La Voce del Quartiere

BENE, SIA COERENTE CAVALIERE

di
 Luigi Antonio Gambuti

Se persino l’ineffabile Casini, impegnato a costruire il partito della Nazione in quel di Todi, ha dovuto invitare Berlusconi a passare ai fatti cassettizzando le parole; se persino Berlusconi, a sua volta, ha bussato alla porta di Casini per rafforzare la spinta del governo, vuol dire che il corpo mistico dell’ Unto del Signore mostra le ferite e cerca sollievo e cirenei per sostenere il peso della croce.

Se, d’altra parte, il Bossi taglia corto, facendo "come nella favola della volpe e l’uva", su qualsiasi progetto di allargamento del cerchio del potere, respingendo ogni mano d’aiuto da parte dei centristi perché Casini è come Fini ed è meglio tenersi alla larga dai democristiani ; se il redivivo Franceschini, alla fronda con Bersani, fa proposte oscene ipotizzando un governo d’emergenza senza il Cavaliere, tutto ciò vuol dire che qualcosa s’è rotto nel giocattolo virtuale del tutto va bene madama la marchesa e che, finalmente ad occhi aperti e con i piedi a terra, si può ricominciare a fare politica in questo Paese: quella forma suprema di carità reale che si fa carico dei problemi dei singoli e della collettività, che sente il servizio come funzione precipua dell’ assunzione del potere su delega dei cittadini-elettori.

Non che questi siano segnali positivi d’un risveglio etico-morale.

Ma tant’è, se questo ci passa il convento, è meglio questo che niente, pur di veder messo in discussione il sistema ingessato del potere, così come si è configurato in queste ultime vicende elettorali.

Tanti e vari sono i rumors che vengono fuori dalla pancia del Paese in queste ore.

Ad ascoltarli tutti si resta frastornati per la babele delle voci; ancor più preoccupati per le sorti della gente, vista l’imperizia degli operatori, stante la gravità della crisi finanziaria che chiamerà tutti (o quasi tutti) a sacrifici e privazioni.

Un dato, comunque, ci piace estrapolare tra i tanti che s’annidano nel groviglio di notizie che ci hanno incatenato alla cronaca politica recente.

La presa di coscienza del capo del governo della gravità della situazione che s’è creata nelle casse dello Stato e ancor più la consapevolezza, pubblicamente riconosciuta e dichiarata come capo-coalizione del più grande partito del Paese, che nei territori vive e prospera una casta di politici, irriducibilmente disonesti ed impuniti.

Finalmente un giorno si è svegliato il Cavaliere e si è accorto, bontà sua, che non tutti sono immacolati e vittime di giudici comunisti e politicamente manovrati. E, nel risveglio, ha predicato l’omelia dell’onestà, saettando linee dure per i peccatori e tagli e pene per tutti coloro che si sono sporcate le mani.

Non più per il partito, come si faceva una volta, a dire di alcuni, per la vecchia tangentopoli, ma per affari personali o per comari, parenti e sodali.

Una cosa straordinaria, straordinariamente innovativa nell’universo berlusconiano, quanto tragicamente dirompente e devastante per la ricaduta che avrà nell’affollato cortile dei discepoli furbescamente attrezzati a praticare ladrocini e varie ruberie.

Allarmato dalla marea di fango che gli ha lambito le vesti, il Cavaliere ha detto basta a corrotti e corruttori e ha promesso di negare immunità per chi ha rubato perché non si può più assolutamente tollerare ciò che sta venendo fuori in queste ore per cui "chi si appropria per se stesso deve essere ripudiato completamente e non deve più avvicinarsi alla politica."

Parole sacrosante, edificatorie, semanticamente devastanti, se dette da colui il quale più degli altri dovrebbe fare abluzioni e penitenze prima di sputare sentenze in questo sempre fertile settore delle miserie umane.

Che cosa aspettarsi, allora?

Quali le conseguenze immediate per questa inaspettata presa di posizione del signore?

Vedremo mai costui, in primis e questa volta inter pares, prestarsi alle esigenze della verità e darsi in mano alla giustizia per scontare, là dove dovesse essere riconosciuto peccatore, le pene relative al peccato commesso?

Se così fosse, ben venga la lunga fila dei sodali e dei famigli davanti al confessore per confessare colpe e scontare penitenze secondo gravità e recidive.

Riusciremo un giorno a salutare questa svolta storica nei comportamenti dei nostri politici, amministratori, funzionari, dirigenti, imprenditori, faccendieri e via dicendo, visto che nessuno o quasi può ritenersi fuori dalla scala della corruzione e del malaffare eletti a sistema in questo amenissimo Paese?

Si potrà mai essere testimoni e fors’anche protagonisti di dignità e di coerenza su questi aspetti rilevanti della storia delle nostre comunità locali e nazionali, per dare senso al futuro e orizzonti di sviluppo per le giovani generazioni?

A noi non resta che salutare con soddisfatta sorpresa la presa di coscienza del nostro Cavaliere e non aspettiamo altro che di registrare gli effetti di questa sua nuova visione dell’esercizio politico.

Si disponga a farsi giudicare (lui che oggi ha giudicato!) e se ha sbagliato, ne paghi le conseguenze; sciolga - ne ha i numeri - i vincoli dell’ immunità per i suoi sodali colti con le mani nel sacco.

Torni ad essere un cittadino come gli altri, onorando i valori della Costituzione e lo richieda anche per i suoi nominati al Parlamento.

Di casi concreti ne ha tanti fra le mani in questi giorni, sia al centro che nelle periferie del Paese.

Si guardi attorno e onori la giustizia e dia valore a quanto detto di recente.

Agisca da statista, visto che ne ha capito la strada, se vuole dignitosamente passare alla Storia.


24/05/2010