La Voce del Quartiere

CADE O NON CADE IL CAVALIERE?

di Luigi Antonio Gambuti

Dalla lavanderia televisiva che lava a tutto spiano per ripulire quei residui germi di libertà di pensiero sopravvissuti nella discarica culturale del Paese, una domanda viene sempre più sollecitata per la sua stravolgente attualità. Cade o non cade il Cavaliere?

Si può dare una risposta plausibile a tale provocatorio interrogativo?

Ci sono difficoltà non semplici e per tutta una serie di ragioni.

Primo, perché le questioni che lo motivano sono tante e di diversa natura;secondo, perché il personaggio è imprevedibile e spregiudicato e spende di tutto per restare a galla; terzo, perché non si vede all’orizzonte alternativa concreta che possa sostituirlo,visto come si comportano coloro i quali dovrebbero prenderne il posto.

Ce ne sarebbero altre di ragioni da mettere in campo, ma fermiamoci qui.

La prima, che investe il personaggio sotto i molteplici aspetti della sua personalità,è quella che racchiude il senso di tutte le altre e merita una risposta più articolata.

Nella genialità del soggetto si racchiudono tutte le prerogative di un uomo di successo che ha saputo esprimere le sue qualità al punto tale da diventare un dominus in tutti gli ambiti di cui s’è occupato.

Ha avuto successo e ne ha goduto; si è sovraesposto pure e, come è naturale, per questa sua sovraesposizione , ha meritato e merita tuttora un’attenzione particolare da parte di chi gli è soggetto ma anche da parte di chi deve -per forza di legge-controllarne l’attività ed i comportamenti ad esse legati.

Da qui, allora, tentiamo la prima risposta.

Se gode delle sue ricchezze e della sua notorietà, ne è pienamente legittimato;se si lamenta (ed è ormai diventata una litania quotidiana insopportabile) di essere perseguitato dai "giudici comunisti" (al servizio della politica avversaria incapace di scalzarlo dallo scranno del potere) non merita di essere giustificato.

Se è attenzionato costantemente dalla magistratura una ragione ci deve pur essere,tuttavia.

E, allora, si pieghi alle esigenze di giustizia come un normale cittadino e dia a tutti la possibilità di apprezzarne l’onestà, la rettitudine e la tanto declamata partecipazione ai problemi del Paese.

Non si affidi più ai suoi avvocati deputati, non li sguinzagli più ad arzigogolare per leggi e leggine per trarlo fuori dai guai in cui si è cacciato e alzi la testa,più che il petto,per guardare diritto e chiaro negli occhi della gente.

Si lasci processare,ora che il tempo si è compiuto. E dica, se ancora crede di esser ascoltato, visto il dirupo nel quale stanno rotolando, dica ai suoi inverecondi sicofanti di tenere profili e facce di più civile livello e di non offendere persone,istituzioni e cittadini, nella disperata difesa delle sue posizioni. E ci risparmi, se le è ancora possibile, le squallide bordate sparate dai suoi giullari e trombettieri, impegnati a dettare una morale particolare, ad attaccare per vincere la partita,considerato che stare in difesa sarebbe stata la fine di tutta la storia.

La sua storia e quella di numerosissimi filistei che scomparirebbero dalla scena trascinati nella polvere dalla sua caduta. E faccia un passo indietro.

Che ci vuole se non un poco di coraggio e di onestà intellettuale per uscire fuori dal guado e ripresentarsi nuovo (visto che vuole continuare), con parole nuove in un contesto rinnovato, nel quale gli attuali rapporti avvelenati siano sostituiti da un patto sociale che rispetti la libertà,l’onore e la dignità di ogni cittadino?

Ridia fiducia e rispetto all’universo femminile visto che, intrecciato nelle sue vicende personali, ne è uscito parecchio danneggiato. Avranno buoni motivi per manifestare la loro ribellione - di cui sia certo nessuno deve vergognarsi - le centinaia di migliaia di persone scese in piazza in tutta Italia?

La gente, quella forza che tanto viene invocata a sostegno della sua fortuna, potrebbe non essere più disponibile ad assistere alle porcherie quotidiane delle televisioni da lei controllate, invase dai mutandoni di Ferrara, dai sette anni di castità della Ventura, dalle angosce di Corona, dall’ Isola dei Famosi, dalle oscenità del Grande Fratello sino alle sciagurate performances pomeridiane.

E una domanda, ancora. E’ possibile che si possa trascorrere mesi e mesi di legislatura senza fare leggi, mesi e mesi di governo senza governare, mesi e mesi di provvedimenti(?) senza ottenere risultati? Un paese ingessato dal conflitto di interessi - di molti e non solo del Capo - una comunità ingombrata quotidianamente di storie e faccende di poco e discutibile conto, potranno mai sopravvivere alle loro miserie culturali se non avranno, prima che sia troppo tardi, il coraggio di dire basta e camminare passi nuovi per attingere a nuovi e più puliti e condivisibili obiettivi?

Hanno cominciato le donne a dire basta, come a richiamare l’altra metà del cielo a risvegliarsi, a riacquistare la dignità perduta per via di quella cricca di svergognati che hanno mortificato e svilito ogni valore che fa di un individuo persona.

E, per finire, la questione più rilevante dal punto di vista politico.

Chi rappresenta l’alternativa al Cavaliere, e per che cosa?

Sul chi, siamo terribilmente scoperti.

A fronte di una conduzione politica (?) fondata tutta sul pragmatismo esasperato, su iniziative tutte rapportate a faccende che riguardano interessi particolari e personali di chi gestisce il potere, non si intravede una forza tale che possa rappresentare un’alternativa possibile.

Mentre là si organizzano cose , qui si discutono parole; lì si rincorrono i fatti, qui ci si accapiglia tra teodem e teocon, tra vecchi da rottamare e nuovi da valorizzare, il tutto annebbiato dai residui ideologici che ancora infestano le contrade dell’opposizione.

E questo capita al centro come in periferia.

A Roma, tra i tanti galli a cantare non se ne trova uno che possa cantare il chicchirichì dell’alba nuova che dovrebbe dare avvio ad una società nuova con nuovi e più normali rapporti sociali.

Tanti reclamano una personalità terza che possa mettere tutti d’accordo e guidare la cordata per la rinascenza della politica e da essa una nuova attenzione alla realtà del Paese ed ai problemi che ne complicano la storia.

A Napoli, e qui più vicino a noi, capitano le stesse cose.

Le forze politiche che dovrebbero contrastare il potere delle coalizioni del centrodestra sono tutte alle prese con problemi di equilibrio e di rappresentatività, non riuscendo per ora a puntare su una personalità tale da mettere tutti d’accordo e rappresentare dignitosamente, coerentemente e onestamente gli interessi concreti della popolazione sempre più sbandata e disillusa, indotta a subire le inefficienze e le malefatte di tante amministrazioni.

Non può passare inosservata la realtà che sta profilandosi in provincia dove tante amministrazioni di centrodestra ,sostenute da maggioranze consiliari consolidate, hanno chiuso bottega e tante altre stanno per farlo, una volta che hanno consumato gli ultimi tentativi di compravendita di voto (Roma docet!) per restare a galla e continuare a governare.

Si fa per dire. Di fronte a queste realtà, centrali e periferiche, è necessario raccogliere le forze sane del Paese, le forze sane delle comunità locali, per dare una svolta definitiva a questa parentesi tragicomica , più tragica che comica, purtroppo, prima che sia troppo tardi e si presenti l’uomo nuovo, non quello rosseauiano di cui prima accennavamo, ma quello che fatalmente la storia già ci ha consegnato.

21/02/2011