La Voce del Quartiere

Al voto, al voto!

di
Luigi Antonio Gambuti

E’finita. Il megashow elettorale che per mesi ci ha tormentato è giunto al sipario finale, riportando la calma nelle case degli italiani. Ci hanno imbonito, trattati come ricettori passivi di segnali accuratamente se non perversamente predisposti al fine di convincerci sulla bontà delle loro proposte. Ci hanno blandito con promesse e rassicurazioni di ogni tipo.

Ci hanno offeso, ci hanno fatto sentire pedine di una scacchiera a noi estranea, dove hanno giocato a farsi male, a procurarsi il bene, utilizzando noi, il nostro voto, come arma, l’uno a discapito dell’ altro. A danno di tutti.

Oggi siamo in pausa di riflessione. Finalmente il silenzio, il bavaglio per tutti, che consente di guardarci dentro, di ripensare alla nostra condizione di persone, di cittadini, di elettori. Senza le risonanze mediatiche con cui hanno tentato di accaparrarsi il nostro consenso, lasciando, ahinoi, lo spazio alle consuete, rituali visite elisabettiane dell’ultima ora.

Noi, il nostro giornale, siamo stati in silenzio. Non siamo entrati nell’agorà dello scontro cartaceo-audio-televisivo, nella premurosa convinzione che i nostri lettori, tutti, nessuno escluso, meritino rispetto, assoluto rispetto per le loro inclinazioni politiche, per i loro orientamenti e per le loro capacità di discernere al fine di andare alle urne con chiarezza di scelta e determinazione di voto.

E sì che abbiamo convinzioni, e sì che abbiamo orientamenti, e sì che abbiamo capacità critiche!

Nessun qualunquismo, quindi, solo attenta rigorosa distanza dall’intenzione, anche solo dall’ intenzione, di orientare, "convincere" gli elettori verso l’uno o l’altro schieramento.

E’ finita, dunque, la campagna elettorale, questa campagna elettorale variamente definita, quanto intensamente, emotivamente più di sempre vissuta.

Ci rileggeremo la prossima settimana a giochi ormai fatti, per ragionare del futuro del paese a seguito del responso delle urne.

Comunque vadano le cose avremo un domani difficile, fortemente connotato da conflittualità e da incertezze, da tranelli e da sgambetti, un domani incanalato su binari traballanti, là dove i vagoni che portano i fardelli dei nostri destini saranno sottoposti a rischio di deragliamento ad ogni sollecitazione.

Non è pessimismo gratuito il nostro; non è, d’altro canto, ripudiare il rituale ottimismo della volontà; è, a nostro avviso, il senso di realismo che bisogna praticare per uscirne indenni e ricostruire, giorno dopo giorno, il tasso di democrazia nel nostro paese.

 

8/4/2006