La Voce del Quartiere
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CATTOLICI
E POLITICA,
" e se in questi tempi di basso impero, di decadenza politica e morale, di transizione e di equivoco,sorge vastissima la fioritura reazionaria del clericalismo, se le bionde Matelde della monarchia scomunicata baciano le pantofole del contadino di Riese divenuto papa ; se gli ammiragli e i generali rendono onori militari ai cardinali (e i sindaci ai parroci, n.d.t.) e mandano i soldati e le musiche militari dietro le processioni di tutti i Santi; se i principi satiri del vicereame assistono al Riese miracolo di San Gennaro, il prete non si illuda di riconquistare il suo dominio di un giorno perché l’utopia reazionaria del clericalismo decade per la fatalità stessa degli eventi, " mole ruit sua.." Estote parati. Così ammoniva l’Avanti cento anni fa, rivolto a circa seicento giovani riuniti a Benevento per il primo congresso delle sezioni meridionali della gioventù cattolica italiana. Facendo la tara di qualche affermazione a tinta forte, cambiando i nomi dei protagonisti e aggiornando l’identità degli interlocutori potremmo incorniciare le vicende attuali nello scenario che il vecchio glorioso giornale socialista evocava a difesa della laicità dello stato. Cento anni dopo viene da pensare che l’esortazione a non abbassare la guardia di fronte alla deriva destro – centrista ( si fa peccato a scrivere clerico-fascista?) non sia fuori dai tempi della storia. Cento anni fa i cattolici attraversavano una crisi di crescita e di identità; il periodo leonino con le basilari sollecitazioni papali ad un interesse e ad un impegno nel sociale era tramontato, scriveva il compianto Diomede Ivone nel dettare l’introduzione ad un nostro saggio sul rapporto tra cattolici e politica . La Chiesa del papa della Rerum Novarum , di quel Leone che nel 1901 con la Graves de Communi gettò le basi della Democrazia Cristiana era stata,con l’avvento al soglio di Pietro di Papa Sarto, Pio X, il "contadino di Riese", così come definito dai socialisti, riportata ad un rigore teologico tale che sanciva il definitivo tramonto di esperienze stimolanti e significative ritenute ormai pericolose per il proprio coinvolgimento con problematiche di chiara matrice modernistica . Cento anni dopo gli eventi e le tendenze d’oltretevere sembrano dare ragione a Giambattista Vico, vista la sintonia tra i protagonisti vecchi e nuovi, viste le azioni i gesti e le intenzioni di chi dall’una parte e dall’altra del Tevere calpesta il palcoscenico della Storia. Cento anni fa fu Romolo Murri, autentico interprete della dottrina sociale della Chiesa che, " con intelletto d’amore" , percorse l’Italia per diffondere la voce nuova della nascente Democrazia Cristiana. Fu tanto solerte e modernista nell’esercitare la sua missione che fu sospeso a divinis dalla sua condizione sacerdotale! Oggi, mentre i reduci del loft di Sant’Anastasia discettano sul sesso degli angeli, un cattolico sui generis,pragmatico e opportunista vorrebbe rifondare la democrazia cristiana e farne il partito dei cattolici, facendo di tutto per raggiungere lo scopo. Utilizzando con blandizie e baciamano risorse e strumenti che non sono di esclusivo patrimonio di una parte elettorale del Paese, ma sono risorse e patrimonio di tutta intera la comunità italiana. Non è proprietà privata la presidenza del consiglio per cui, a nostro avviso, non si può utilizzare la carica che ne discende in maniera personale, mettendo in campo irritualità e servilismi che non producono altro che danni disastrosi al prestigio dell’intero sistema democratico. Infatti, a certi livelli di responsabilità bisognerebbe saper contenere le voglie e le tendenze personali per preservare la dignità di un ruolo per una funzione che dovrebbe garantire l’assoluta sovranità e indipendenza dell’istituzione che si rappresenta. Ciò perché svalutare con la platealità di un gesto servile la sovranità di uno Stato non dovrebbe mai essere consentito in un sistema democratico che riconosce come unico sovrano il popolo che lo costituisce. Né dovrebbero essere consentite elargizioni di risorse che appartengono alla comunità dei cittadini a favore di istituzioni che ,pur essendo impegnate nel settore di un pubblico servizio,operano e prosperano con mezzi e strumenti elargiti da privati, che volontariamente e consapevolmente, scelgono di farvi riferimento e di fruirne delle prestazioni. Né si può reclamare la titolarità di un’etica cattolica e rappresentarla (sic!) a nome della comunità di cui si ha la responsabilità di governo. Sono gesti, parole e decisioni che, se non fanno bene all’immagine del Paese,invadono pesantemente il campo delle scelte valoriali che attengono alla sfera personale e come tali sono fondate sulla dignità, sulla intangibilità e sulla libertà della persona e sulla salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali, per il bene comune della società. C’è il rischio, se la deriva attuale non viene frenata, di portare la politica ad un solo riferimento partitico che ne usa e ne abusa a suo piacimento, forte della sua forza elettorale , a danno del confronto e del dialogo che sono le travi portanti di una realtà democratica laica e pluralista quale vuole essere la nostra. E se non si pone freno alla frenesia emozionale del momento che stiamo vivendo c’è il rischio di una deriva autoritaria falsamente buonista e accondiscendente,dai larghi rassicuranti sorrisi e dalle tante benedizioni, allorquando gli interessi dei due interlocutori dovessero incrociarsi sulla reciproca soddisfazione per i risultati raggiunti,l’uno con un peso temporale rimarcato,l’altro con l’attesa di passare alla storia come l’Unto del Signore( il papa laico, se ne è già tanto parlato) visto che l’unica smania che gli resta , a lui che ha tutto, è quella di travalicare il limite della morte che, gli auguriamo, questo sì con sincerità e rispetto, arrivi il più tardi possibile. Padre Bartolomeo Sorge, un gesuita che sicuramente non apprezza baciapile e tirasottane, sottolineando che non esiste un’etica cattolica bensì una norma morale, radicata nella natura stessa della persona umana, al cui giudizio si deve sottoporre ogni concezione dell’uomo, del bene comune e della società, per cui la morale naturale è assoluta e oggettiva , affermava che il cattolico nell’agire politico deve comportarsi da cattolico laico,cioè libero, nel senso che egli non agisce né come rappresentante della Chiesa, perché questa non può avere un partito che la rappresenti; né come curatore degli interessi religiosi,spirituali e temporali della comunità ecclesiale, né come mandatario della comunità cattolica, perché il cattolico agisce nella sfera civile in vista del bene comune a vantaggio di tutti i cittadini, tutti, si sottolinea,cristiani e non cristiani,credenti e non credenti. Ai cattolici veri,ai cristiani di ogni professione di fede,alla gente che sconta il calvario quotidiano per reggere il peso delle piccole e grandi croci esistenziali, visto il clima che si respira, verrebbe la voglia di ripetere, come fu fatto tanti anni fa, estote parati, state avvertiti! info@lavocedelqiartiere.it
21/06/2008 |