La Voce del Quartiere
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COSI’ E’ SE VI PARE. LA CAMPAGNA E’ FINITA. RICOMINCIA LA PARTITA. di In una società "liquida", senza stabili punti di riferimento, pervasa da un pensiero debole che non si esercita nella ricerca di senso, cos’altro si voleva dalle urne elettorali? Cos’altro ci si aspettava da un elettorato stanco di essere trattato da res, mercificato per interessi di bottega, cosa si sperava più di tanto da una cittadinanza disabituata da decenni a farsi una ragione delle sue defaillances, surrettiziamente sollecitata ad esaltarsi per le sue scarse scarsissime eccellenze, appiattita sul quotidiano ripetitivo ritornello pro o contro qualcuno per realizzare i propri miserabili obiettivi? Ormai è fatta, bisogna onestamente prendere atto di ciò che è successo e cercare ogni via per non restare semplici spettatori dello spettacolo che ci si propone dal nuovo scenario berlusconiano. Bisogna, con onestà intellettuale e obiettiva cognizione delle proprie possibilità, bisogna saper cogliere ed interpretare i segnali nuovi che arrivano dalle strategie politico governative messe in campo dal Regista Onnipotente, per non farsi destinare a ruoli di comparse, figure, tuttavia pure riconosciute che appartengono di diritto all’economia della rappresentazione. Si è scritto e letto di tutto in questi giorni e torna difficile affrontare in maniera originale la vicenda elettorale appena conclusa. Al rammarico di una parte per quanto ha perduto e alla soddisfazione dell’altra per quanto ha conquistato, non si può non appaiare il riconoscimento dell’impegno profuso nella campagna elettorale e dare atto delle dichiarate buone intenzioni che tutti hanno manifestato per la soluzione dei più urgenti problemi del Paese. Ma, come si è determinato lo scenario politico venuto a seguito della competizione elettorale? Quali le ragioni? La più "normale" tra queste è quella che si richiama alla regola dell’alternanza, quasi mai smentita, e favorita negli ultimi tempi dallo sfascio suicida che ha portato alla caduta del governo di centrosinistra della coalizione precedente. Chi mai avrebbe potuto convincere gli elettori che, parte di quella coalizione, depurata dei traditori e dei voltagabbana, avrebbe garantito una "normale" governabilità e un altrettanto normale benessere del Paese? Lo sforzo immane prodotto dal partito democratico, appena nato e già scaraventato dagli eventi nell’agone elettorale, ha dato buoni risultati, non utili, peraltro, a raggiungere il risultato necessario per vincere la partita. Gli altri partiti e partitini del vecchio assetto politico-governativo si sono liquefatti nei meandri della loro rissosità, pagando amaramente una responsabilità sfascista che la maggioranza degli italiani gli ha addebitato. La seconda ragione è di più ampia portata e travalica i confini nazionali. Tira vento di destra dappertutto in Europa; stanno cambiando gli scenari internazionali ed era impossibile che l’Italia ne restasse immune. Poteva mai competere con una realtà politica "clownesca", padronale, allegra, autoritaria, vocata al capitalismo e alla difesa corporativa degli interessi consolidati, con una proposta di futuro colorita di promesse e di successi, poteva mai competere con questa realtà una classe politica cosiddetta di sinistra, lugubre, rissosa e inconcludente che, pur avendo fatto qualcosa di buono per il Paese non ha saputo passare all’incasso e far registrare il dovuto riconoscimento per meritare il consenso delle urne elettorali? La terza ragione la si può ricercare nella totale assenza di assetti ideologici, di quelli storicamente consolidati e riconosciuti, in uno scenario che si è riempito delle retoriche della normalità alimentate dalla denuncia esasperata delle miserie quotidiane della gente, dalle promesse di facile presa populistica e dalle speranze alimentate verso un futuro migliore per i propri e gli altrui assetti di vita. Si è preferito volare basso e si è risultati vincenti, in un quadro vuoto, dai contorni sfumati e debole di tonalità cromatiche, immiserito da bizantinismi, e da risibili speculazioni filosofiche, quale era diventato il nostro Paese. Nell’Italia dei teodem, dei teocon, dei dico dei non-dico ha avuto facile compito chi vi ha spennellato demagogia e lanciato proclami,volando basso accanto ai sentimenti reali della gente, promettendo rivincite e sorrisi, servendosi di una indovinata campagna mediatica e di ingenti investimenti finanziari. Altre ragioni potrebbero ricercarsi ma ci fermiamo qui. Del resto, non è vero che il popolo ha il capo che si merita? * * * Così nelle nostre comunità. Se le ragioni di una vittoria della destra sono quasi le stesse, rapportate al locus e perciò gravide di ben altre motivazioni, bisogna prenderne atto e darsi da fare per analizzare, capire ed intervenire nella nuova realtà politico-amministrativa. Chi ha vinto ha il diritto- dovere di governare e chi ha perso deve trovare spazi per esercitare , con onestà di pensiero e lungimiranza politica, il suo ruolo di opposizione. Niente altro da aggiungere,anche se si sente forte la voglia di analizzare e capire nel profondo i risultati elettorali. E chiedersi il perché di certi consensi, fondati su che cosa e a favore di chi e trovare le risposte giuste. Ma a chi scrive soddisfare questa voglia non interessa più di tanto. Serve a qualcosa ripetere quanto sopra scritto a proposito della vicenda nazionale? Per questo Sindaco ci vuole questo popolo-mi fu detto una volta-e per questo popolo ci vuole questo Sindaco. Senza aggettivazioni. Amen e buon lavoro a tutti.
10/05/2008 |