La Voce del Quartiere
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CAMBIARE TUTTO. E’ di
Amaro, amarissimo il fumo e avvelenato l’arrosto che Roberto Gervaso ci ha servito domenica scorsa su IL MATTINO. Angosciante, se non scontato, lo scoramento dello scrittore che pennella una realtà del Paese che ci spara in faccia tutto il disagio in cui ci siamo arrotolati. Così la sua esortazione, per contrastare le "mire di gente che non crede in niente, ma solo al proprio tornaconto. O qui si cambia musica, la si cambia radicalmente e la si cambia presto, o affonderemo come un nuovo Titanic, senza champagne e senza danze." E via discorrendo, con un’amarezza che tradisce la collera dello scrittore di solito equilibrato e sobrio , nel suo tratteggiare ironico dei problemi della gente. Non riportiamo altro del suo piatto domenicale, anche se da solo varrebbe una campagna elettorale. Bisogna cambiare e subito, si avverte ormai ineludibile l’avviso, per tentare , se ancora fosse possibile, di recuperare il senso di una dignitosa comunità civile, retta da regole autenticamente democratiche. Non se ne può più di assistere alle manfrine di questa casta politica al potere che, pur di scansare gli ostacoli che essa stessa per costituzione, per dissensi interni o per incapacità ha messo sul suo infelice e improvvido cammino , si inventa giorno per giorno occasioni per lanciare le solite invettive contro la sinistra, i giudici e i giornali o coloro che osano mettere in chiaro le inefficienze e le nefandezze di cui si è inesorabilmente macchiata. Siamo chiamati alle urne, fra poche ore. Questa volta si gioca veramente una partita decisiva, non solo sotto il profilo amministrativo - la gestione delle Regioni- quanto sotto il profilo politico, visto come si sono svolti i giochi preelettorali e visto quante e quali facce ci hanno messo la loro. Cambiare si deve, va dicendo da tempo il candidato del Partito Democratico Vincenzo De Luca, riferendosi a tutto il sistema messo in campo dai politicanti di mestiere e di ogni colore politico. E non fa mistero dei suoi intendimenti, parlando a tutto campo del suo programma di governo, senza preoccuparsi più di tanto per la ricaduta elettorale che possono avere le sue parole chiare e precise, senza se e senza ma, come è d’uso degli imbonitori di turno. Agisce da sceriffo, è stato detto, o da monarca, come qualcuno ha definito il suo avvicinarsi al seggio presidenziale. Al di là della forte coloritura semantica di cui si fanno carico queste definizioni, noi riteniamo che nelle condizioni di sfascio in cui ci troviamo bisogna privilegiare e incoraggiare chi, come De Luca, punta a smantellare il sistema, sganciarlo dai partiti, non più asservito alle logiche che negli stessi fanno da trama alle spartizioni clientelari, per dare vita ad una gestione forte, trasparente e coraggiosa della cosa pubblica in Campania. Altro che mediazione. Bisogna andare duro se si vuole vincere la sfida, senza farsi scrupolo di tradire chi di tradimenti vive e si nutre, senza ritegno alcuno. Cos’è se non un tradimento verso se stessi e verso la propria coscienza personale e quella collettiva dell’elettorato, appoggiare Berlusconi in Campania (non si dice di Caldoro, creatura innocente, messa lì a recitare la parte che altri gli hanno assegnato) ed avversarlo in campo nazionale? Quale credibilità può avere un Casini che qui ciurla con Caldoro e a Roma contesta Berlusconi, il suo padrone? E che dire di Mastella e di De Mita, che pur di stare in gioco ritornano a galla in ogni occasione, mò di qua , mò di là, non importa su quali "liquidità"? Cosa li accomuna se non una inappagata sete di potere? Come si potrà gestire una regione come la nostra con tante teste che per storia, cultura ed ambizioni, sono tanto diverse tra di loro? E’ proprio vero allora, che non finiremo mai di stupirci? E che dire delle candidature familiari, là dove lorsignori hanno candidato mogli, amanti, nipoti e figli pur di avere sempre voce in parola e la mangiatoria sempre a portata di mano? E che senso ha votare la Carfagna - specchietto per le allodole- visto che mai siederà in Consiglio Regionale? Per non dire dei tentativi, onesti ma solo di facciata, perché senza speranza di rimonta, dei due candidati alternativi al duo De Luca- Caldoro, Ferrero e Fico. Che senso ha votare questi due se non per voglia di contarsi e assicurare loro un posto in Consiglio Regionale? Solo per questo si mette a rischio la vittoria del Partito Democratico, unica alternativa seria all’armata brancaleone dei vari "difensori" della libertà e della democrazia, assoggettati all’egemonia berlusconiana? Non è più ora più che mai parlare di voto utile per far fronte comune all’arroganza di certi personaggi che ferisce la coscienza e offende la dignità della gente? Riflettiamoci, dunque. Il momento elettorale che stiamo vivendo segnerà la storia del Paese sulla via della democrazia o sulla sua alternativa. Ci sono ancora margini di speranza da tenere in conto e c’è da praticare quello che talvolta abbiamo già indicato, come la convinzione di potercela fare. Sì,ce la possiamo fare, e questa volta ce la dobbiamo fare, perchè forse è l’ultima occasione che ci viene data come possibilità reale, non mistificata da riforme e da innovazioni che albeggiano già all’orizzonte, come colpi di coda di un potere morente, che sta consumando i suoi giorni nel disgusto e nella sofferenza delle persone perbene. A queste facciano appello. Che nessun voto vada perduto. Se si vota De Luca si vota il futuro e si tracciano sentieri sicuri per liberarci dalla pania avvelenata in cui ci siamo invischiati. A cominciare dalla nostra Regione, per ridare senso alla cittadinanza della democrazia, sciaguratamente lacerata, e alle ragioni della speranza che sole possono garantire la rinascita virtuosa del Paese. 25/03/2010 |