La Voce del Quartiere
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CELEBRATO L’EPICEDIO, LA VITA RICOMINCIA di Luigi Antonio Gambuti State zitti e lavorate, verrebbe da ammonire quanti , euforici per le vittorie conseguite, amministrative e referendarie, si trastullano a stilare statistiche e formulare ipotesi per dare ragione al perché di tanta inattesa soddisfazione. O litigare per accreditarsi i meriti e, quindi, riproporre vecchi steccati e scavare nella memoria antichi rancori. State zitti e valorizzate il risultato conseguito, privilegiando ciò che vi ha uniti e rafforzando quei sottilissimi legami che hanno costituito la trama della condivisione coraggiosa e della partecipazione attiva nella ricerca del successo. Trascurate e sottovalutate ciò che vi è di diverso in mezzo a voi; se lo enfatizzate , tuttavia, nella pur condivisibile ricerca della propria identità, non lo fate pesare come discriminante per tracciare nuove frontiere e far valere sulla bilancia della rendicontazione il peso della propria forza elettorale. Pertanto, esaltate ciò che unisce e rafforzatelo, senza ricercare diritti o privilegi, senza ricorrere alle solite manfrine per acciuffare qualche briciola ulteriore a danno di chi, più di ogni altro, ha tirato la fatica e lo ha fatto unicamente per raggiungere il traguardo comune. Non disperdete il patrimonio di responsabilità che l’elettorato vi ha consegnato, fatto di fiducia e di voglia di cambiare. Impegnatevi sin d’ora a costruire l’alternativa al morente governo Berlusconi. Recuperate dalle urne la riscoperta della cittadinanza attiva (visto che lo si poteva fare?), cogliete da quest’ esperienza la forza e il coraggio di continuare a crederci, per godere di ulteriori soddisfazioni e meritare rinnovati riconoscimenti. Il vento nuovo che spira qui da qualche tempo va colto e valorizzato nelle sue infinite declinazioni. Il vento nuovo ha spazzato di un colpo la disperazione di chi si sentiva tagliato fuori dalla stanza delle decisioni e ha ripulito le coscienze infingarde di coloro i quali praticavano la politica della resa, scoraggiati dagli insuccessi conseguiti. D’altro canto non si deve cavalcare la collera della delusione, là dove si è stati spiazzati da coloro i quali si erano presentati alternativi -gli outsider Pisapia, De Magistris e Carfora, per restare nell’ambito della nostra precedente riflessione - che, pur condividendo le stesse strategie, non erano soggetti ad alcun vincolo di partito. Ciò deve essere motivo di profonda riflessione, per capire perché ( il come lo abbiamo felicemente salutato dopo l’esito del quorum referendario) il vento del rinnovamento ha spirato in questa direzione, portando via le antiche pratiche denigratorie dell’avversario, per imporre, sulle macerie scaricate sullo stesso, il proprio modello politico. Spiazzato l’antagonismo viscerale contro Berlusconi ( e quelle facce di bronzo che squittiscono a sua difesa in televisione) ora è tempo di dar voce ai problemi veri della gente, con un approccio più vicino e coinvolgente. Bisogna stare più vicini a coloro i quali vogliono essere capiti e contare nelle decisioni che attengono il destino comune nell’esercizio reale, non fittizio, dei loro diritti. Avere una casa dove abitare, una scuola che funzioni per suscitare ed allevare coscienze critiche; una sanità senza fallimenti; una giustizia legittimata dal rispetto e riconoscimento della delicatezza della sua funzione; un lavoro che non sia più un miraggio o un trampolino dal quale si può cadere nel vuoto quando mai te l’aspetti. Le risposte venute dalle urne -amministrative e referendarie- sono di chiara e semplice lettura. Basta con le manfrine del politichese - hanno detto gli italiani - basta con la caccia a Berlusconi e ai suoi modelli esistenziali; basta con la distanza sempre più rilevante fra chi comanda (?) e chi subisce. Via le caste, i sicofanti e i trombettieri (ricordate?), gli italiani finalmente hanno aperto gli occhi e non vogliono più essere trattati come adulti-bambini da inquadrare nelle spire assoggettatrici di pensieri e stili di vita. Che altro porre come domanda ai nostri interlocutori? Non riteniamo di fare catechismo (ne abbiamo appena colto l’impressione) se poniamo in essere precetti all’attenzione dei rappresentanti di partito cui ci stiamo rivolgendo. Specialmente a quelli del partito democratico che, dopo le amministrative e il successo referendario, si sono trovati, insperatamente, il partito di opposizione più rappresentativo e più legittimato ad assumersi la responsabilità della ripresa, dopo le lunghe notti di sonno berlusconiano. In queste ore, là dove si stanno compiendo i riti delle investiture assessoriali e di dipartimento variamente intesi, bisogna essere cauti, prudenti e "sospettosi". Astuti come vipere e candidi come colombe. In primo luogo la cautela, prudenza negli atti e nei comportamenti, va praticata per tenere lontani i voltagabbana e i traditori, per non definirli altrimenti. Ci sono dietro l’angolo i soliti guardoni e i soliti ruffiani che premono per infiltrarsi, personalmente o per delega, nei meandri delle amministrazioni. Vale qui tenere desta l’attenzione per evitare di allevare la serpe nel proprio seno. Così per la prudenza - capacità di dirigere l’intelletto in modo da discernere ciò che è bene e giusto e ciò che è male - , si consiglia di non avere fretta e prima di approvare, fare selezione e sapersi interrogare per trovare risposte congruenti alle pubbliche necessità. Praticare la prudenza dovrebbe essere esercizio quotidiano di ogni amministratore, per evitare di essere indotto ad agire da chi facilmente sa attivare trappole e tranelli. Sospettosi, sempre, e senza virgolette. Stare sempre sul chi vive, esitare prima di partire, porsi domande prima di decidere . Se si è pensosi, responsabili e onesti, non bisogna credere che tutti lo siano allo stesso modo. Se si parte con l’avvertenza a capire prima di selezionare ed agire, si parte con il piede giusto e si è sicuri di arrivare alla meta, praticando un cammino sicuro. E, per finire, un’ultima avvertenza per gli amici del partito democratico. I panni sporchi si lavano in famiglia; un bel bucato steso alla luce del sole fa bello il balcone di casa e dà fiducia, sicurezza e mette bene. Alla gente non interessa sapere dei dissidi interni, non interessano i tartufismi e i conformismi; la gente vuole ricominciare a sperare e il voto accordato deve essere un vincolo per tutti. Tutti abbiamo bisogno di sognare un paese diverso, delle città diversamente amministrate, là dove il territorio diventa parte virtuosa dell’impegno degli amministratori e fuoco di attenzione delle scelte politiche. Rileggendo queste note, dettate in un momento particolare della nostra esperienza esistenziale, le riteniamo un onesto e modesto tentativo di dare un contributo alla crescita delle nostre comunità, richiamando un partito ad attrezzarsi per dare risposte nuove alle domande che gli elettori gli hanno presentato, nella convinzione che si può ricominciare a sperare in un futuro migliore. Auguri e buon lavoro a tutti.
19/06/2011 |