La Voce del Quartiere

COMUNQUE SI DOVEVA CANTARE UN EPICEDIO

di Luigi Antonio Gambuti

 

Comunque, si doveva cantare un epicedio. Sia per il Cavaliere e la sua cricca, sia per la fantomatica sinistra e le sue sempre più vaghe articolazioni.

S’è sgretolata la piramide berlusconiana . Senza rimpianto alcuno s’è smontato gran parte dell’apparato fatto d’arroganza e supponenza, corruzione e malaffare che ha alimentato una stagione che mai nel corso della storia ha conosciuto punte così alte di disagio e di vergogna collettiva,sia a livello interno , sia a livello internazionale.

D’altra parte, s’è palesato nella sua debolezza l’ectoplasma delle opposizioni; là dove negli ultimi tempi ha regnato l’incoerenza,la litigiosità, la paura di rischiare e un’approssimazione delittuosa per il male che sta apportando al Paese.

Il disvelarsi dei problemi, la presa d’atto degli stessi, un ritrovato coraggio , oggi rappresentano finalmente un passo avanti per i "senza cervello" , così come li ha chiamati Berlusconi. Un segnale va colto dagli uomini di sinistra e dintorni. Guardando alle provenienze partitiche dei sindaci eletti nelle principali città del Paese, di Pisapia a Milano, di De Magistris a Napoli, sino a Carfora a Casoria, si deve registrare un dato: nessuno è di chiara derivazione partitica e se da qualche partito essi provenivano si sono presentati piuttosto come outsider nel silenzio cauto degli stessi, quasi a marcare la distanza per non esserne coinvolti.

Le recenti elezioni amministrative, caricate peraltro di una forte valenza politica (il Cavaliere ci aveva messo la faccia) hanno avviato un ciclo virtuoso che va colto tutto nella sua potenzialità.

Tuttavia, una cosa va detta e da subito. Tra i due blocchi di potere, attestati tra i pro e i contro Berlusconi, s’è materializzato un terzo componente che , se non ridimensionato con le dovute strategie di ricerca del consenso, arriverà a rappresentare la morte della partecipazione della gente nella gestione democratica del bene comune: l’astensionismo, vero cancro della democrazia, che ha toccato punte inimmaginabili, appena l’altro ieri quando la politica sapeva ancora parlare alle coscienze della gente.

Veniamo, allora, ai risultati elettorali letti alla luce di una splendida sera di maggio napoletano, come se il tempo stesso avesse voluto salutare il nuovo corso tanto atteso quanto imprevisto nelle sue dimensioni.

A Milano, l’epicedio va cantato per Letizia Moratti, vittima sacrificata da una deriva autoritaria, indotta e sostenuta da un ceto di potere sempre più lontano dalla realtà vissuta dalla gente.

Attorno al Cavaliere e alla sua cricca, si era consolidato un sistema di comando che sinanche i più moderati borghesi del ceto culturale e imprenditoriale hanno capito e contestato. Un sistema definito come "peste di Milano" fatta di "affarismo, ciellismo, berlusconismo, leghismo, avventurismo e trasversalismo del malaffare" come riporta Alberto Statera da un libro recente di Marco Alfieri.

Hanno detto basta alle pantomime grottesche e supponenti di una classe dirigente asservita e corrotta, pesantemente attratta e coinvolta nelle vicende berlusconiane e hanno affidato il loro futuro ad un signore lontano dai salotti, gentile e riservato, svincolato da servitù di carattere partitico, laicamente disponibile a farsi carico dei problemi della sua cittadinanza.

A Napoli, il canto funebre va intonato per Lettieri, persona perbene, messa lì dai giochi di una squadra sempre più delegittimata, che non riluce positivamente sia in campo provinciale che in quello regionale.

Ai politicanti di mestiere, ai sostenitori di una mentalità baronale e arroccata – l’ultima nota in tal senso è stata suonata dal "ve ne pentirete" di un Berlusconi imbestialito in Romania - i Napoletani hanno detto finalmente basta respingendo al mittente le narrazioni miracolistiche che da molto tempo li avevano incantati.

A De Magistris, sindaco dei più votati, "scassatore" outsider della politica, pur se dalla stessa sostenuto, tocca il compito più gravoso: tendere le braccia per tirare la città fuori dal pantano in cui s’è ritrovata, suo malgrado, e dar vita alla speranza che rappresenta oggi come oggi l’unica alternativa per dare forza alla gente e portarla a praticare da protagonista l’esercizio della sua sovranità.

E veniamo a Casoria, dove l’epicedio va intonato per Massimo Iodice, commercialista mite e riservato, candidato al vertice più rappresentativo di una improbabile ammucchiata che del trasformismo della politica ha infestato la campagna elettorale. Qui non si è mai capito (o lo si è capito benissimo) perché è stato "dimissionato" il berlusconiano sindaco Ferrara; perché è stato (Cosentino comanda) ricandidato sotto le stesse bandiere pidielline; perché i vertici provinciali dello stesso partito lo hanno mollato, mettendogli contro come concorrente nella stessa area una lista civica a sostegno del candidato sindaco Iodice, ex assessore di Ferrara?

Cosa non si è detto , cosa si è nascosto, cosa si è rotto per aver determinato la sconfitta di questo improvvisato gruppo di potere e portato all’epicedio per l’ex assessore sindaco mancato?

A questi interrogativi hanno saputo rispondere magnificamente coloro i quali hanno votato Enzo Carfora, medico onesto e gentiluomo e da tutti benvoluto, al quale tocca l’onere di gestire il cambiamento, per dimostrare nei fatti e non solo a parole, che la politica è cosa seria, gravida di responsabilità e non mercato delle vacche, o leva occulta per scardinare le stanze del potere dove consumare a sbafo risorse pubbliche per arricchire risorse personali.

E non solo quelle materiali.

Questa tornata elettorale ha dimostrato che, quando si vuole, si lotta e si vince anche "per le cause ritenute di interesse comune". Milano, Napoli e Casoria hanno inequivocabilmente dimostrato che si può spezzare la catena della governabilità corrotta e taroccata.

Basta non dire più che non ne vale la pena, tanto…perché la felice realtà di queste ore ci invita tutti ad agire per dare voce alla speranza, al fine di realizzare quei presupposti di cambiamento che diano al Paese intero un assetto più civile e più dignitosamente rappresentato.

 

03/06/2011