe in avanti. Una politica, se questa che ci governa si può così definire, manovrata da un capo sostenuto nella difesa dei suoi interessi personali e patrimoniali da una moltitudine di peones impauriti e assoggettati, interessati solo a difendere il gettone, da una parte, e dall’altra dall’arroganza tutta forcaiola d’una compagine territoriale fortemente impegnata a rivendicare i suoi privilegi e a dettare al Paese le sue regole e le sue imposizioni. Un’accoppiata poco male tra Bossi e Berlusconi che sta facendo danno a Fini, il quale suo malgrado o forse per sua fortuna , dipende dai punti di vista, si trova a reclamare la dignità della politica e la distanza della stessa sia dagli interessi personali, propri di Berlusconi, sia dagli interessi strettamente territoriali, come quelli propugnati dalla Lega. Come se in camera da letto abitata da coniugi cofondatori della casa e della famiglia di appartenenza si intrufolasse il terzo incomodo e facesse fuori uno dei due partner costringendolo a prendere atto di una realtà diversa da quella che aveva progettato, così è avvenuto e sta avvenendo di recente nei rapporti tra Berlusconi e Fini. Sarà ridotto Fini a cercare casa altrove o deciderà di sopportare la nuova situazione per un mero calcolo di bottega elettorale? O non darà vita ad una nuova compagine politica, finendo per incrementare l’elenco dei già numerosi partiti cosiddetti di latta? Si incamminerà, per difendere la dignità e la coerenza che negli ultimi tempi l’hanno sostenuto, lungo il viale di non ritorno così come hanno fatto Bertinotti e i suoi compagni di viaggio? Pare che non ci si aspetta che questo da parte dei due nuovi arroganti compagni di ventura, accomunati da una stessa matrice culturale e dagli stessi interessi di bottega, per tracciare le linee oltre le quali la democrazia e la libertà saranno solo un ricordo in questo Paese. Spinto a contarsi ( quanti traditori già s’ avanzano per mantenersi a galla nella tempesta prossima ventura, anche qui, in casa nostra!) Gianfranco Fini dovrà ricominciare daccapo per ricostruire la sua formazione ed ancorarsi a valori consolidati e riconosciuti tra quelli che rappresentano l’ultima sponda di una stagione politica ormai al tramonto. Sarà portato a praticare le vecchie logiche delle inimicizie di partito o sarà vittima delle sirene del potere? Nascerà dalla costola rotta del Partito del Popolo delle Libertà un nuovo partito, un partito di latta, a servizio del gruppo dominante, o sarà uno dei componenti del variegato universo dei soggetti comunque disponibili pur di rompere gli schematismi soffocanti di una gestione di governo tutta personale ed esclusivamente territoriale? C’è urgenza, come si vede, che sulla vicenda Fini-Bossi-Berlusconi si facciano attente e serie riflessioni. Stante, anche, qualche maldestro e inopportuno tentativo di qualcuno che, approfittando del momento di dissenso, lancia l’offa, per costruire , ancora una volta contro ogni logica, una nuova e più larga rappresentanza elettorale. Non politica, perché non si riesce a capire come possano convivere le tesi di D’Alema e Fini, qualora si verificasse l’accoppiata. Un altro partito di latta, dunque? Un’altra sfaldatura dei blocchi politici usciti dalle macerie della prima repubblica e un addio definitivo al tanto auspicato bipolarismo all’americana? Una proiezione realista dei destini della terza repubblica, nata già vecchia se così fosse, visto che della seconda nessuno se ne è accorto se non per il frastornante e mortificante mantra dell’arrogante politica berlusconiana. O,forse, pure questo,è solo un gioco di intonarumori condotto da abili e spregiudicati futuristi di stagione per dare continuità prospera e felice al rumorarmonio abilmente orchestrato per coprire l’assordante silenzio calato sui problemi del Paese?
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