La Voce del Quartiere
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DALL’INDIFFERENZA ALL’ASSUEFAZIONE di Sono uno dei sessanta e passa milioni di italiani che non ce la faceva più. Meno male che ci ha pensato il cavaliere: la riforma "epocale" della giustizia,che in tanti spasmodicamente aspettavamo, è cosa fatta, cammina col primo passo abbrivato dal governo e ,da parte nostra, l’accompagni la fortuna per il "bene del Paese". Non si aspettava altro da vent'anni a questa parte e meno male che ci ha pensato Berlusconi che ci vuole bene e ci ha restituito quella serenità che per la mancanza di una giustizia riformata avevamo perso di vista. Meno male. L’avesse fatta prima della sciagurata stagione che gli aveva facilitato la discesa in campo (si scende da qualcosa che sta in alto e lui stava in alto!) non avremmo avuto il triste ruinoso fenomeno di tangentopoli. Se l’avesse riformata prima, la giustizia, e se avesse sottoposto i pubblici ministeri al servizio dell’esecutivo; se avesse attenuato il vituperato principio dell’obbligatorietà dell’azione penale,chissà quante incazzature ci saremmo risparmiate, noi comuni mortali, e chissà quanti loschi affari avrebbero continuato a fare, tanti figuri incravattati, onorevoli di nome e delinquenti di fatto. Peccato, non si fece in tempo vent’anni fa per dare impunità ai ladri e truffatori; non si fece in tempo a costruire l’ultima diga per consolidare l’illegalità diffusa e spudoratamente conclamata. Le monetine non ferirono solo l’orgoglio di Bettino; furono l’ultimo avviso perché il Paese si svegliasse prima che finisse,definitivamente, nel baratro dell’illegalità ridotta a sistema. E per un verso ci riuscì, anche se per poco. Rammaricato per la mancata riforma della giustizia degli anni ’90 il Cavaliere ci ha provato adesso,forte del suo potere mediatico-economico; ricco della popolarità che il personaggio che interpreta si è saputo conquistare affabulando la "gente"; affollato da reggicoda e tirapiedi, proiettato , così come ci ha informato al dovere del comando per cinquant’anni ancora. Personalmente, buona sorte a lui. Come cittadino, governato da siffatto Presidente, non mi sento garantito. Da chi rappresenta e difende la casta non ci si deve aspettare se non rammarico per gli anni perduti, per i processi subiti e per gli affari mancati. Da chi , definendosi coraggioso temerario eroico e un po’ matto,che si mette a giocare con le sorti degli italiani sottoposti a pratiche di giustizia, esso stesso coinvolto più degli altri, non ci si può aspettare che la delegittimazione della stessa, per tagliarne i vincoli a presidio e liberare i furbi e i faccendieri, nel magna magna della stanza dei bottoni. Staremo a vedere cosa faranno per addormentare "la creatura" e tirare sottobanco a complottare per portare a compimento sciagurati disegni per smantellare lo Stato. E, purtroppo, pare che la sorte sembra dargli man forte e non è la prima volta. Senza recare offesa ai martiri (questi sì ,martiri!) di una natura non più madre ma matrigna, pare che ogni qualvolta si crea un turbinio di difficoltà per il Cavaliere, con conseguente immancabile attenzione e scandalo mass-mediatico, con il rischio che l’amata "gente" possa cominciare a ragionare e prendere coscienza della gravità della situazione, capita qualche sciagura che devasta il mondo intero., piega le coscienze,rende umidi gli occhi,apre i cuori alla solidarietà e le menti alla paura. E pone una semplice domanda. Che volete,che volete allora,che siano le nostre inquietudini locali,le furbate nostrane,le risibili sciagure di paese(frane,smottamenti e varie delinquenze) di fronte ai disastri spaventosi che hanno messo in ginocchio un mondo intero; che volete che siano le nostre temerarie scorribande nei letti del potere di fronte alle tragedie umanitarie dei paesi nordafricani? Con quale forza affronteremo le emozioni e i disagi delle sciagure giapponesi - terremoti – tsunami - pericolo nucleare - e le conseguenze della guerra libica appena cominciata? Che sarà mai un taglio alla cultura? Riccardo Muti ha detto che si tratta di una "ignominiosa scure e di un canto funebre per le istituzioni culturali"; che senso ha parlare della scuola distrutta e vilipesa, con insegnanti "troppi e mal pagati" - ben gli sta- ha detto il cavaliere, - così imparano ad inculcare (oh!Quintiliano) principi contrari a quelli familiari;che importa se aumenta il precariato; se il federalismo spacca la Nazione; se Montecitorio s’è ridotto a tratturo per la transumanza parlamentare; che senso ha parlare di prostituzione minorile; di corruzione e concussione e vari ladrocini, di fronte alle tragedie universali che sconvolgono il mondo intero? Finiamola col provincialismo esasperato, aprite gli orizzonti e lasciateci lavorare, tanto il tempo passa e le tragedie vanno rispettate nell’apocalisse di morte e sofferenza che gli ultimi giorni hanno registrato! -sembra ammonirci qualcuno che ha interesse a minimizzare le meschine e fastidiose faccende di casa nostra. Niente da eccepire, ma qual è il rischio che corriamo? Non più dell’indifferenza che fa trascurare domande per conoscere e sapere; c’è il rischio forte dell’assuefazione ch’è malattia peggiore -abitudine contratta in modo definitivo- che obnubila la mente e addormenta le coscienze; automatizza i comportamenti, abbassa le soglie di attenzione e fa accettare di tutto, ombrello compreso,come cosa naturale. 20/03/2011 |