La Voce del Quartiere
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ANTONIO BERTE’, L’ULTIMO CANTORE di Un omino con le gambe larghe e la schiena curva si trascina voltandoci le spalle su per la china scoscesa o per impossibili zolle per colori e forme, come piattaforme vaganti nei cieli di turchese, tagliati da lame d’un blu acido e secco, a tratti bruciato dal rossofuoco di pennellate sode, mai benedette dalla carezza del cuore. I suggestivi ed originalissimi calvari; le macerie solenni degli antichi fasti imperiali; le barche dalle vele sfilacciate, talvolta, immote in un mare di biacca con fantasmi tralucenti immersi in orizzonti placentari; gli scenari d’una tenerezza da lagrime delle casette arrampicate su per le colline con gli immancabili gabbiani; una piazza Plebiscito tracciata sotto un mantello di fuoco (ah!come mi redarguì quando mi azzardai a chiedere ragione di quel colore!) costituiscono la cifra artistica più disvelante d’una scommessa di vita spesa e giocata tra sogni e risvegli, tra speranze e delusioni. L’ omino s’è fermato e il poetapittore della luce s’è dileguato, avvolto nei misteri della sua gelosa oniricità. Non altro per non appesantire la sobria eleganza di un personaggio attento e riservato, dai tratti improvvisi di bambino. Ci vorrebbe il suo pennello per dire magistralmente le parole che le nostre mani stentano a vergare. Addio, Antonio, un Bertè che ci fu fortunatamente Amico, un Artista schivo e gentile che dai sogni e dalla luce raccoglieva i fili per raccontare la vita.
info@lavocedelquartiere.it 21/07/2009
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