La Voce del Quartiere

CULTURA LAZZARONA


di Luigi Antonio Gambuti

Ritornando a "casa nostra", dopo la pausa
estiva , si coglie appieno , e la si soffre più intensamente la differenza tra dove siamo stati e dove siamo ritornati, dove siamo destinati a vivere. Non è !a solita voce autolesionista , la nostra, né riteniamo di dover cedere a facili demagogie populiste per far danno a qualcuno o
per voglia di autofìageììazione. ì dati di realtà che tutti possono registrare e verificare pongono urgente una domanda : perche? Perché siamo "diversi" perché siamo cosi? E che prospettive abbiamo? Analizziamo i dati. Al di là della cintura metropolitana in un arco di territorio ohe da Napoli si irradia nell'hinterland e per tutta Terra di Lavoro, ìa vita si trascorre e la si Interpreta su canai: e pentagrammi del tutto contrari a quelli di "casa nostra". Tutto ciò che è da noi consentito là è negato, tutto ciò che là è negato, qui da noi è consentito. Brevemente, e senza pretesa di originalità: circolazione stradale a "come viene", ognune fa quelle che vuole e mai quasi mai, c'è qualcuno che sanziona ie infrazioni. Qtririj tanto succodv qualcosa che pare fatta tanto per far vedere. Non c'è angolo di città piccola o grande ohe sia, che non sia stato acquisito dal trespoli dai quali puoi acquistare di tutto, e tutto di contrabbando e/o frutto di contraffazione. La Città terra di nessuno, dove tutti !a fanno da padroni. Tutti di corsa, stretti e assatanati come in un recinto troppo angusto e mal frequentato da soggetti male assortiti. Basta fare a ritroso manco cento chilometri e chiedersi: ma percher Non è forse Italia anche Napoli e a Caivano, non è ìorse Stato questa provincia benedetta da! sole e questo mare che sembra carezzare queste terre una volta frequentate e vissute come scarnpoli dì paradiso? Cosa è successo per cui non c'è più legge, non c'è più armonia, non c'è più certezza e sapore di vita? E perché fuori le mura siamo diversi, ci comportiamo diversamente, rispettiamo la legge,
facciamo "i signori" e qui a casa nostra diventiamo tutti lazzaroni, furbi, ed
arroganti senza consìM^réire Cu@ ccoi facendo tutti ci perdiamo, vinti e vincitori, impegnati in una guerra sporca che vs dsils piccola infrszicn©
alla tremenda maledizione della
criminalità organizzata? La Città tace, si dice, la Città non collabora, si risponde; la Città ha paura, e queste è vero; la Città è blindata, la Città è divisa in zone dominate da tanti cian, censiti con nomi, indirizzi, attività, fatturato e forza lavoro, si fa per dire! E grazie a tutti per queste informazioni. Non servono, a nostro modestissimo avviso, non servono sindaci illuminati, questori coraggiosi, prefetti attivi e procuratori capaci. Non servono. Non ne usciremo fuori facilmente e non a breve momento.
Ci vorranno generazioni e generazioni per abbattere la cultura lazzarone che contamina !e nostre contrade, perché di auesto sì tratta e non di arerò.
Fa comodo a tutti, indistintamente, vivere in questo modo perché tutti siamo accecati dai lampi di questa cultura negativa. Cultura sporca e lazzarone. Basta andare un attimo a Panecuoeoio per rendercene conto, e di li ritornare a soffrire perché si è stati in condizione di capire. Per poi subito dim
 

giugno 1996