La Voce del Quartiere

Dalla porcata alla porcheria la suinite avanza

di
Luigi Antonio Gambuti

Senza offendere la nobile razza delle bestie che per secoli hanno rappresentato il banco alimentare della gloriosa civiltà contadina.

Ci siamo dentro fino al collo,nella suinite, sì che torna difficile districarsi fra gli eventi che hanno reso questo angolo di mondo come un recinto maleodorante sistematicamente irriso da gran parte del contesto internazionale.

Da ciò che il Calderoli finì per definire una porcata, la sua legge elettorale, allo strappo attuale al sistema giudiziario da quella che il buon Casini ha chiamato una porcheria, si distende una sconfinata valle di marciume che per tanti troppi anni ha esalato miasmi di ipocrisie e di misteri che hanno come unico collante una sola pervicace intenzione, quella di salvare coloro che detengono il potere, fare scudo ai ladri e ai truffatori, calpestare le regole del gioco democratico, incrinare il sistema delle garanzie e proteggere, senza manifestare alcun senso di pudore,chi di questa politica arrogante e strafottente si fa protagonista assoluto ed impunito.

Stravolta la legge elettorale, la legge porcata ha deprivato il cittadino-elettore del diritto a scegliersi il proprio candidato, del diritto-dovere costituzionale di mandare in parlamento gente capace di capire

e di pensare, di argomentare e di orientare,con onestà e lungimiranza gli interessi del Paese e quelli

più da vicino della comunità che si è chiamati a rappresentare.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti : un parlamento ingessato, gestito come un’azienda familiare, manovrato ed utilizzato per questioni personali, sottoposto allo stress continuo del tutti a casa si ricomincia daccapo, là dove qualche flebile voce di dissenso dovesse dare segno di un risveglio di coscienza.

Da questi "nominati" se ne salvano pochi, sia al centro che in periferia. Nella porcilaia massmediatica, alimentata da veline, escortite e marrazzate, da ammiccamenti e sotterfugi, da delitti contro l’amministrazione e contro la morale(?); da rinvii a giudizio, arresti, condanne e facce toste, non si riesce più a capire dove ancorare un grumo di esistenza cosiddetta normale, là dove la normalità è tutta messa in discussione e con essa i valori che hanno costituito la storia sociale e civile di questo paese.

E delle singole persone, di quelle tante che sempre più attonite e infastidite, quanto derise ed emarginate, continuano a tenere alto il senso del dovere, della buona educazione e del rispetto dovuto agli uomini, animali e cose, così come ci hanno insegnato una volta.

Cos’altro dobbiamo ancora subire per nutrire la speranza di riemergere dalla palude in cui siamo precipitati?

Si ha voglia a dire che no, va tutto bene; che no, sono solo le solite malignità della sinistra, che sì, tutto va letto in cifra di modernità e va vissuto e valutato in termini globali, per ritrovarci giustificati per le nostre ruberie e per le insopportabili facce di bronzo che bucano gli schermi televisivi. E non serve dire che così fan tutti, di craxiana memoria, perché, così facendo, stanno portando il Paese alla rovina.

Come si fa a dire ai giovani di essere attenti a praticare valori di tolleranza e di rispetto, di impegno e di sacrificio, quando si trovano di fronte alle proposte della Lega, alla persecuzione del diverso, allo scandalo degli esami comprati e delle carriere facili dei soliti privilegiati?

E a non privilegiare quello che si definisce lo "stile giovane", visto che anche un ministro si dice incinta di un bambino concepito con un fidanzato che in seguito la condurrà all’altare?

Non è forse tutto capovolto se prima si partorisce, poi ci si sposa , poi, se capita, ci si fidanza con un percorso a ritroso che si scontra con il sentire comune e con la tanto sbandierata educazione sessuale?

Che ne dice il cardinale Bertone? O forse il silenzio val bene una messa?

Come si fa a fidarsi di una giustizia quando questa viene continuamente delegittimata, accusata, elusa ed aggredita da coloro i quali, prima degli altri, dovrebbero difenderne le prerogative e la dignità istituzionale?

Come si può non indignarsi in presenza di un talk show televisivo, eletto a tribunale supremo, per dar voce a un soggetto per il quale si è chiesto l’arresto, consentendogli senza contraddittorio di scaricare la sua collera sul magistrato che, per competenza, l’ha giudicato?

Come si fa a sopportare il lassismo morale che appesta la palude e che non stigmatizza con la dovuta severità il tentativo, più volte reiterato,di difendere i privilegi di una classe dirigente sempre più corrotta, inquisita e supponente che senza scorno opera per via parlamentare per non essere processata?

E che dire dei condoni, degli scudi fiscali, degli indulti camuffati, dei rinvii e delle prescrizioni, dei legittimi impedimenti e di tutto il ciarpame messo in atto per sfuggire al giudizio dei propri giudici naturali?

E’ di questi giorni l’erezione del picco che chiude la valle dei dolori.

Il disegno di legge del processo breve che smantella e disastra la giustizia, salva i corruttori e i concussori, roba d’alto bordo, e manda in galera i ladri di polli e i disperati di ogni colore.

Lo hanno definito il disegno del privilegio,questa porcheria; roba da macelleria giudiziaria che, senza pudore alcuno, verrà proposta nelle aule parlamentari per salvare gli intoccabili e il loro mentore-fautore.

Questo è il clima intriso di miasmi e tante sono le domande che ci siamo poste da cittadini che credono ancora nel valore della legge e nella forza della sua applicazione.

Ciò che ci indigna, tuttavia, sono le facce toste e gli sguardi torvi; le parole urlate da chi dovrebbe sentire vergogna per quanto sta facendo.

Ciò che indigna e fa paura è la calma piatta di una società di gente assoggettata stordita e frastornata che vive alla giornata e che, sotto sotto, non vuole essere disturbata, impegnata com’è a farsi i fatti suoi, e per questi disposta a stravolgere regole, costumi e buone maniere.

 

25/11/2009