La Voce del Quartiere

DA BOLOGNA A NAPOLI PASSANDO
 PER FIRENZE
di Luigi Antonio Gambuti
 

Nel turbinio eracliteo della stagione politica del Partito Democratico - tutto scorre - galleggiano pagliuzze in attesa della trave. Che altro sono se non visionarie tentazioni quelle manifestate a Bologna e Firenze e quelle avveniriste napoletane, nate con l’intento di costruire una nuova classe dirigente?

 

Che stanno facendo i nipotini della Camilluccia e di Botteghe Oscure , le Serracchiani, i Civati e i Renzimatteo lungo il crinale appenninico che porta vento nuovo dalla grassa Bologna attraverso la Leopolda fiorentina, fino alla Napoli impetuosa?

Cosa progettare e come bisogna agire per riscoprire, riproporre e riaffermare nell’azione politica, prima che nell’azione di governo, le indicazioni della dottrina cristiano sociale e quella del pensiero socialcomunista?

Nello sbandamento epocale determinato dal ventennio berlusconiano, stentano a trovare identità e spazi operativi i grandi partiti storici che hanno dato avvio alla nuova compagine politica. Stentano a trovare percorsi, indirizzi ed obiettivi che possano rappresentare, nel tempo breve, soluzioni alternative ai fallimenti della coalizione centro-destrorsa che dice di governare il Paese. Dice, ma non fa.

Nella convinzione che non c’è rinnovamento se non c’è cambiamento, e viceversa, si stanno attrezzando, per generare fuochi di attenzione e far crescere proposte alternative giovani e meno giovani, scassatori e rottamatori, resistenti e innovatori, operanti nelle diverse realtà politico culturali del Paese.

Restando fermo il concetto di partito, nel suo alveo si declinano voci che insistono nel precisare i confini e le competenze;i protagonisti e le correnti (ben 17 contate negli ultimi tempi!), voci che si esprimono dal "Bing Bang" fiorentino sino al "Finalmente Sud" napoletano.

In questa ritrovata manifestazione di energia, si è a lungo discettato di "mantenere il partito così com’è cambiando le facce", a cui si è risposto semplicemente di non sbagliare, "scambiando per nuove idee vecchie, tipiche degli anni ‘80".

Si sono riproposte, attivando scolastici giochi di ruolo,le strategie di cambiamento tratteggiate su "cento idee per lo sviluppo", contestate all’istante come favole o letterine poco adatte a risolvere la crisi.

Tra la confusione e gli entusiasmi del movimentismo appena registrato, va da sola, per rappresentarne la realtà, la risposta di Anna Finocchiaro, capogruppo del PD al Senato, data in riferimento alla kermesse fiorentina:non l’ho capita, ha risposto seccamente la senatrice.

Alla presenza di una gravissima crisi economico-finanaziaria, che da sola può determinare lo sfascio sociale del Paese- già deteriorato dallo sfascio morale che ci fa ridere addosso al mondo intero- è urgente, a nostro avviso,dare senso e sostanza a tutte le iniziative che si attivano per risvegliare le coscienze e sollecitare soluzioni da parte di coloro che , eletti o nominati, hanno l’onere di guidare le sorti della comunità democraticamente organizzata.

Ben vengano,allora,i richiami ad una riflessione pacata e responsabile; i dibattiti organizzati per analizzare situazioni e trovare rimedi adatti ai guasti procurati; ben vengano le occasioni, vissute come spazio ideale, per confrontarsi, discutere e trovare risposte adeguate alla fondazione di un partito che, nato da poco, ancora non riesce a darsi una dimensione certa, scevra da rotture, non più nostalgica delle originarie certezze di partenza, non più affamato di potere,tantomeno aduso al compromesso che non sia trattato per sostenere il bene collettivo.

Occorre, pertanto, rinsaldare i vincoli "matrimoniali" dei due partiti fondatori del Partito Democratico, per trarne tutto il rendimento possibile in termini di riferimenti e di testimonianze, per coloro i quali, oggi più di ieri,sono stati ridotti a sudditi da un’infelice gestione della scelta elettorale.

Tutto ciò per ridare la speranza e la fiducia a chi si aspetta di vedersi riconosciuti uguaglianza di opportunità in ogni campo delle dimensioni sociali, e una spinta al Paese, per riportarne il prestigio e la stima che sempre gli sono stati riconosciuti in campo internazionale.

E, per veder realizzate queste naturali aspettative, facendo la tara degli inciuci e delle liturgie, è necessario, se non urgente, trovare la "quadra" e mettersi d’accordo non tanto sui nomi quanto sulle cose da fare, non tanto sui dinosauri o sui rottamatori, quanto sui programmi di recupero e di sviluppo delle dimensioni socio-economico-politiche del Paese.

Ma bisogna farlo ora, al più presto possibile, perché il momento della chiamata è vicino e non bisogna farsi trovare impreparati.

Considerato che il governo Berlusconi è arrivato all’"ammazzacaffè", resta non più rinviabile l’ impegno ad attrezzarsi per affrontare la tempesta che la caduta scatenerà.

Là dove i cambiamenti istituzionali -governo centrale governi locali - precipitano nel volgere del tempo in maniera" innaturale", comportano "naturalmente" grandi disagi alle comunità amministrate. Si esige,allora,da coloro i quali dovranno provvedere a recuperare credibilità,a praticare trasparenza, a vivere la rettitudine nella gestione della cosa pubblica, siano capaci di reggere il timone e riportare il tutto sui livelli di una legittima e condivisa normalità.

Il tempo delle teorizzazioni è finito; la prassi e l’azione devono diventare l’esercizio quotidiano di chi si fa carico della gestione della cosa pubblica; si deve, alla luce degli ultimi avvenimenti registrati in campo finanziario, ricostruire il tessuto socio-economico-culturale per rifondare un nuovo modo di "fare"politica.

Una politica del fare serio e concreto,realizzata da parte di un partito rigenerato,ringiovanito e riorganizzato sul territorio. Bisogna, lo si ribadisce, fare presto e per due motivi.

L’uno perché il momento della chiamata elettorale si avvicina; l’altro ,perché non è più sopportabile, da parte di chi crede nella funzione del partito così come dettata dalla costituzione repubblicana,che si vada a tentoni , improvvisando proposte ed indirizzi ,rottamando e proteggendo uomini e idee, in una continua ricerca di senso, che dia ragione a chi si prende cura dell’interesse del Paese.

P.S. La Filomena è pronta. Aiutiamo Pasquale a raggiungere lo scopo.

 

06/11/2011