La Voce del Quartiere

Della serenita’ e d’altro ancora

di Luigi Antonio Gambuti

Serenamente. Ho chiesto un arbitrato e non un lodo per dirimere una questione che mi tormentava ed ho ricevuto ciò che mi spettava.

Ciò che ho ricevuto, in relazione a ciò che mi spettava, mi mette adesso in condizione di pensare cosa scrivere e di farlo nel clima più favorevole per essere efficace. Serenamente, dunque, in assenza di turbamento, in limpida armonia spirituale com’è appunto lo stato di serenità.

In breve mi sono procurato quella condizione d’animo di cui tanto si parla oggi, perché in sua assenza, non si può esercitare al meglio il proprio mestiere, specialmente se questo è di altissimo livello per la rilevanza pubblica che riveste.

Si giustifica,quindi,l’affermazione tanto reclamata per cui "la serenità delle alte cariche della Repubblica è un bene meritevole di tutela costituzionale" e si stravolge, nello stesso tempo, la Carta per tutelare la serenità delle alte cariche dello Stato mettendo in campo un provvedimento escogitato da menti giuridicamente raffinate, targato prima lodo Schifani, adesso come lodo Alfano, che lodi non sono se non dei colpi di mano a danno di un principio che rappresenta il fondamento di ogni sana democrazia: l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Una prima riflessione sul fatto ci fa capire subito chi, tra le alte cariche dello Stato, teme per la sua serenità, inseguito com’è da tempo da provvedimenti giudiziari che ne turbano l’armonia spirituale e non lo fanno lavorare.

Ancora una volta, ma non è, del resto, la prima volta, ci si trova di fronte ad un problema che poco o nulla interessa al popolo italiano, quel corteggiato popolo sovrano che viene usato come una pesante clava per demolire quel poco che è rimasto di credibilità istituzionale del Paese.

Se solo dovesse riuscire il colpo di mano del "lodo costituzionale" dovremmo cancellare da tutti i tribunali la scritta che ci ricorda solennemente che "la legge è uguale per tutti".

Non è questo che c’intriga,comunque.

Mi chiedo, e chiedo ai miei lettori,quanti arbitrati o lodi (e non leggi che sono un’altra cosa) bisognerebbe porre sull’asse delle condizioni umane oggi, nell’atmosfera di decadimento generale in cui siamo stati precipitati?

Arbitrati per garantire serenità a chi lavora per consentire la realizzazione di un prodotto di buona qualità, perché non contaminato dalle condizioni di malessere che l’operatore potrebbe aver vissuto durante la sua esecuzione. Chi ci pensa?

Bisogna tutelare la serenità di tutti, quindi, perché se ne fa una ragione di stato, con o senza lodo costituzionale.

E non soltanto dell’Uomo Solo al comando che, bontà sua, non ha chiesto niente, sostenendo che sono stati i suoi amici di partito a proporre il provvedimento per farlo lavorare in pace, perché ha sulle spalle il destino del Paese.

E della serenità degli altri cittadini, tormentati da una condizione esistenziale che ne compromette la limpida armonia spirituale con frequenti turbamenti determinati da violenze, mancanza di lavoro e di assistenza, da soprusi e da miserie, chi ci pensa?

Chi si preoccupa della serenità dei precari della scuola reimmessi nel circuito occupazionale e dopo settimane e mesi di ansiosa deprimente attesa?

Come può un docente svolgere la sua delicatissima funzione se non vive di certezze in ordine al suo futuro e vede sempre più lontana la sua sistemazione?

Potrà mai essere serena una persona tenuta in queste condizioni?

Una persona che ha sulle spalle il destino di decine e decine di personalità nascenti, il patrimonio futuro di una comunità comunque definita?

Pensiamoci, per i danni che si possono provocare e non solo a carico di coloro che frequentano la scuola,quanto per la tenuta culturale del Paese e per le sorti della civiltà democratica che nell’istituzione scolastica libera e liberante trova il suo principale punto di riferimento.

Serenità nelle famiglie, chi la garantisce? Quale lodo vogliamo escogitare?

Dopo lo sfascio etico che la sta rappresentando come una ridotta perennemente tormentata nei rapporti e nelle convinzioni; vogliamo preoccuparci di procurare serenità a chi non ha più lavoro e vede nero lungo il tracciato sempre più incerto del suo futuro e dei suoi familiari?

Ai tanti disoccupati di oggi e di domani chi potrà mai garantire serenità per svolgere proficuamente il ruolo di coniugi, genitori e cittadini? Quale azzeccagarbugli potrà mai intervenire per alleviare le loro sofferenze e dare loro la serenità necessaria per praticare la costituzionalmente garantita cittadinanza attiva?

Nelle loro condizioni si potrà mai accendere un sorriso sulla bocca di un bambino o dare il massimo conforto all’ammalato? E quale provvedimento potrà mai tutelare la serenità delle popolazioni invase dai rifiuti, preoccupate per la salute delle proprie generazioni?

E quale serenità si ritrova nell’universo massmediale se ogni minima proposta che diverga dall’Unico pensiero può essere motivo di risarcimento e di chiamata in tribunale?

Quale magistratura potrà mai rassicurare il cittadino se essa stessa, deprivata di serenità, è vilipesa, delegittimata ed insidiata? Pare che la mitridatizzazione di cui si parlava qualche tempo fa stia dando le sue nefaste conseguenze. Come storditi di fronte al grido di dolore che disturba la serenità dei garantiti, restiamo assenti in attesa di qualcosa che cambi. Non ci smuove più niente; niente più ci indigna; siamo tutti indifferenti. E’ da un mese che siamo incanagliti dagli Scazzi privati di Avetrana a danno degli altri più collettivamente rilevanti, distratti dai bisogni di milioni di persone che non hanno voce,né diritto di presenza nell’indifferenza più totale di una cultura decadente.

Perché così si vuole, così si conviene,così si deve.

Serenamente, s’era cominciato. L'effetto dell’arbitrato è finito; la sequela della parola scritta s’è conclusa e l’indignazione per l’indifferenza s’è accresciuta.

Staremo a vedere se ancora si potrà sperare perché qui, giorno dopo giorno, anche la speranza muore.

 

29/10/2010