La Voce del Quartiere

 

Ce la stanno mettendo tutta
di
Luigi Antonio Gambuti
 

 
 

Si ricomincia. Il teatrino della politica ha aperto il sipario postelettorale e sulla scena ricompaiono gli stessi figuranti di sempre, adusi a recitare la stessa parte, per ottenere, da un impresario sempre più distratto, la stessa misera mercede.

Fuori di metafora si stanno riproponendo agli occhi del Paese e del mondo intero (tutti ormai sappiamo tutto di tutti, nel villaggio globale) le logiche antiche che sorreggono la spartizione del potere senza alcun minimo senso di rispetto per chi, gli elettori, hanno dato segnali di stanchezza e di nausea per la gestione padronale ed arrogante di chi fino ad oggi ha manovrato le leve del comando.

Ce la stanno mettendo tutta, e vedrete che ci riusciranno.

Il corpo elettorale, che nelle urne ha depositato la volontà di cambiare e che, pur nella riconosciuta fragilità politica del sistema, ha manifestato la rinnovata voglia di partecipare alla gestione democratica del Paese votando con una percentuale altissima di presenze, si aspetta da chi ha vinto le elezioni dei comportamenti istituzionali chiari e decisi, non mercanteggiati spudoratamente al tavolo delle convenienze, non più fatti oggetto di ricatti e di blandizie, non più merce di scambio, come abbiamo scritto di recente.

Il cittadino elettore non è tanto interessato a sapere chi siederà a Montecitorio o a Palazzo Madama in qualità di Presidente, perché questo fa parte del gioco della politica.

Al cittadino elettore questo tipo di gioco interessa poco e poco gli importa se la partita la vince l’ uno o l’ altro giocatore.

Al cittadino elettore , a me, a te, a noi, interessa che si affrontino subito i problemi reali del Paese, con interventi concreti, mirati, visibili e risolutivi. E rassicuranti, soprattutto rassicuranti.

Non fa bene a nessuno, fa male a tutti, vivere nella costante precarietà del quotidiano, quel quotidiano fatto di piccole cose concrete che vanno riaggiustate, di speranze che vanno riconsegnate alla loro fattibilità, di certezze che vanno asseverate perché sono queste piccole cose che costituiscono la dimensione umana di ogni cittadino.

E allora. Finiamola col farci male; non diamo spazio a chi, persa la partita, scommette sui franchi tiratori e sulla caduta del "futuro" governo del Paese.

Pratichiamo la cultura del silenzio operoso e della responsabilità collegiale, facciamo corpo solidale e, per quanto sia possibile, laviamo i panni sporchi in famiglia, come si dice.

Ciò vale per le vicende nazionali ; ciò vale, oggi, a giochi aperti, per le vicende municipali, là dove, in misura ristretta, si stanno riproponendo le stesse logiche, gli stessi ricatti, le stesse debolezze.

26/4/2006