La Voce del Quartiere
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All’opera, mio Prodi! di Ad una settimana dal voto ci sentiamo legittimati ad esprimere il nostro parere come cittadini e come elettori. Cittadini che sono e saranno destinatari delle scelte di lorsignori, anacronisticamente onorevoli; elettori che reclamano di vedere speso bene il loro voto, in coerenza con le promesse programmatiche della coalizione votata. A bocce ferme il risultato uscito dalle urne indica alcune condizioni senza le quali niente si può realizzare per affrontare e risolvere i problemi del paese. Primo, ritrovare e rinforzare il senso di disciplina che, momento regolativo di ogni comportamento umano, dovrebbe informare di sé ogni processo, azione o decisione dell’uomo di governo; secondo, garantita la disciplina, coerentemente a questa, assumersi le proprie responsabilità e caricarsi degli oneri che ne derivano per essere, gratuitamente, a servizio della comunità; terzo, perseguire il bene comune come obiettivo prioritario se non unico, del proprio mandato politico. Sembrano cose scontate, queste, si potrebbe obiettare; non lo sono poi tanto se ci guardiamo attorno, dove lo sbigottimento per quanto accade sulla scena della politica è pari all’indignazione per le cose che si ascoltano, e tutti e due, sbigottimento e rassegnazione, fanno tutt’uno con la preoccupazione per le nostre sorti future. Stanno ritornando nel lessico politico contemporaneo parole e locuzioni come compromesso storico, inciucio, grande abbuffata, o grande koalition, governissimo, governo balneare, governo istituzionale e via dicendo. Stanno tornando sul tavolo di gioco, senza alcun pudore, rivendicazioni di stampo antico, ricatti e minacce, dall’una e dall’altra parte, come se amministrare la cosa pubblica fosse soltanto una questione di potere personale, fondato sul numero di seggiole da occupare e di privilegi personali da stivare nel carniere. Se tutti predicano di avere lo stesso obiettivo, il bene della famiglia come valore indissolubile - anche se di famiglia ne hanno più di una- ; di perseguire l’uguaglianza delle opportunità come base portante del sistema democratico e, "opportunamente", hanno sistemato parenti stretti e sodali alla Camera e al Senato; di controllare la spesa pubblica direttamente e, privata, indirettamente, e fanno il contrario mancando di intervenire perché cointeressati nelle nicchie del settore; se tutti si smanicano per il bene comune, perché, allora, litigano e si ricattano, si ingiuriano e si minacciano, tenendo il paese in crisi permanente di sicurezza, di stabilità e di chiarezza di prospettive? E’ tanto difficile rispondere a questi interrogativi? E allora. Chi ha vinto le elezioni si dia da fare e subito, per affrontare le emergenze economiche e sociali che affliggono il Paese. Al cittadino elettore non interessa più di tanto sapere chi siede di qua o di là, più in basso o più in alto sugli scranni del potere; ai cittadini elettori interessa che si faccia subito qualsiasi cosa per rassicurarli sulle condizioni del domani in merito alla sicurezza personale, alle risposte in termini di occupazione - stabile, signori, se possibile!- , in ordine alla formazione –istruzione di una scuola seria non più disturbata e offesa da manovratori incapaci o incompetenti; in ordine ad una sanità che "sani" e che non sia soltanto campo di gestione per affaristi d’ogni specie e via dicendo. A chi ha perso le elezioni va raccomandato, se solo si dispone, bontà sua, ad ascoltarci, di svolgere responsabilmente il fantastico ruolo dell’opposizione, solo e soltanto tenendo di mira gli interessi della gente e non soltanto e solamente gli interessi propri. E di accettare il responso delle urne, da adulto e non diversamente, per chiudere finalmente il teatrino inverecondo che ci ha dilettato in questi ultimi giorni. E’ lapalissiano tutto questo? Forse lo è e in tanti lo hanno detto e scritto. Ma non basta mai ripeterlo. Anche perché si è di nuovo in campagna elettorale per le amministrative e già si è testimoni di inciuci, ricatti e assurde e stonate rivendicazioni. E’ mai possibile che certi "onorevoli" giochino così sfacciatamente col patrimonio di consensi che i cittadini elettori hanno loro affidato nel chiuso delle urne? E’ mai possibile che i voti ricevuti vengano posti sulla bilancia delle rivendicazioni per far tornare a favore proprio, o dei propri accoliti, il peso dei posti di comando e delle prebende da assegnare per gestire la cosa pubblica? Perché il nostro voto deve diventare merce di scambio? E’ Pasqua, cari lettori, e finiamola qui. Il calvario, per adesso, è finito e le lamentazioni da mater dolorosa sono fuori luogo. Godiamoci questa festa di pace e di perdono in gioia e letizia e rimandiamo al domani le cose tristi della vita. Auguri, auguri, auguri.
16 /04/ 2006
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