La Voce del Quartiere
C O E R E N Z A
di
Luigi Antonio Gambuti
Tempi di incertezze, tempi di precarietà.
L’incertezza disorienta le scelte, la precarietà vanifica l’aggancio al reale.
Uomini e cose oggi dirupano il tempo consumando speranze sempre meno frequenti in una ferialità che non appaga, che rimanda, stordisce.
Senza senso della vita, la vita è senza senso.
Sono nicchie sempre più strette quelle che racchiudono lo spazio dell’uomo nel suo divenire.
Perversa peccaminosa contraddizione nella dimensione del vissuto globale.
Nel turbinio del suo slancio vitale rallentato da mille dilemmi, l’uomo di corsa vive tensioni estreme.
Estreme come estremo deve essere tutto nell’oggi, se il tutto vuole attingere visibilità, apprezzamento e ragione di esistere.
Nel cortile del mondo, nelle tensioni dell’ecosistema universale che vive di guerre, epidemie e catastrofi sempre più estreme squarciato da flebili lampi di luce nel buio delle tragedie quotidiane, all’uomo del terzo millennio restano scarse ancore cui affidare la sosta, precarie prospettive di viaggio, spazi ridotti per l’esercizio del sé non contaminato dalla contraffazione.
E dalla spinta di bisogni effimeri, dalle miserie indotte, dalle ignoranze sapientemente programmate.
Che resta allora? Che resta del progetto di vita che ognuno di noi, in un certo momento della storia si è dato, per realizzare la propria rappresentazione sullo scenario del mondo…?
Resta da raccogliere se stessi; conviene sostare perché il tempo rallenti la sua corsa sino a fermarsi. Solo per un attimo, perché la coscienza ci raggiunga per darci ragione delle cose del tempo, dei fatti degli uomini, delle relazioni del mondo.
E delle domande alle quali sovente non si è capaci di dare risposte.
È questa la sfida del momento.
Essere capaci di restare se stessi nella vociante multiforme umanità che ci circonda, essere coerenti e fermi sulle fondamenta delle proprie convinzioni, fino a farle diventare fede, forza e progetto di futuro.
Tanto, per cominciare.
gennaio 2005