La Voce del Quartiere
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DALL’ IDENTITA’ PER RITROVARE SE STESSI di Luigi Antonio Gambuti Ho riscontrato, nel mio peregrinare culturale degli ultimi tempi, una forte attenzione allo studio delle tradizioni locali, declinate nei tempi e nei modi delle storie personali, delle economie e delle strutture sociali. Percorrendo la provincia sannita ho avuto modo di riflettere su un particolare dato di realtà, avvalorato ed arricchito da un nutrito catalogo di studi e di pubblicazioni sull’argomento di cui in premessa. Si manifesta, specialmente nei piccoli centri, un interesse marcato a riconoscere e rappresentare la propria identità per rivisitarla in chiave contemporanea e a ridiscuterla con termini e fattori nuovi, prima per ritrovarsi confermati nelle proprie caratteristiche originarie, poi per gestire un nuovo modo di rappresentarsi nel tempo della montante ed irreversibile globalizzazione come quella attuale. Si tratta di rimarcare il particolare, più facile da aggredire per la sua finitezza e di gestirlo criticamente nel generale, là dove i confini e le frontiere sfumano nell’indeterminato e nell’evanescente. Oggi, più di ieri,c’è bisogno di questa attenzione. E non si tratta di una moda richiamata da rigurgiti vichiani, tantomeno da esercitazioni letterarie. Si tratta di "leggerci" dentro, di riorientare le storie del nostro quotidiano, di fermarci un attimo perché la coscienza ci raggiunga e riflettere, o cominciare a farlo, sulla linea di una conoscenza più meditata di ciò che siamo, di come viviamo questo essere, come persone e come cittadini. Il tutto per riagganciare alcune semplici certezze, certi punti fermi storicamente consolidati e presentarsi più solidi e determinati nel fluire incontrollato della modernità, là dove le modalità e gli stili della convivenza civile e democratica sono messi continuamente in discussione. Paradigmaticamente, tracciamo un itinerario per costruire un percorso virtuoso al fine di riconsiderare la nostra condizione di cittadini e di persone e riformularle per migliorarle con l’intento di risolvere antichi e nuovi problemi. Partiamo, quindi, dal fattore "identità" per rafforzare il "senso di appartenenza", rendere responsabile l’esercizio della "cittadinanza attiva", ritrovare il "coraggio" per risalire la china dei disastri in cui ci siamo cacciati e attivare la "speranza" per creder di potercela fare e, con la "fiducia"riconquistata, puntare le forze per riagganciare le sponde di un approdo nuovo e più sicuro. Se dovessimo rimarcare le parole virgolettate, saremmo portati a ricordare i moniti del cardinale Sepe e del Presidente Napolitano, due simboli dell’orgoglio napoletano, che con voce chiara e responsabile ci richiamano a renderci conto di ciò che eravamo, per diventare parte vivente di un futuro migliore, lontano dalle emergenze e dalle debolezze dei tempi attuali. Ciò va rimarcato nella convinzione che l’identità umana non poggia su un valore già acquisito e biologicamente determinato sì che l’uomo poco o nulla può fare per conquistarla e/o definirla. Essa è "storicizzata", fondata sulla memoria e sui registri dei ricordi per cui nasce e si fonda sulla categoria del tempo. Memoria come storia personale che s’innesta nel fluire della storia sociale che, alla fine diventa, per tutti, storia collettiva. Questa elaborazione-breve, si capisce- della logica lockiana ci dà lo spunto per la nostra riflessione. Senza una identità personale forte e determinata, senza la considerazione di ciò che si è in relazione a ciò che si è stati non si possono avere le forze per affrontare le difficoltà del presente e ricostruire, per rendersene conto e ripartire, quel percorso virtuoso che ha fatto la storia collettiva dai primordi fino ai giorni nostri. Se riscopriamo chi eravamo o chi siamo stati - i disagi, le povertà, le privazioni - se ritroviamo nel calendario dei giorni passati le tracce dei nostri sforzi per vincere le sfide e superarne le difficoltà, forse riusciremo a leggere più chiaramente il presente e consapevolmente affrontare le emergenze che lo travagliano. Per Napoli, una volta nobilissima, e per la sua area metropolitana tormentate dalle imperdonabili e tragiche emergenze,serve uno scatto d’orgoglio. Ciò significa ripensare se stessi, la propria storia, far riemergere dallo scoramento la propria identità personale intesa come "capacità degli individui di rimanere se stessi nel tempo" e sistemarla a fulcro attorno al quale far rinascer un progetto di vita più responsabile e maggiormente impegnato a perseguire il bene comune che non è altro che il bene di ciascuno declinato al plurale. Di qui a scoprire di vivere e godere del senso di appartenenza il passo è breve. Nel quadro di una riconosciuta -e riavvalorata identità collettiva, riesce più facile percepire i legami che inducono a partecipare alla costituzione di un progetto di vita che dia orgoglio, senso e soddisfazione a tutti i concorrenti. E che rinforzi, con tutti i risvolti positivi che tale azione comporta, il senso di appartenenza ad una comunità che ha fatto la storia dell’arte, della filosofia e del diritto. E che impegni tutti e ciascuno ad attivarsi, a prendersi il proprio onere di responsabilità e il proprio compito di lavoro, praticando la cosiddetta cittadinanza attiva, per essere protagonisti e non più semplici fruitori di vicende da altri e in altre sedi progettate. Tutto ciò fa nascere quella spinta emotiva che induce ad avere coraggio. E’ questa la leva che fa rischiare l’apertura al nuovo e all’imprevisto e costituisce il carburante per accendere i fuochi delle iniziative tese a cambiare l’esistente se questo non soddisfa e non risponde alle domande e ai bisogni della collettività. Spinta dal coraggio, s’eleva la speranza. Ultima e salvifica leva per proseguire il cammino dopo le cadute e anche per le strade più scoscese, anche fra i sassi e sempre più acuti. O,forse,la speranza rappresenta l’ultimo ramo cui aggrapparsi per evitare di cadere nel nero cupo della disperazione. Identità,senso di appartenenza, riconquista della fiducia, cittadinanza attiva,coraggio e speranza sono i termini del paradigma che abbiamo impostato per ri-leggere e re-impostare il modo di essere cittadini di una realtà difficile come la nostra. Ricordiamoci, e con orgoglio, di essere cittadini di una Napoli che nei tempi della storia ha dettato, da protagonista, i termini della civiltà. 09/01/2011 |