La Voce del Quartiere

 

DEMOCRATICAMENTE,
QUI COMANDO IO

di
Luigi Antonio Gambuti

Scrivo che è di lunedì mattina 2 giugno, festa della Repubblica. Non avendo ancora scelto il tema del mio intervento per il giornale, mi è venuta in mente l’atmosfera che si respirava qualche tempo fa, quando la Storia , quella vera, ci portò nel clima della Repubblica e, di conseguenza , fra le braccia della democrazia. Si era ragazzi,allora, e si assisteva a lotte furibonde tra fazioni avverse a colpi di fucile tra balcone e balcone, a comizi che sciorinavano in piazza i panni sporchi dell’avversario e si faceva a gara a chi alzava più forte la tensione per vincere la partita. Vinsero i repubblicani e il popolo sovrano s’accomodò sugli scranni del potere, rappresentato da personaggi che tra maggioranza e opposizione hanno tracciato il solco della Storia del Paese. Tempi diversi, gente diversa, sessantadue anni fa. Il popolo sovrano oggi parla attraverso altre "agenzie"; sono cambiati i codici espressivi, si sono allargati i set delle discussioni; persino i fucili, tranne quelli periodicamente minacciati da Bossi, sono stati riposti negli armadi. Il popolo sovrano oggi è rappresentato da un "uomo solo al comando" che, democraticamente, fa quello che vuole , perché individua pensa e decide in piena libertà sul destino degli altri. In questa nuova Vandea che è diventata la nostra Regione, per incapacità manifesta dei nostri governanti locali, si è arrivati a salutare, come salvatori della patria, dei bovari padani arricchiti sol perché hanno individuato la soluzione ad un problema che ci ha fatto vergognare dinanzi al mondo intero. Noi terroni siamo stati ancora una volta colonizzati e indotti a rivisitare nelle nicchie della memoria l’impresa di quei mille facinorosi che ci liberarono dalle angustie e dalle lazzaronate della dominazione borbonica. Una liberazione che, con l’annessione che ne seguì, ancora oggi sta dando i suoi malefici frutti, non avendo saputo o potuto costituire le premesse per consentire ai liberati di camminare da soli verso l’orizzonte di crescita e di sviluppo della patria comune.

Fa male ascoltare e televisivamente vedere quanto viene dichiarato solennemente, all’ombra della bandiera italiana, a vergogna delle nostre inefficienze e delle nostre sporche, sporchissime faccende politico-amministrative, in ordine al problema dei rifiuti. Democraticamente, decido io, perché avete dimostrato di essere incapaci di affrontare e risolvere i problemi delle vostre realtà metropolitane

Fa male osservare ed ascoltare un inerme governatore appena sdoganato dal suo silenzio pre e post- elettorale, curvo sotto il peso delle responsabilità , che s’affanna a dire che sì, tutto va bene madama la marchesa, e che gli ordini non si discutono perché, democraticamente, così vuole il popolo sovrano. Là dove c’è pochissimo di popolo e tantissimo di sovrano. Del resto, tutti hanno diritto di parola, ha detto qualcuno a Montecitorio, dipende dalle cose che devono dire.

E’ questa la nuova democrazia?

Come napoletani metropolitani, come meridionali, dovremmo andare vergognosi nei secoli per quanto è accaduto, per dover subire ancor una volta una lezione di determinazione ed efficienza per la palese incapacità di una classe dirigente che sa solo essere parolaia e inconsistente per il bene comune e , per quanto si legge e si ascolta, pratica e concreta per quanto concerne il bene privato. Il suo, si capisce.

In una realtà "diversamente" civile, a nostro parere, bisogna cominciare a ragionare "diversamente" democratico, così come ci sta capitando in questi giorni. Laddove ce lo siamo cercato, dobbiamo capire che, al punto in cui si è arrivati, la sospensione dei diritti costituzionalmente garantiti va accettata e sostenuta se vogliamo uscire della situazione di degrado in cui siamo precipitati. Fa male pensarlo e scriverlo,oggi, che è la festa della Repubblica.

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04/06/2008