La Voce del Quartiere
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COGLIAMO IL GIORNO PRIMA CHE LA NOTTE ... di Calma, fa caldo. Non si sa come cominciare a dire quello che non si sa di preciso cosa sia, perché una folla di pensieri affatica la mente. Quante riflessioni si potrebbero fare e su quanti argomenti e su quante vicende capitate in questi giorni di calura. Per chi dirige un giornale dovrebbe essere il tempo della rendicontazione nei confronti dei propri lettori, prima di sospendere il colloquio attivato attraverso i canali della comunicazione informatica. E' il tempo della riflessione, assieme ai propri collaboratori, per valutare quanto si è prodotto e progettare quanto ancora si dovrà o si potrà fare. Noi non abbiamo questo calendario, tantomeno queste ambizioni organizzative. Siamo volontari per vocazione, siamo pochi a trasmettere le nostre piccole/grandi questioni all' unico referente concreto, visibile, prossimo che raccoglie le nostre note. Il mazziniano grande vecchio editore Ciro Pollice, l' autodidatta fortemente innamorato della parola, quella garbata e seria, usata come canale per aiutarci a crescere in questa prateria rinsecchita di valori, sempre attento ai segnali e pronto a rinviarci l' eco delle sue puntuali considerazioni. Degli altri collaboratori sfuma la figura, se non proprio ci è estranea. Ci avvicina la stima e il rispetto e la condivisa voglia di dire quello che si pensa in merito ai piccoli/grandi problemi della storia quotidiana, dei nostri punti di vista sulle realtà che ci appartengono,siano esse virtuali o fisiche quando si tratta dei territori e dei loro annosi irrisolti problemi. A tutti va il nostro ringraziamento e l' auspicio di averli accanto ancora numerosi a donarci la gioia della loro vicinanza e della gratuità del loro impegno. Sì, perchè da noi tutto è gratuito, completamente senza scorciatoie. Si aveva in mente di scrivere alcune riflessioni sul momento particolarmente tragico e confuso che attraversa la politica del nostro Paese, e , in particolare della nostra realtà metropolitana. Si volevano reclamare allarmi in ordine ai fatti chi si sono succeduti in questi ultimi giorni per stigmatizzare ancora una volta le precarie condizioni di vivibilità in cui siamo costretti a tracciare i sentieri della nostra peregrinatio quotidiana. E a non vivere, se vivere significa alzarsi la mattina e trovare sul proprio cammino le coordinate giuste per immaginare, praticare e raggiungere obiettivi programmati. Poco o niente di tutto questo ci è dato in questo tempo di basso impero. Le caste, le cricche, i clan e le camorre, le mafie alte e quelle lazzarone; le solite facce impunite ed arroganti, i furbetti e gli sciacalli, i venditori di fumo e i giocolieri affollano tuttora e sempre più impuniti lo scenario del nostro quotidiano. Siamo nella sosta agostana e come sempre si allentano i fili della vigilanza. Si spende e si tratta ciò che si può e anche ciò che non si potrebbe per onorare il rito vacanziero.Si rimanda a settembre la resa dei conti, come per confermare il detto popolare " domani penso ai debiti, stasera sono un re ", là dove ci troveremo più berlusconizzati di sempre ad assistere alle pantomime di una destra che si scioglie, di un centro che si aggrega e di una sinistra che si trastulla nei riti consunti della balordaggine, per farsi male da sola così come è avvenuto negli ultimi scorci di stagione. Nel frattempo godiamo il giorno e il momento nella logica oraziana. Pratichiamo la " gustosofia " recuperando il senso delle piccole cose quotidiane, sentendo la dolcissima nostalgia per le cose e le persone lontane - la mercalli dell' amore? - e prepariamo l' attesa/sorpresa del ritorno come riscoperta e rivalorizzazione dei nostri ordinari stili di vita. 11/08/2010 |